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martedì 17 ottobre 2017

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Le principesse di Walt Disney nel tango argentino

di Maria Caruso - giovedì 05 gennaio 2017 ore 12:16

Qualche giorno fa sono andata in milonga e nelle tande in cui non ho ballato, mi sono guardata un po’ in giro, senza la pretesa di ricavarne qualcosa (bugia). A un certo punto osservando le mie colleghe ballerine passarmi davanti durante la ronda comincio a notare alcune cose (ahi ahi). 

In prima battuta mi è sembrato di essere in una serata di Martedì Grasso nel mese di Febbraio, a Carnevale, dove i milongueri qualche volta si vestono in costume. E in particolar modo alcune delle donne presenti impersonavano certe principesse di Walt Disney. 

Nel dettaglio: Cenerentola, Sirenetta e Afrodite. Cominciamo da quest’ultima. La tanguera Afrodite, ossia Venere, vestiva un abitino bianco plissettato lungo fin sopra il ginocchio corredato di cinturino bianco. I capelli mossi dal taglio medio con ciocche sparse in qua e in là, erano fermati da un fermaglio luccicante. Il trucco era appariscente e le labbra carnose, erano ben messe in evidenza, da un bel rossetto color gramigna. Insomma era il ritratto di Afrodite. 

A ruota mi passa davanti Cenerentola, vestita di color rosa chiaro con un tessuto lucido di raso. Bustino aderente e gonna a ruota più lunga sul dietro a fare da coda. I capelli erano raccolti in uno chignon. Era in pratica “addobbata” ad albero di natale con gioielli vari, tra bracciali, anelli e collane, ecc. 

Alla fine del primo brano della tanda, compare Sirenetta. Vestitino corto corto, paiettato a mo’ di squame, come fosse la coda di pesce della Sirenetta. Molto semplice per il resto, e meno male, dico io. Non mi sono trattenuta dallo scuotere la testa in silenzio, senza farmi notare. Mi sono girata verso la mia amica, che ricambiava il mio sguardo, cogliendo in lei la mia stessa espressione a conferma dei miei pensieri. Non siamo riuscite a trattenere una sommessa risata confrontandoci sui quali personaggi interpretavano queste ballerine concordando entrambe anche su questo. 

Che male c’è? direte voi. Nessuno, ovviamente, ma il buon gusto secondo me non deve mai mancare (e non solo nel mondo del tango ma anche nella vita di tutti i giorni) e questo vale anche per gli uomini che per quella sera però si sono salvati. Per fare una precisazione con il termine abbigliamento s’indicano gli indumenti veri e propri indossati da qualcuno. Ogni cultura e società ha il suo modo di interpretare, gli abiti, il senso estetico, la simbologia, lo status, ecc. Ad ogni modo e senza dubbio, i vestiti si sono evoluti nel tempo e naturalmente anche quelli tangueri. 

I primi abiti di tango erano quelli usati dalle classi povere. L’uomo portava pantaloni simili a quelli del compadrito (calzoni neri, giacca corta nera, fazzoletto, cappello nero stile Fedora e stivali di pelle nera). Le scarpe erano con il tacco alto, il sombrero invece era di feltro e la cravatta di seta era sempre mal annodata. Le donne invece portavano abiti contadini, lunghi e larghi, di colore bianco, grigio o nero senza fronzoli o decorazioni. Anche le donne indossavano gli stivali. 

Gli abiti intorno al 1910 si sono poi alleggeriti. Erano realizzati in raso. Molto colorati corredati di top trasparenti senza ricami e fronzoli vari. Le gonne arrivavano a metà polpaccio. Il tutto ovviamente per garantire un ballo comodo. In quegli anni l’uomo vestiva di scuro con camicia e cravatta e scarpe classiche anche bicolori. Negli anni ’50 l’abbigliamento si sviluppa in due direzioni, uno rimane sul filone classico, mentre l’altro si veste di donne che indossano abiti lunghi neri con spacchi alti fino a metà polpaccio, insieme a top dalle “bretelle” filiformi o accollate, che lasciano la schiena scoperta. 

Gli uomini indossano abiti audaci e brillanti con camicie sgargianti fino ad arrivare ai nostri giorni (purtroppo), dove orrendi jeans e magliette con stampe indecorose sono quasi, la “mise” corrente . 

Oggi i vari rivenditori dai marchi più “in” si sbizzarriscono nel fornirci collezioni invernali, estive, ecc sia di abiti sia di scarpe, facendosi ovviamente una concorrenza spietata senza però (cosa strana per le leggi di mercato) abbattere i prezzi, che rimangono, piuttosto elevati. Si vendono e si espongono in milonga, dove si possono acquistare in contanti, ma se vogliamo, si possono anche comprare on-line, sempre allo stesso prezzo (aggiungendo al costo di base solo le spese di spedizioni). La maggior parte dei comuni mortali (se vuole avere un guardaroba tanguero super fornito) si deve pertanto accontentare di avere abiti non esclusivamente tangueri adattati dalla sarta o con il fai da te.. 

I nostri amici orientali, in qualche modo, ci vengono in aiuto, poiché qualche volta noi arrangiamo le loro creazioni allo stile in uso nelle milongas. Mi sembra strano che a oggi, loro, continuamente attenti alle operazioni commerciali e in numero sempre maggiore in pista come ballerini di tango, non abbiano ancora effettuato il copyright sui vestiti di tango introducendo nel mercato italiano, il “ChinaTango”. 

L’idea dei tangueri, specie se di genere femminile, è quella di ricambiarsi continuamente d’abito, poiché si pensa, sia disdicevole farsi vedere sempre con lo stesso abbigliamento (cosa che invece agli uomini faciliterebbe il riconoscimento, giacché dell’abito, a loro, non frega niente). Alle donne, proporrei una sorta di divisa, così da essere più visibile anche a distanza, per evitare all’uomo la fatica della cosiddetta focalizzazione (tentativo di capire se ha già ballato con te e soprattutto se le sei piaciuta al punto di meritare un nuovo invito). 

Va tutto bene ma da qui ad arrivare alle principesse di Walt Disney ce ne corre e a prescindere dalle varie disquisizioni, lo stile e l’eleganza, non devono mai scarseggiare in un ambiente che per definizione è elegante, anche se povero. E’ vero anche che l’eleganza se non ce l’hai non puoi fingere di averla.

Maria Caruso

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