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giovedì 25 agosto 2016

LA STORIA SIAMO NOI — il Blog di Mario Mannucci

Mario Mannucci

MARIO MANNUCCI - Giornalista e scrittore storico, racconta di Pontedera e della Valdera dai tempi antichi ai giorni nostri con un linguaggio comprensibile a tutti evidenziando "segreti", personaggi e storie che hanno caratterizzato il territorio

​Napoleone e Montecastello,conquistatore o tiranno

di Mario Mannucci - domenica 19 aprile 2015 ore 18:40

"Ogni comunità che si permetterà di formare attruppamenti, sedizioni, sarà riguardata come ribelle. Le comunità che avranno suonato le campane a martello resistenza saranno saccheggiate e bruciate. Se non renderanno le armi o che porteranno la coccarda nemica saranno fucilati...i Nobili e i Preti risponderanno sulla loro testa... i curati e i preti saranno obbligati di andare innanzi agli insurgenti per farli rientrare nell'ordine, quelli che non lo faranno saranno riguardati come capi e puniti come tali".

E' un avviso tedesco-nazista anti partigiani della seconda guerra mondiale? No, no, come dimostrano subito, perlomeno a chi si intende un po' di lingua, alcuni termini, tipo 'insurgenti' non più in uso nel '900. E' un proclama franco-napoleonico e si apre con la testata "Liberté, Egalité" (manca, chi sa perché, Fraternitè) Quartier Generale di Firenze. 16 Fiorile, Anno 7° della Rivoluzione Francese". 

In omaggio alla primavera, Fiorile era stato chiamato l' ottavo mese dell'anno nel calendario rivoluzionario, corrispondente al periodo del calendario gregoriano, poi ripristinato e tuttora in vigore, che partendo dall'ultima decade di aprile arrivava all'ultima di maggio. E l'anno 7° della Repubblica Francese era il 1796, anno della prima calata in Italia di Napoleone Bonaparte, non ancora re né imperatore ma già grande generale. 

Da Firenze l'editto arrivò a Pontedera, anzi al 'Tribunale di Pontedera' retto dal generale Gaultier, e da lì fu diramato a tutti i parroci del circondario - proprio cosi, avete capito bene: i parroci - per essere letto e spiegato dall'altare, visto che a fine '700 il 95% del popolo non sperava leggere mentre i parroci erano i veri, in quanto unici, comunicatori di notizie. Toccò leggerlo anche al pievano di Montecastello - già frazione di Pontedera, su decisione seicentesca del Granduca di Toscana, dopo esser stato fino dal Mille un comune autonomo stretto intorno al suo castello munito di pieve tutta dedicata a Santa Lucia - del quale conosciamo anche il nome: Baccio Fei. Ma non solo quel proclama toccò di leggere dall'altare a don Fei. Gliene arrivano anche altri in cui si diceva che anche i popolani montecastellesi dovevano girare con la coccarda-francese-tricolore-rivoluzionaria in bella vista sul petto, dovevano innalzare l'albero della libertà, e così via. 

Insomma: molto spesso i conquistatori si confondono con i liberatori, e viceversa, e la storia è piena di proclami, ordini, intimazioni - e purtroppo punizioni, fino alle stragi, per chi non rispetta - di questi tipo. Mentre nei confronti di Napoleone, erede della già sanguinaria rivoluzione francese e che mise a ferro e fuoco l'Europa per quasi vent'anni all'insegna della libertè, egalitè e fraternité, neanche Alessandro Manzoni si sentì di dare un giudizio definitivo, tanto che si rifugiò nel famoso verso "Fu vera gloria?, Ai posteri l'ardua sentenza". Ma i posteri, che siamo noi, hanno poi sentenziato in modo chiaro? No.

Mario Mannucci

PS: Per questa vicenda che partendo da Parigi arriva a Montecastello passando per Firenze e Pontedera bisogna ringraziare il compianto Luigi Gorini, montecastellese innamorato del suo glorioso paese, che studiando soprattutto gli archivi della pievania di Santa Lucia scrisse nel 2002 un libro-capolavoro ricostruendo quasi un millennio di storia castellana ('Montecastello, Storia, Cronaca, Leggenda') ahimè non più in vendita..

Mario Mannucci

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