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venerdì 27 maggio 2016

LEGGERE — il Blog di Roberto Cerri

Roberto Cerri

ROBERTO CERRI - Spunti ed opinioni del Direttore della Biblioteca Gronchi di Pontedera su libri, lettura, biblioteche, educazione permanente e su come tutte queste cose costituiscano una faccia importante dello sviluppo delle comunità.

​Meno male che il Pisa Book Festival (PBF) c'è

di Roberto Cerri - lunedì 10 novembre 2014 ore 16:21

Ok, ok, è una manifestazione di provincia. Il titolo quest'anno era pacchiano (libri senza frontiere: che vuol dire?). 

La domenica si faceva la coda per entrare (che bello!). 

Ho visto gente pagare volentieri il biglietto (almeno uno ero io). La calca era tremenda. Si respirava aria da culto smodato per autori tutto sommato di serie B. C'era una ressa da stadio, come quando, tra un tempo e l'altro, tutti si fiondano verso il bar. 

Gli editori erano un po' sempre quelli. I tipografi nostrani la facevano da padrone come in tutte le altre edizioni. Si respirava tanto fumo di editoria alternativa (ma non credo la che nuova gioventù si lascerà incantare e dissennare da certe sirene spelacchiate: e se invece ci cascherà, peggio per questa gioventù, avrà latte su cui versare lacrime). 

Si intravedeva un bel po' di paccottiglia in giro. Ma, lo dico seriamente, meno male che il Pisa Book Festival c'è, resiste e lotta insieme a noi.

Mi ha eccitato persino vedere alle 18 una lunga paziente fila di persone cercare ancora di entrare in quella bolgia da cui io uscivo un po' stremato e sudato. M'è parso un segno del cielo. Lo sforzo d'una umanità disorientata.... di capire. E, tutto sommato, l'obolo versato all'ingresso era la dimostrazione concreta che qualcuno con la cultura, almeno per un po', avrebbe mangiato.

Detto questo e reso omaggio non formale, ma sostanziale, agli organizzatori e a chi ha fatto appello perfino alla sponsorizzazione dell' IKEA pur di resistere (poi dice che la crisi non aguzza l'ingegno!), la sensazione è che la qualità del festival (PBF) negli anni non riesca a crescere. E questo è un vero peccato. 

Perchè non abbiamo bisogno solo di + libri per essere + liberi, come recita lo slogan di una importante manifestazione romana dedicata. 

Abbiamo bisogno di spostare la produzione dei libri da quelli di intrattenimento a quelli di ingegno (formazione, educazione, scienza, tecnica). E' su quest'ultimo versante che il PBF era e per ora rimane poca cosa.

Preciso meglio. Quando parlo del prevalere della paccottiglia non mi riferisco alla qualità dei dibattiti e dei seminari (che non ho avuto il tempo di seguire). Mi riferisco all'offerta complessiva dei libri esposti. Perchè quello di Pisa resta un festival in cui si mettono in mostra libri, autori ed editori. Ma anche temi, argomenti, proposte culturali. E se l'intrattenimento o lo strampalato politico-culturale imperversa e si replica, anno dopo anno, incurante dei tempi e della crisi, allora siamo messi male. Insomma meno male che i libri ci sono, ma assomigliano più ad un'aspirina, ad un palliativo o a un po' di prozac che ad una medicina vera.

Perchè, mi ripeto, un po' provocatoriamente, anche quest'anno la sensazione è stata che la paccottiglia e il provincialismo (anche politico) l'abbiano fatta come sempre da padrone. Mentre Pisa ha o potrebbe dare di più.

Ovvio che si tratta di un giudizio superficiale, ma si basa su una premessa e su alcune osservazioni che proverò ad esporre in breve. Ora che l'evento è archiviato.

La premessa. Nessuno ha veramente modo di leggere e di controllare qualitativamente il livello culturale dei libri esposti. Forse una visita fatta con Google Glass nei prossimi anni ci darà in tempo reale qual è la vendita media di ciascun volume e quale la qualità media di autori ed editori.

Basandomi sulla mia trentennale esperienza di bibliotecario di provincia (quella di Pisa) confermo che anche quest'anno la qualità è stata bassa. Ho sfogliato qualcosa, esaminato titoli, cercato nomi di autori nel data base della mia mente. Può darsi che mi sbagli, ma la sensazione resta modesta.

Temi forti e innovativi non li ho visti rappresentati: poca scienza, pochissima tecnologia, pochi libri che parlano o dovrebbero parlare del futuro alla nuove generazioni, tanta magia, astrologia, new old age, spirtualismo, insomma tanta paccottiglia. Il nuovo non passa dai libri di carta? La carta è destinata ai ragazzi, all'intrattenimento e al rincitrullimento? 

Può essere. Resta il fatto che l'editoria che conta (e non solo le grandi case editrici) continua a snobbare il PBF e questo è un problema culturale serio che gli uomini e le donne che resistono del fortino del PBF dovrebbero focalizzare meglio. Forse cercando partnership che vadano oltre il loro ombelico.

Perchè senza un vero salto di qualità il PBF rimarrà una manifestazione di provincia, come ha dimostrato anche il grande Fabio Fazio che sabato 8 si è collegato con Pisa ma per lanciare uno spottone a Palazzo Blu e all'innovativa mostra dedicata a Modigliani. 

Ma detto questo, meno male che il PBF c'è. 

Manca solo la convinzione che dovrebbe essere qualcosa di più. 

Roberto Cerri

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