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mercoledì 24 agosto 2016

LEGGERE — il Blog di Roberto Cerri

Roberto Cerri

ROBERTO CERRI - Spunti ed opinioni del Direttore della Biblioteca Gronchi di Pontedera su libri, lettura, biblioteche, educazione permanente e su come tutte queste cose costituiscano una faccia importante dello sviluppo delle comunità.

Letture, internet e populismo

di Roberto Cerri - giovedì 19 febbraio 2015 ore 13:10

Ho già affrontato questo tema. E mi scuso se ci torno sopra. Ma per me è un assillo. Mi chiedo sempre più spesso come sia possibile che in un mondo in cui la disponibilità di buone letture e di informazione è così ampia e a buon mercato in “quasi” tutte le lingue, l’accesso a internet e all’immensa biblioteca di Babele si sta realizzando, giorno dopo giorno, sotto i nostri occhi, siano ancora possibili credenze così primitive come il populismo. O, peggio ancora, siano possibili fenomeni di massa come il fanatismo (politico e religioso).

Sgombro subito il terreno della seconda questione: letture, internet e fanatismo. A meno di non voler introdurre anche il consumismo di massa sotto il cappello del fanatismo (cosa che in effetti non si potrebbe del tutto escludere), credo che il fanatismo si manifesti in maniera inversamente proporzionale rispetto ai livelli di alfabetizzazione e di sviluppo presenti nelle diverse società (e quindi in maniera inversa rispetto ai livelli di accesso alla lettura, alla diversità dei libri letti, all’uso di internet, al pluralismo dei mass media, ai livelli e alla pluralità della scolarizzazione e altri fattori di questo tipo). Insomma ci vorrà tempo per battere il fanatismo. Buone letture e internet ci aiuteranno. Ma lentamente.

Più subdolo è invece il rapporto tra buone letture, accesso a internet e populismo. Con quest’ultimo termine indico il fatto che milioni di uomini sono convinti che solo un ristretto nucleo di persone, possibilmente guidate da un leader carismatico, possano risolvere problemi collettivi molto complicati. Qui sta il vero paradosso che non solo non riesco a spiegarmi, ma soprattutto che non riesco ad accettare. Lo riformulo così: Perché persone sempre più acculturate e informate anziché prendere parte, in maniera crescente, alle decisioni che condizionano il proprio destino individuale e collettivo se ne astengono (se ne fregano?) ed assumono un ruolo che se va bene è quello di spettatori passivi?

Tra i motivi principali della disaffezione e della partecipazione decrescente alla vita pubblica, almeno nelle società evolute, democratiche e occidentali, ci sono sicuramente le complessità tecniche delle scelte e l’improbabilità che ci possano essere tante soluzioni diverse o sostanzialmente differenti ad un medesimo problema. C’è anche un sentimento che definirei di “socratismo di ritorno” ovvero quella sensazione per cui più impari e ti sforzi di capire più alla fine l’unica cosa che afferri è che ci sono troppe cose che restano incomprensibili. Insomma letture ed internet ci allargano la mente, ma ce ne mostrano anche i limiti. E il solo sapere non ci basta a superare l’angoscia per tutto quello che non sappiamo e questo a volte ci paralizza e ci scoraggia. Quindi ci sono anche ragioni accettabili che spingono una parte dell’opinione pubblica a delegare ad altri le soluzioni da adottare e le tattiche per raggiungere compromessi tra opinioni diverse. Trascuro invece le motivazioni meno generose, che probabilmente hanno un certo peso nell’ingrossare le fila dei disaffezionati e dei menefreghisti.

Ma quello che mi risulta più fastidioso è che molti affidino le soluzioni dei problemi collettivi a gruppi o leader che non sembrano affatto meritare la fiducia dei cittadini e che propongono soluzioni in base a ragionamenti emotivi. Di pancia. Insomma non trovo niente di male nel delegare altri a scegliere per noi, ma nel momento in cui deleghiamo abbiamo l’obbligo morale di selezionare i soggetti migliori (e anche qui buone letture e informazioni non mancano per effettuare scelte corrette). Allora come è possibile che ci sia ancora spazio per soluzioni “spazzatura” e per “idee e personaggi paccottiglia”?

Mi spiace per i lettori, ma francamente non ho risposte certe a queste ultime domande. Volevo solo condividere un limite e qualche ansia. Prendere atto di come stanno le cose, ragionarci sopra e sperare che prima o poi si trovi un rimedio. 

Più prima che poi! 

Mi auguro.

Roberto Cerri

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