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lunedì 29 agosto 2016

LA STORIA SIAMO NOI — il Blog di Mario Mannucci

Mario Mannucci

MARIO MANNUCCI - Giornalista e scrittore storico, racconta di Pontedera e della Valdera dai tempi antichi ai giorni nostri con un linguaggio comprensibile a tutti evidenziando "segreti", personaggi e storie che hanno caratterizzato il territorio

​Il sindaco e l'ufficiale cavallerizzo ucciso

di Mario Mannucci - sabato 20 giugno 2015 ore 18:44

Il cimitero di Toiano

Savino Savini era nei campi con la famiglia, quel 6 giugno del 1944, l'estate nera del passaggio del fronte in Valdera e dintorni, quando, intorno alle 11 e mezzo, sentì risuonare alcuni colpi d'arma da fuoco. Erano i colpi che uccisero il sottotenente tedesco che da giorni cavalcava nella valle del Chiecina - tra Palaia, San Miniato e Montopoli, dove nella fattoria Casaccia si era istallato il suo battaglione - in groppa a un morellino di proprietà del fattore. Ma quel giorno il cavallo tornò da solo alla stalla. 

I colpi erano partiti dalla mitraglietta (ma il tipo d'arma non è sicuro) di uno dei giovani "renitenti o partigiani" - così li definisce Savino Savini nella sua testimonianza allo scrittore Enzo Cintelli - che frequentavano quel bosco. Fra loro c'era anche Enzo Paroli, rottigiano, perito agrario e giovane ex ufficiale dell'esercito italiano passato alla macchia dopo l'8 settembre del '43 e destinato a diventar sindaco comunista di Pontedera dal '53 al '59, per poi distaccarsi dal Pci e passare con i socialdemocratici del Psdi. (Il partito più inviso al Pci che lo considerava primo traditore dell'idea comunista). 

Enzo Paroli è morto il 18 maggio maggio scorso all'età di 94 anni, compianto da molti ex compagni, colleghi di lavoro nel campo agrario - come l'ex sindaco di Palaia e Terricciola, Ferdinando Guerini - e conoscenti. A ricordarlo e fissarlo nella storia locale come sindaco c'è soprattutto una foto che lo ritrae insieme a Giovanni Gronchi in visita nella sua Pontedera subito dopo l'elezione a Capo dello Stato. 

A bloccare la cavalcata del giovane ufficiale lungo il torrente Chiecina era stato proprio Enzo Paroli, già sfuggito a un rastrellamento tedesco sulle colline fra Palaia e Marti per un 'fortunato' episodio. Quando il gruppo rastrellato fu concentrato a Marti in attesa della destinazioni lavorativa - far lavorare i prigionieri e anche i civili a costruire fortificazioni, e simili, era una prassi tedesca, ma non solo tedesca - il paese fu bombardato dagli americani e Paroli approfittò del disorientamento generale per dileguarsi con una balzo e poi una fuga a rotto di collo verso la valle, nonostante una gamba ferita. Ma non fu Paroli a sparare all'ufficiale, furono altri del suo gruppo. Paroli aveva soltanto bloccato e bendato il cavallerizzo allo scopo di condurlo in un luogo sicuro dove sarebbe stato tenuto come prigioniero - così ha poi raccontato Paroli - se non fosse stato che due volte l'ufficiale tentò la fuga. E la seconda volta riuscì a entrare nel bosco dove trovò la morte. 

Di questi fatti sono piene le vicende e le storie di guerra. E non è neanche una rarità la paura che giustamente dilagò tra i contadini della zona per quell'uccisione e per quel cadavere lasciato nel bosco, dove i tedeschi avrebbero potuto trovarlo abbastanza facilmente con la quasi sicura ritorsione sulla gente del posto. Ma ci pensò una contadina coraggiosa, Elverina Fiaschi, che Savino Savini definisce 'vera eroina', a sotterrare quel corpo nella Chiecina. Ma anche la natura dette una mano ai contadini facendo arrivare un gran temporale che intralciò le ricerche dei tedeschi dopo l'arrivo in fattoria del cavallo senza cavaliere. Il risultato fu che la pericolosa questione finì senza fucilazioni con una romantica appendice. 

A guerra finita, e dopo che il cadavere dell'ufficiale era stato ritrovato e sepolto senza nome nel cimitero di Toiano, una ragazza italiana riuscì, chi sa come, a risalire alla tomba dove per diversi anni cominciò a portare fiori. Sembra che fosse la fidanzata del tedesco, che aveva evidentemente conosciuto nei mesi precedenti quando il fronte era più a sud. Di questi fiori e della ragazza che li portava erano a conoscenza molti palaiesi e gente della zona, mentre il cadavere venne successivamente definitivamente traslato, anche in questo caso senza nome sulla tomba, in un cimitero tedesco sugli Appennini, accanto a migliaia di altri soldati. 

Enzo Paroli non si è mai gloriato o vantato di quella vicenda, giustificandola soltanto - e con ragione - che in guerra succedono anche queste cose ma chiaramente 'contento', così riferiscono gli amici, di non esser stato lui a sparare.

Mario Mannucci

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