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mercoledì 24 agosto 2016

LEGGERE — il Blog di Roberto Cerri

Roberto Cerri

ROBERTO CERRI - Spunti ed opinioni del Direttore della Biblioteca Gronchi di Pontedera su libri, lettura, biblioteche, educazione permanente e su come tutte queste cose costituiscano una faccia importante dello sviluppo delle comunità.

Serve un software per segnalare i testi stupidi

di Roberto Cerri - lunedì 08 giugno 2015 ore 12:37

Ma non si potrebbe produrre un software per segnalare i testi stupidi?

Ok, uno ci può arrivare da solo a capire se sta leggendo il testo di un cretino. Ma, se si vuole essere precisi e seri, ci vuole tempo per esaminare un elaborato scritto. Occorre familiarità con tanti argomenti e con molti autori. Serve la padronanza di molte lingue, soprattutto dell'inglese, se uno ha interessi che vanno più lontano del quartiere dove abita. 

Nel frattempo la produzione editoriale dal punto di vista quantitativo è esplosa e ci vuol tempo per maneggiarla e selezionarla. Invece se qualcuno (magari anche Google) inventasse un software con un algoritmo potente che, a seconda di quali parole vengono usate e di come vengono combinate nel testo, o di quali autori cita, ci dicesse: a) se il libro è una scopiazzatura di libri di altri autori e magari ci indicasse il tasso di scopiazzatura; b) qual è il suo livello di originalità rispetto agli argomenti di cui parla; c) quale grado di difficoltà di lettura presenta; d) qual è il livello di attendibilità del testo esaminato (un'analisi seria fatta da referees), insomma se vale la pena di leggerlo o meno per uno che voglia accedere ad un testo informato. 

Infine il software ci dovrebbe dire se il testo è proprio una cretinata o a quale grado di banalità va associato. Naturalmente a fare tutto questo duro lavoro di analisi critica e di comparazione dovrebbe essere un software multilinguistico. A quel punto riusciremmo a domare perfino la biblioteca di Babele e la superfetazione dell'industria editoriale ci farebbe un baffo. Tutti potrebbero pubblicare tutto, ma se dopo aver passato il software antistupidità sul testo edito, uscisse il bollino rosso che classifica il testo esaminato come ALTAMENTE DANNOSO PER LA SALUTE MENTALE, beh, il gioco sarebbe fatto. Uno aprirebbe il computer, scaricherebbe i testi che deve leggere, lancerebbe preventivamente il software antistupidità e in pochi secondi avrebbe la selezione di ciò che merita leggere e quello che può essere tranquillamente ignorato. Per i bibliotecari sarebbe una manna. Anzi sarebbe un disastro perché questo software gli sottrarrebbe un pezzo importante della professionalità.

Naturalmente, bibliotecari conservatori a parte, per tutti gli altri sarebbe formidabile disporre di un simile software. Addirittura “strepitoso” se il software fosse il frutto di una collaborazione di scienziati e di ricercatori indipendenti a livello internazionale (magari dotato perfino di funzioni di autoapprendimento e di correggere le proprie valutazioni). Sì, sarebbe bello se funzionasse come una specie di filtro analitico, inventato, aggiornato e corretto da una comunità di intellettuali indipendenti, distribuiti per tutti i paesi del mondo, testato su tutte le lingue del mondo e utilizzato dai cittadini e anche dai governi che (come vedremo tra poco) potrebbero, a loro volta, trarne profitto e giovamento.

Perché di sicuro un software così potrebbe avere un'alta valenza ecologica. Di ecologia della mente, in primis. Ragion per cui una Direttiva europea potrebbe farlo proprio e costringere tutti gli editori riconosciuti ad effettuare il test di qualità dei libri stampati da loro. Poi si potrebbe applicare una tassa (una stupidity tax?) per chi decidesse di pubblicare lo stesso un testo che il software classificasse come palesemente ripetitivo o cretino. Ovviamente la libertà di stampa non verrebbe assolutamente toccata. Ma la libertà di stampare stupidaggini, soprattutto su carta, andrebbe fortemente scoraggiata. Ciò si potrebbe ragionevolmente ottenere tassando i testi cretini. Così l'uso del software abbinato ad una tassazione sulla stupidità potrebbe da una parte far diminuire il consumo di carta ed avere un impatto ecologico sul pianeta; dall'altro questa tassazione costituirebbe una forte entrata per le casse pubbliche che potrebbero destinare questa risorsa a finanziare progetti culturali di qualità. Il che sembrerebbe una contraddizione del proverbio che non si può cavare il sangue dalle rape perché invece ricaveremmo soldi proprio dalla stupidità.

Se poi applicassimo una soluzione del genere a giornali e riviste (su carta ed elettronici, siti web inclusi) o provocheremmo la chiusura di tanti giornali e riviste “pallonari” oppure applicando anche tasse minime per ogni articolo “idiota” che continuasse ad essere pubblicato, avremmo risolto il problema della finanze pubbliche. Insomma se tassassimo l'idiozia della carta stampata (libro, rivista o giornale che sia) nessuno Stato, nemmeno quello greco, sarebbe più povero. Avremmo inventato un nuovo tipo di petrolio e sicuramente i pozzi di questo stato sarebbero inesauribili. Ma dovremmo applicare il software “antistupidità” anche ai romanzi e ai testi autopubblicati dai singoli autori? 

Certo che Sì. 

Il software “riducistupidità” va applicato anche nel selfpublishing, magari dimezzando il livello della tassazione rispetto a quanto applicato agli editori puri. Perché dobbiamo scoraggiare l'autopubblicazione di testi spazzatura. Non vietarla. Assolutamente. Solo tassarla per scoraggiarla. Del resto, se tassiamo (ma non proibiamo) il fumo anche se è gravemente nocivo per la salute, perché non colpire anche i testi stupidi, che inquinano la mente dei singoli e le conoscenze della comunità? 

Naturalmente spero che questo software non classifichi anche i miei testi tra le stupidaggini. E comunque, tutto sommato, preferirei saperlo. Se fossi “carente” potrei provare a migliorarmi, sicuramente cercherei di non finire tra i tartassati volontari e, alle brutte, se proprio non riuscissi a migliorarmi, smetterei di pubblicare. 

Chetarsi, a volte, è la scelta migliore per tutti.

Roberto Cerri

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