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martedì 26 luglio 2016

MUSICA E DINTORNI — il Blog di Fausto Pirìto

Fausto Pirìto

FAUSTO PIRITO - Sulle strade del Pop (e non solo) con l'ex caporedattore di Tutto Musica & Spettacolo, direttore artistico del contest Rock Targato Italia, garante del festival della contaminazione BresciaMusicArt, ideatore e curatore del Tributo ad Augusto Daolio, autore dei libri “In viaggio con I Nomadi” e “Vasco in concerto”

​Guido Elmi: da Vasco Rossi alla “beautiful life”

di Fausto Pirìto - sabato 06 giugno 2015 ore 15:15

Pronto?!? Ciao... sono Elmi, Guido Elmi... Ti chiamo per anticiparti che tra pochi giorni uscirà il mio primo cd e volevo farti sapere che nella cartella stampa, per la biografia, ci siamo ispirati all'intervista che mi facesti tu qualche anno fa per il libro Vasco in concerto. Bella, perfetta... ed ho pensato che era davvero inutile starne a scrivere un'altra”.

Uomo di poche parole, Guido. Ma le sue sono, e sono sempre state, parole schiette, mai una di più mai una di meno. La sua telefonata mi è arrivata di prima mattina ed è stata una piacevolissima sorpresa. Non ci sentivamo dal 2010, dai tempi di quell'intervista, appunto. Dopo qualche ora, Chiara di Sfera Cubica, che cura il suo ufficio stampa, mi fa avere un mp3 con il brano “It's a beautiful life”, il singolo di un nuovo progetto artistico di questo “esordiente” unico nel suo genere. Guido non è certo un ragazzino, sicuramente è uomo navigato. Ma forse c'è ancora qualcuno che non sa che lui è IL PRODUTTORE ARTISTICO... quello che ha accompagnato Vasco Rossi nella conquista del successo dagli Anni Settanta a oggi. Io ho avuto il destino, la fortuna di conoscerlo nei primi Anni Ottanta, a Milano, quando con il Blasco venne nella redazione di “Tutto Musica & Spettacolo”. Ricordo che dalla sede del mio mensile ci spostammo tutti e tre con la loro auto in uno studio fotografico sui Navigli. Alla guida c'era Guido, io gli stavo a fianco. Vasco, spaparanzato sul sedile posteriore, imbracciò la chitarra e per ammazzare il tempo in mezzo al traffico meneghino, cominciò a strimpellare la chitarra cantando “Non siamo mica gli americani”.

Dopo quell'incontro, in qualche modo non ci siamo più persi di vista. La nostra amicizia, magari vissuta a singhiozzo, non si è mai dissolta e ne è la prova la telefonata dell'altro giorno, che mi dimostra quanto Guido sia persona corretta e gentile. Un amico vero, insomma. Un personaggio che nel mio libro su Vasco ho definito “un romantico sotto la maschera da duro”. Sì, perché Elmi ha saputo costruirsi addosso una corazza quasi impenetrabile, che si è rivelata l'arma vincente per gestire ed esaltare il talento del Rossi e di tanti altri artisti. Dalle foto che pubblichiamo, davvero belle, traspaiono perfettamente il suo carattere e la sua umanità. Oggi lo vedete con questa sua barba incolta e tutte le sue rughe, che lui ha “sudato” per averle, una per una. Io però lo ricordo, vispo come un folletto, anche con due baffetti da “vendicatore”, alla Zorro, le labbra sottili, gli occhi socchiusi e il suo sorrisetto beffardo eternamente stampato sulle labbra.

Ma lasciamo da parte le rimembranze e quel pizzico di inevitabile nostalgia che mi prende pensando ai decenni (sì, decenni!) che son passati. Oggi Guido si apre alla gente, inaspettamente e coraggiosamente, con una sua canzone bella ed emozionante che, mentre scrivo, sto riascoltando per l'ennesima volta (visto che quando finisce, poi riprende automaticamente)... mi fa comodo come sottofondo, per concentrarmi e scrivere queste note... Posso solo dire: se questo è l'antipasto, che sarà ufficialmente in circolazione da mercoledì 10 giugno, non vedo l'ora di abbuffarmi con tutto il resto dell'album che uscirà entro l'anno... Lì per lì avevo pensato di richiamare Elmi e chiedergli un'intervista in merito, ma il brano è così affascinante, denso di atmosfere sonore, un vero e proprio mini-film in musica che la dice lunga sul suo mondo e i suoi sentimenti. Allora,non c'è bisogno di altre parole da parte mia... preferisco che a parlare sia il comunicato ufficiale, più che esauriente... Grazie, Guido, grazie per tutto questo e per la citazione... Chissà, magari ci si vedrà presto. Venerdì 12 giugno, Vasco sarà in concerto allo Stadio Artemio Franchi di Firenze. Da una parte, vorrei esserci, se non fosse altro per tornare a respirare l'aria del backstage insieme a Guido, al direttore di palco Diego Spagnoli e a tutti i musicisti della band. Ma sono combattuto. E, forse sbagliando, mi sto lasciando frenare dal pudore... Per saperne di più sul cd di Guido, continuate a leggere e non ve ne pentirete.

“IT’S A BEAUTIFUL LIFE” (feat. Rockwell Knuckles) - Singolo e videoclip

Guido Elmi, storico produttore artistico di Vasco Rossi da oltre trent’anni, ha deciso di mettersi in gioco svelando per la prima volta le sue composizioni, tra vita vissuta, esperienze personali e nuova consapevolezza: un pugno nello stomaco per un’inaspettata, intensa e spietata scrittura. Il singolo “It’s a beautiful life” è accompagnato dal videoclip e in uscita per la Liquido Records. L’idea di questo brano nasce due anni fa e si ispira al linguaggio di una ragazza, da poco uscita da un master in comunicazione. Nelle conversazioni, anche in quelle private, non poteva proprio fare a meno di inserire parole come meeting, staff, loop, feed back, trading e via dicendo. Parallelamente, fino a poco tempo fa, in televisione andava in onda uno spot pubblicitario dove si criticava decisamente l’abitudine di usare termini inglesi al posto di quelli italiani. Come sempre, la verità sta nel mezzo. “It’s a beautiful life” raccoglie molti termini anglosassoni per descrivere ironicamente alcuni aspetti della vita di un manager rampante e tardo edonista. Reminiscenze di alcune letture Anni Ottanta/Novanta (“American Psycho” di Bret Easton Ellis, “Brightness Falls” di Jay McInerney o “The Bonfire of the Vanities” di Tom Wolfe) hanno fatto il resto. Nel brano, anche Rockwell Knuckles, un giovane rapper di St. Louis (Missouri) che contrasta, con la sua interpretazione, la narrazione della “beautiful life” del protagonista. Il videoclip si ispira alle visioni e agli incubi delle pellicole di David Lynch nonché alla filmografia che sfiora o approfondisce questi argomenti come “Wall Street”, “Margin Call” o “The Wolf of Wall Street”. Il finale rimanda al film “Il falò delle vanità” di Brian de Palma tratto dal citato romanzo di Tom Wolfe, con particolare riferimento alla scena dove Tom Hanks e Melanie Griffith sbagliano strada e si ritrovano nel Bronx. Le prime creazioni di Guido erano veramente minimali: un loop elettronico, qualche suono di sintetizzatore e due lick di chitarra. Poi, Vince Pastano, co-produttore del brano, ha inserito vari intrecci armonici sopra la base iniziale e partendo da un suono di arpa ha lavorato su contrappunti melodici ispirati alla musica di Sakamoto fino a cambiare notevolmente l’aspetto dell’arrangiamento. Poi il tutto ritorna a Guido che sul lavoro di Vince inserisce una serie di nuovi loop elettronici, un paio di synth bass e una fuzz-guitar molto acida. Un lavoro decisamente a quattro mani. La voce è stata registrata nello studio di Guido da Antonello D’Urso che ha poi provveduto al missaggio nelle ExCantine di Imola. La voce di Rockwell Knuckles è stata registrata a NYC da Marc Urselli. Il tutto è stato poi portato da Maurizio Biancani alla Fonoprint per la masterizzazione.

CREDITS BRANO

Testo: Guido Elmi
Musica: Guido Elmi / Vince Pàstano
Edizioni: Alta Sierra Srl
Prodotto, arrangiato e suonato da Guido Elmi e Vince Pàstano
Registrazioni e missaggio: Antonello D’Urso presso Studio Excantine / Imola (BO)
Special guest: Rockwell Knuckles / Rapper
Voce di Rockwell Knuckles registrata a N.Y.C da Marc Urselli
Mastering: Maurizio Biancani presso Fonoprint / Bologna (assistenti Enrico Capalbo / Claudio Adamo)
Artwork: Max Messina
Fotografie: Nino Saetti / www.ninosaettiphoto.it

BIOGRAFIA

Camugnano, un paesino tranquillo dell’appennino tosco-emiliano. Lì, in una famiglia di contadini e operai, ha radici Guido Elmi. Suo padre a casa non c’era quasi mai. Lavorava in Africa. Quando tornava, ogni due o tre anni, portava sempre con sé regali mitici, pelli di leone e di leopardo, ananas incredibili. Guido viveva la figura paterna come una figura avventuriera e guardava e riguardava le sue foto tra serpenti attorno al collo o in posa insieme ad africani col machete in pugno. In un brano dell’album che sta preparando racconta proprio queste visioni. Nel paese cresce circondato dai suoni della natura e passa le giornate a giocare con la sua fantasia. Questa solitudine “incantata e silenziosa” ha influenzato molto il suo carattere, il suo futuro e anche il suo mestiere di produttore artistico. Nei primi anni sessanta va a vivere a Bologna. Di lì a poco, nel suo mondo arriva la musica. Comincia a suonare la batteria, ma nel condominio dove abitava, i vicini non sopportano questa sua passione. Ai tempi non esistevano le batterie con i pad da suonare in cuffia, così passò alla chitarra. Studiava e lavorava: cameriere, facchino e altri piccoli mestieri per guadagnare qualcosa. Nel frattempo, durante tutta la sua adolescenza e anche in seguito, frequentava alcune band bolognesi suonando la chitarra ritmica e le percussioni. Riuscì a laurearsi in Scienze politiche, ma subito dopo decise di aprire un’osteria insieme ad alcuni amici. Fu un’esperienza di un paio d’anni dove mise da parte un po’ di soldi che gli permisero di stare un periodo senza lavorare per pensare alla musica. Per cominciare ascolta Elvis, i Platters, e sound degli Anni 50. Ma appena uscirono i Beatles se ne innamorò, per poi tradirli quasi subito per i Rolling Stones. Diventa fan dei Led Zeppelin, dei Black Sabbath, degli Animals, dei King Crimson e di tutta la musica anglo-sassone di qualità. Dopo aver venduto l’osteria si trasferisce per sei mesi a Monaco di Baviera dove acquista un paio di congas. Più tardi, nel 1978, eccolo a scuola di percussioni dal mitico Karl Potter. Nel frattempo conosce Maurizio Solieri e comincia a suonare nei suoi brani in stile jazz-rock. Maurizio gli fa conoscere Vasco Rossi che aveva bisogno di una band per esibirsi dal vivo. L’incontro con Vasco avviene in un bar di Via Marconi, a Bologna. Nei suoi occhi vide determinazione, intelligenza, genialità e disponibilità all’ascolto. E da avventurriero sognatore quale era non poteva lasciarsi scappare quell’occasione. Cominciò così a suonare le congas nel gruppo. Si divertiva, ma il suo sogno era quello di lavorare dietro le quinte. Nel 1981 decise di non salire più sul palco, anche per una timidezza innata che fa parte di lui. La sua decisione di proporsi come manager venne presa bene dagli altri, Guido era l’unico che aveva l’età, la faccia tosta e la “stazza” per ricoprire quel ruolo.
Qualche anno prima, durante le registrazioni dell’album Colpa d’Alfredo, aveva cominciato a occuparsi anche della produzione in studio, ma il suo vero esordio come produttore avvenne con l’album Siamo solo noi.
Da quel momento il sound dei dischi di Vasco prese forma e si consolidò. Farsi largo nel mondo della musica non è facile. Così dovette cucirsi addosso una corazza, una “maschera” da duro anche se, sotto sotto, non lo era, e non lo è, per niente. A dire la verità, questo giocare a fare il “cattivo” non gli è mai pesato più di tanto. Pesava di più non poter tirar fuori quello che è in realtà: un romantico impenitente dal carattere sensibile. Con Vasco si instaurò da subito un rapporto simbiotico. Stare insieme giorno e notte, per anni e anni, fu poi quello che portò alla temporanea rottura dei rapporti che avvenne nel 1987.
Dopo il Festival di Sanremo del 1983 e dopo il disco Bollicine, che gli fece vincere un Telegatto come produttore, si rese conto che non ce la faceva più a ricoprire tutti quei ruoli. Bollicine per Guido rappresentò una svolta professionale importante: nell’album aveva suonato in molti brani la sua Rickenbaker 12 corde e aveva giocato con gli arrangiamenti e coi suoni con un approccio allo studio preso ad esempio dagli Steely Dan. Con Vasco filò tutto liscio fino al 1987. Durante la pre-produzione di Liberi Liberi, capirono che avevano bisogno entrambi di un momento di pausa. Lo staff che Guido aveva assemblato continuò il lavoro e i due si separarono con grande rispetto reciproco. Nei tre anni successivi Elmi non rilasciò mai interviste e non tornò mai sull’argomento. Produsse con un certo successo album della Steve Rogers Band, Clara & Black Cars, Skiantos, Alberto Fortis, Marco Conidi e altri. Vasco ha sempre apprezzato questo suo comportamento sfumato e nei primi Anni 90 lo richiama a lavorare con lui.
Il loro rapporto di collaborazione da quel momento comincia a stabilirsi su basi nuove e meglio definite. Finalmente Guido poteva occuparsi solo della produzione artistica. Inizia anche a scrivere con più continuità canzoni per Vasco assieme a Tullio Ferro. Insomma, era partito come percussionista, manager, fonico, azzeccagarbugli, guardia del corpo, “psicologo” e consigliere, per arrivare a essere quello che gli piaceva di più: il producer, l’autore e il musicista.
A partire da “Gli Spari Sopra”, in perfetto accordo con Vasco, lavora per quasi vent’anni prevalentemente a Los Angeles con musicisti americani. Non per esterofilia o per ragioni tecniche ma per respirare un’aria diversa. L’approccio allo studio di registrazione è, o era, molto diverso in California rispetto all’Italia. Nei paesi anglosassoni il “producer” è una figura molto rispettata e ascoltata e, fatte salve ovviamente le esigenze dell’artista, è raro imbattersi in persone frustrate e situazioni psicologiche di “ego” irrisolto. Oggi, dopo tanti anni di esperienza all’estero, ha trovato la sua giusta dimensione di professionista e i giusti collaboratori per lavorare a Bologna.
Attualmente oltre a preparare il tour di Vasco Rossi dell’estate 2015 lavora al suo album come interprete: una decina di canzoni che registrerà e canterà nei momenti rubati alle vacanze. Il 10 giugno uscirà “It’s a Beautiful life” il suo primo singolo per la Liquido Records.

[Biografia ispirata all’intervista a Guido Elmi di Fausto Pirito, giornalista e libero pensatore]

Buona Musica a tutti... It's a beautiful life!

Fausto Pirìto

Guido Elmi - IT'S A BEAUTIFUL LIFE [Teaser]

Articoli dal Blog “Musica e dintorni” di Fausto Pirìto