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mercoledì 24 agosto 2016

LEGGERE — il Blog di Roberto Cerri

Roberto Cerri

ROBERTO CERRI - Spunti ed opinioni del Direttore della Biblioteca Gronchi di Pontedera su libri, lettura, biblioteche, educazione permanente e su come tutte queste cose costituiscano una faccia importante dello sviluppo delle comunità.

​Il destino della memoria storica del nostro Paese

di Roberto Cerri - venerdì 29 maggio 2015 ore 08:38

La parte più rilevante della memoria scritta della nazione italiana è conservata in circa 110 archivi di stato. Più o meno uno per provincia. Gli archivisti addetti a questi istituti sono ad oggi, sulla carta, circa 600. Quindi una media inferiore a 6 addetti per ciascun istituto. Tra questi istituti ci sono gli archivi di stato di Milano, Roma, Torino, Napoli, Firenze e di altre città e capoluoghi di provincia e in alcuni casi di regione, e quindi non proprio di piccole dimensioni. Gli archivisti in salute e che possono lavorare forse sono 5 per istituto e di questi 4 hanno più di 60 anni. Da questa fotografia impietosa ma realistica si ricavano alcune deduzioni/previsioni difficilmente smentibili:

1. agli italiani e a chi li ha governati negli ultimi venti anni della memoria scritta e della sua conservazione e gestione interessa pochissimo. A chiacchiere forse sì, ma quando ci sono da tirar fuori i quattrini è chiaro che l'interesse è scarsino

2. chi ha rappresentato la professione archivistica non è riuscito a far emergere il problema del ricambio generazionale che adesso non è più praticabile nell'ambito della continuità statale. In sostanza per gli insegnanti il turn-over è pensabile, ma per gli archivisti no. Gli archivisti di stato scompariranno come vecchi dinosauri;

3.  anche la maggior parte degli archivi di stato scomparirà del tutto dal panorama culturale italiano. Non che sia mai stata una grande presenza, ma peggiorerà ancora. Peccato.

4.  la memoria scritta entrerà in una fase di rottamazione e di oscurità ancora più accentuata rispetto al passato;

5. tra cinque anni la gestione delle memoria scritta del Paese dovrà essere appaltata a società cooperative o imprese private, ammesso che la si voglia gestire ad un livello “minimale”, cosa che non è affatto sicura visto quanto affermato al punto 1). Naturalmente non è detto che i privati facciano peggio del pubblico, ma che con meno soldi di quello che investiamo oggi facciamo meglio, mi pare una speranza destinata ad essere disattesa

6. impossibile prevedere con certezza cosa digitalizzeremo della nostra memoria nazionale scritta, ma anche attorno a questo tema il menefreghismo popolare e la sua rappresentazione a livello politico è massima

7. lo studio serio della storia si ridimensionerà, prolifererà la narrativa storica sorretta più da suggestioni che da ricerche erudito-filologiche e via su questa strada. Ne trarrà di certo giovamento l'industria televisiva della fiction storica che in questo paese sembra funzionare benino. E vende all'estero. Meno male.

Riflessi collaterali prevedibili:

a) si assisterà ad un discreto impoverimento del senso di appartenenza a questo paese e di conseguenza un indebolimento del senso civico della gente comune. Essendo i sentimenti legati alla nostra italianità già bassini e il tasso di natalità affidato a consistenti apporti extracomunitari, l'identità nazionale italiana non si sa bene che cosa diventerà. Come minimo si farà ancora più sfaccettata e variegata. I nostri figli se ne faranno una ragione.

b) temo che si moltiplicheranno i cattivi libri di storia su questo paese ed è prevedibile un ulteriore impoverimento della ricerca storica a livello universitario (fenomeno per altro già in atto) con ricadute negative anche sulla buona divulgazione.

Naturalmente sono tutti guai a cui il paese potrà sopravvivere. Magari scombinandosi un altro po'. Ma se hanno ragione Vico e Tenco, anche se non sappiamo dire quando, tra un pò di tempo le cose cambieranno. Si starà a vedere.

Roberto Cerri

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