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martedì 24 maggio 2016

Attualità giovedì 25 dicembre 2014 ore 08:45

Pisa 1944, quando arrivò il primo albero di Natale

Soldati americani nel 1944 in piazza dei Miracoli

Fra luci e cioccolata, in un'intera provincia colpita dalla guerra, Clara Bonomi racconta l'arrivo di quest'usanza portata dai soldati americani

PISA — Era tempo di guerra e di fame, quando con luccichii, musica e lanci di “cioccolatose elemosine”, dagli Stati Uniti d’America arrivò in Italia la moda dell’albero di Natale. Così, a 70 anni esatti da questo episodio, ecco il racconto di Clara Bonomi contenuto anche nel suo libro intitolato La mia verde età:

"Il giorno di Natale del 1944, mentre ero con Sandra e Francesco nella piazza davanti alla loro abitazione, qualcuno ci disse che nell’attigua via San Zeno, dove in una villa si era stabilito il Comando Americano, davano una gran festa e avevano addobbato un grosso abete con tante luci. Incuriositi, ci recammo a verificare se la notizia era vera: il cancello della villa, spalancato per accogliere gli invitati, mostrava l’interno del giardino. In una grande aiuola centrale, un gigantesco cedro del Libano era costellato da lampadine di colori diversi, che si accendevano e spegnevano a fasi intermittenti: era il primo albero di Natale che vedevo.

Dai saloni illuminati dalla luce elettrica proveniva la musica di un’orchestra. I balli lenti si alternavano a sfrenati boogie woogie, una danza lanciata proprio dalle truppe americane e che di lì a poco sarebbe diventata molto popolare anche da noi.

Diversi ufficiali statunitensi arrivavano in macchine di grossa cilindrata, sottobraccio con ausiliarie dell’esercito americano o con alcune “segnorine” italiane, loro accompagnatrici. Molte donne indossavano abiti da sera e stole di pelliccia che, in quel periodo di tristezza e miseria, destavano la nostra curiosità.

Noi ragazzi ci inoltrammo nel giardino per ammirare meglio quell’albero che aveva suscitato la nostra meraviglia. A un tratto, dal balcone del salone, si affacciarono alcuni partecipanti alla festa che, in uno “slancio di generosità”, cominciarono a gettare tavolette di cioccolata. Noi ci precipitammo a raccogliere quel regalo inaspettato. Io, svelta, mi riempii le tasche e, senza assaggiarne alcuna, corsi a casa trafelata.

Mamma, con tristezza, a pranzo si era rammaricata di non essere riuscita a procurarci nemmeno un dolcetto per quella festa così solenne. Così, con le guance arrossate per il freddo e l’emozione della sorpresa che avrei fatto ai miei familiari, procurando cioccolata per tutti, entrai in casa gridando felice: ”Mamma, guarda cosa ho portato!”. Misi le mani in tasca ma non trovai altro che una piccola tavoletta. Solo questa, infatti, era rimasta impigliata in un angolino, mentre tutte le altre erano cadute per la strada, dalle tasche bucate del mio povero cappotto. La delusione fu così grande, che mi vennero le lacrime agli occhi...".

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