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LA STORIA SIAMO NOI — il Blog di Mario Mannucci

Mario Mannucci

MARIO MANNUCCI - Giornalista e scrittore storico, racconta di Pontedera e della Valdera dai tempi antichi ai giorni nostri con un linguaggio comprensibile a tutti evidenziando "segreti", personaggi e storie che hanno caratterizzato il territorio

​Bocciato in casa, poi presidente della Repubblica

di Mario Mannucci - sabato 14 novembre 2015 ore 16:00

Giovanni Gronchi

Nella vita, in questo caso di un politico, può capitare d'esser bocciato alle elezioni per consigliere comunale della tua cittadina e mezzo secolo dopo esser eletto presidente della Repubblica. Chi sa quante volte se lo sarà detto fra sé il pontederese Giovanni Gronchi che nel 1910 non riuscì a entrare a Palazzo Stefanelli e nel 1953 salì invece sul Colle più alto d'Italia.

Il convegno davvero di alto livello, docenti universitari, ricercatori e studiosi in vario campo, svoltosi venerdì e sabato fra l'auditorium del museo Piaggio e la nuova biblioteca a lui intitolata, è un altro passo avanti nel rilancio storico-politico di Gronchi. Rilancio che a Pontedera viene da lontano perché da decenni sono attivi in città un centro di studi e un premio letterario a lui dedicati, perché due presidente della repubblica, Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga sono venuti a Pontedera per onorare il loro predecessore, e così via. Nel convegno si è parlato soprattutto della innovativa politica estera di Gronchi, il primo presidente democristiano votato anche dai comunisti, mentre Roberto Boldrini ha svelato le attività commerciali e industriali da lui svolte durante il fascismo, quando non fece politica.

Ma il rapporto fra Gronchi e la sua città - dove una lapide ricorda la sua casa natale all'inizio di via I° maggio mentre la targa 'Villaggio Gronchi' sulla prima casa popolare di viale Italia non è entrata quasi per niente nella toponomastica sia ufficiale che popolare di Pontedera - è corredato anche di qualche contrasto. Che parte, qui si entra nella storia di oltre un secolo fa, dalla bocciatura per diventare consigliere comunale. Bocciatura - 161 voti non bastarono - che alla luce del senno del poi potrebbe esser definita clamorosa ma che non lo fu perché i primi cattolici cominciavano proprio allora ad affacciarsi alla politica nonostante fosse ancora ufficialmente in vigore il 'non expedit', il divieto papale di partecipare né come elettore né come eletto alla vita politico amministrativa dell'Italia che nel '70 aveva conquistato Roma con i bersaglieri che irruppero attraverso la breccia di Porta Pia. 

Anche con la candidatura per Palazzo Stefanelli il professorino pontederese si dimostrò dunque innovatore e deciso di carattere. Come quando, facciamo due esempi fra i tanti, si arruolò volontario alla Grande Guerra nonostante che il movimento cattolico ufficiale fosse contro l'entrata italiana nel conflitto, e quando, da presidente della Repubblica, volle andare in visita a Mosca nonostante la guerra fredda in atto con lo schieramento occidentale. Visita di cui gli americani si preoccuparono molto.Oltre alla bocciatura per diventar consigliere comunale, iniziale, il giovane Gronchi dovette affrontare le contestazioni e una zoccolata (a Fornacette) dei 'rossi' e un assalto socialista sulla salita di Castel Del Bosco mentre tornava da un comizio a Varramista.

Ma dopo la Grande Guerra venne il sottosegretariato nel primo governo Mussolini, governo cui parteciparono anche i Popolari cattolici, e nell'Italia repubblicana la presidenza della Camera e infine l'elezione al Quirinale. Che in un giorno di festa per Pontedera lo portò, sì, nell'aula consiliare di Palazzo Stefanelli, ma 'solo' come ospite d'onore.

Mario Mannucci

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