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venerdì 30 settembre 2016

ECONOMIA E TERRITORIO, DA GLOBALE A LOCALE — il Blog di Daniele Salvadori

Daniele Salvadori

DANIELE SALVADORI - Direttore Generale BPLaj, classe 1957, vive a Lajatico da sempre. All'età di 21 anni inizia a lavorare alla Banca Popolare di Lajatico della quale assume l'incarico di Direttore Generale nel 1999. Appassionato di storia e cultura locale, si occupa anche di economia sostenibile, finanza etica e temi di educazione finanziaria. Ama viaggiare e il suo motto è quello della banca che dirige:"PENSARE GLOBALE - AGIRE LOCALE".

​Perché le banche (NON) prestano il denaro

di Daniele Salvadori - lunedì 20 luglio 2015 ore 06:00

Negli ultimi anni si è sviluppato un forte dibattito riguardo alla ritrosia delle banche a concedere prestiti.

Il fenomeno si è accentuato a causa della crisi finanziaria in atto dal 2008 e della conseguente recessione economica.

Fare credito, oltre ad essere il "mestiere" principale della banca, è sempre stata anche la maggiore fonte di reddito. Ciò significa che normalmente la banca ha vantaggio a fare prestiti.

Il fenomeno della stretta creditizia può essere legato a quattro motivi principali.
CARENZA DI LIQUIDITÀ
cioè le banche non hanno a disposizione denaro da prestare sia perché ne hanno già prestato molto sia perché le fonti di raccolta (risparmio privato) scarseggiano.
All'inizio della crisi questo elemento fu determinante, poi intervenne BCE con fortissime immissioni di liquidità sul sistema rendendo l'argomento non più rilevante.
INADEGUATEZZA DEL PATRIMONIO DELLA BANCA
Le regole europee obbligano le banche ad avere un patrimonio proprio tanto più elevato quanto e più elevata la rischiosità dei loro attivi (stabilità del sistema). Ciò significa che per incrementare i crediti verso la clientela occorre avere un patrimonio adeguato oppure si rende necessario aumentarlo.
Le banche italiane mediamente hanno patrimoni adeguati e quelle"sistemiche", cioè le più grandi, negli ultimi anni hanno provveduto ad effettuare importanti aumenti di capitale.
Quindi, anche questo elemento, ad oggi, non incide sull'erogazione di maggiori prestiti.
LA DOMANDA È SCARSA
La già citata crisi ha molto ridotto la richiesta di nuovo credito sia per investimenti che per sostenere un ciclo produttivo in aumento, oppure per finanziare l'acquisto di beni e servizi delle famiglie (consumi).
Le principali richieste dei soggetti debitori della banche in questi anni hanno riguardato le rinegoziazioni di prestiti già erogati al fine di renderli più sostenibili.

L'argomento principe rimane
IL MERITO CREDITIZIO
cioè la capacità del debitore di rimborsare un prestito.
Di fatto il motivo principale per cui le banche non erogano credito è perché hanno timore di non essere rimborsate.
Negli ultimi cinque anni i crediti in contenzioso hanno raggiunto livelli elevatissimi. Per esempio la percentuale dei prestiti di difficile realizzo è salita a livello nazionale sopra il 10%, ed in Toscana si supera il 14%. Ciò significa che, da noi, ogni 100 euro prestati, 14 non saranno rimborsati.

In tale situazione si è accentuata la differenza di comportamento tra banche di livello nazionale e banche di territorio.
Le prime hanno preferito spostare l'attività prevalente verso la "finanza" che ha assicurato più importanti ritorni economici.
Le seconde hanno continuato la loro attività rivolta all'economia reale facendo attenzione a sostenere i meritevoli in difficoltà basandosi su una valutazione del "merito creditizio" supportata dalla maggior vicinanza e conoscenza delle imprese del territorio.

È evidente che solo una riallocazione della liquidità di sistema sul tessuto produttivo da parte delle maggiori banche sistemiche può cambiare la situazione nazionale.

Prima di tutto occorrono però politiche fiscali che incentivino gli investimenti ed un evidente snellimento delle attività burocratiche.

Le banche hanno delle colpe evidenti ma occorrono attività congiunte con il governo e le associazioni degli imprenditori per assecondare la ripresa.

Daniele Salvadori

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