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venerdì 21 luglio 2017

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Dizionario minimo

di Libero Venturi - domenica 02 aprile 2017 ore 08:00

I "Pensieri della Domenica" sono una raccolta di riflessioni, annunciate da parole in disordine alfabetico, organizzate in un "Dizionario minimo". I pensieri dovrebbero spiegare il significato delle parole o viceversa, ma non ci riescono e nemmeno lo pretendono. Sono della domenica, non solo perché scritti generalmente approfittando del di' di festa, più che altro perché se ne escono come argomentazioni improvvisate e libere che, oltretutto, vogliono restare bozze "politicamente" scorrette. L'autore non esclude che si tratti di bischerate, anzi! Ma lo fa a proprio rischio e pericolo.

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DIZIONARIO MINIMO

Bozza scorretta

Il tempo

È il tempo che scandisce le nostre vite. Quando siamo giovani che sembra tutto passi in fretta, ma tempo ne abbiamo. E quando ci ritroviamo vecchi che il tempo pare non passi mai, ma ci rendiamo conto che non ce n'è più o ne è rimasto poco. Anche ora che sono in pensione e non ho più un cazzo da fare se esco indosso le mie giacche intramontabili, corro, m'invento una fretta che non c'è. Chissà perché. Forse è qualcosa che ha a che fare con la teoria della relatività. La verità è che noi viviamo con l'assillo del tempo. Così non ne abbiamo mai colto né il dannato attimo, tantomeno la sua scorrevole complessità. Fu vera vita? Ai "postumi" l'ardua sentenza.

Il progresso

Il progresso aiuta, specie nel campo delle comunicazioni, ci fa sentire tutti interconnessi. Ma come facevamo prima a comunicare tra noi? I cellulari, i tablet accompagnano le nostre esistenze, le sorvegliano quasi. Se non fosse che le persone dotate di cellulare, con l'auricolare rannicchiato in un padiglione dell'apparato auditivo, parlano ad alta voce, da sole per strada, gesticolando. A vederci sembriamo tutti squilibrati o deficienti. Persone sole, tristi e borderline. Comunque interconnesse.

Questa cosa che gli apparati comunicativi ci sorvegliano non è detto solo per metafora. Hanno inventato una bambola, Cayla, un mostriciattolo nano -senza offesa per le persone di più bassa statura- che ora stanno precipitosamente togliendo dal mercato, su decisone delle competenti autorità, dopo la protesta delle associazioni dei consumatori. Questa Cayla -è provato- poteva sorvegliarci e spiarci. Osservare e registrare la nostra vita, le nostre case attraverso i cookie - letteralmente biscotti- programmi, che possono raccogliere ed usare i nostri dati, della cui presenza, non a caso, oggi il pubblico deve essere reso edotto. Addirittura la bambola e l'analogo bambolotto che rispondevano alle domande, interagendo con noi, avrebbero potuto anche suggerire comportamenti e condizionarci, più di quanto già non lo siamo. Sopratutto è stupefacente e drammatico che avessero potuto farlo attraverso i nostri bambini, figlie o figli che fossero. O nipoti. Violare la nostra privacy è già grave, imperdonabile approfittarsi di quella dei piccoli: è pedofilia informatica. Il progresso è un'altra cosa. Bisognerà aggiornare le leggi della robotica.

La vita

La vita oggi fa piuttosto male. Un dolore dentro, una fitta in fondo. Tutte quelle scale da salire e scendere, tutti quei pesi da portare. Un falso movimento, un colpo maligno. Difficile tenere ancora e sempre la schiena dritta. Pressione in eccesso, troppa stanchezza addosso. C'è un parallelismo preoccupante e sconfortante tra esistenzialismo e lombo sciatalgia. Meglio riparlarne.

Pontedera, 2 Aprile 2017 

Libero Venturi

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