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mercoledì 26 aprile 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Anna

di Marco Celati - martedì 14 marzo 2017 ore 08:00

Un' indagine del commissario Favati

Aveva un sorriso arrendevole che emanava una remota ansia di bellezza, lasciando trasparire un vezzo scordato, ma non del tutto dismesso. Perché si portava dentro una pena, come un dolore irrisolto. Aveva perso dalla vita e se ne stava tra gli sconfitti, tra quelli che non si aspettano alcuna rivincita, all'angolo a leccarsi le ferite.

Aveva avuto amori importanti, una vita importante. Ne accennava talvolta: forse era stato amore, forse no. E forse era stata vita o forse no. Poi la caduta in disgrazia che, quando colpisce le persone fragili, fa ancora più male. L'età, più che matura, faceva il resto, aggravando il quadro.

Lasciato il paese con i suoi scandali, non aveva più avuto un luogo fisso in cui stare, si tratteneva un po' da qualche parte e poi se ne andava, alla ricerca di un suo altrove. Sapeva che le cose non durano e diffidava del destino che irrompe nella vita. Sentiva la tempesta arrivare, come il lampo presagisce il tuono, ma non quel giorno, non quella sera, quella notte, tra Giovedì e Venerdì.

La trovarono morta dentro il camper di panini e bibite che aveva nella piazza del Mercato, accanto al Cinema Multisala. Se n'era andata per sempre in una notte d'inverno, giaceva riversa dietro il banco, come un animale, una povera cosa.

Fu un ambulante a dare l'allarme il mattino di Venerdì, giorno di mercato. Era andato a reclamare il solito caffè e aveva trovato chiuso, aveva bussato, aperto la porta e l'aveva trovata.

Non era morta per il freddo e nemmeno d'infarto: un coltello conficcato nel cuore. "Corazón espinado", ma non c'entrava Santana. E, da particolari che è pietoso omettere, si capiva che c'era stato un rapporto, qualcosa che aveva a che fare con una storia o un episodio di sesso. Lo confermarono la scientifica e le analisi del medico legale. Un delitto passionale.

La telefonata arrivò al Commissariato, il centralino raggiunse l'ispettore Calogero che subito avvertì il commissario. Favati aveva dormito male e si era svegliato peggio. Erano le sette, stava preparandosi un caffè, ascoltava "Melancholy Mood", cantata da Bob Dylan: meglio virare tutto sul malinconico, pensava. L'aveva sempre pensato. Con Calò si recò sul posto. Vide. La tristezza ebbe un picco sensibile, il sopravvento su di lui.

Si chiamava Anna, nome palindromo, le lettere vanno e vengono in un senso e nell'altro, come la vita. Come la morte, ormai, povera Anna Biagini, ex miss qualcosa, ex attrice, ex venditrice ambulante di alimenti, bevande e caffè, ex giovane e, purtroppo, ex viva.

Problemi per il commissario Favati, data la particolarità dell'evento e la triste storia della donna, un tempo assai nota. Anche per questo, oltre che per dovere, i superiori in Questura, avrebbero preteso un colpevole. E i lettori un giallo.

La conosceva. Ogni volta, prima o dopo un film, Nedo, il commissario, si fermava al camper a prendere il solito hot dog con senape e ketchup, senza crauti grazie, e una birra Moretti, piccola. L'Anna gli accennava a volte di sé, lui ricordava qualcosa di lei dalle cronache rosa di anni addietro, ma erano entrambi di poche parole e di scarsa confidenza. Gli stava simpatica. Come cazzo faceva a stare dietro quel banco, all'aperto, con il caldo o il freddo e a vivere nel suo camper, attrezzato da chiosco ambulante? Se lo chiedeva, ma non approfondiva. Si limitava a registrare lo scontrino e quel sorriso disarmante, pagava e salutava: chissà se anche lei sapeva qualcosa di lui, il mestiere che faceva.

Che pena! A questo si riduce l'esistenza delle persone: senza un perché si vive e si muore e a lui toccava indagare su queste inesistenti ragioni. Chi poteva essere stato? Il primo sospettato per i poliziotti, scafati e diffidenti, era stato proprio l'ambulante che aveva avvertito del delitto, rinvenendo il cadavere. La morte era intervenuta, secondo il medico legale, il dottor Magnani, vulgo "Brucione", intorno alle due, quindi assai prima della telefonata dell'ambulante, fatta alle sei e trenta circa. Però l'uomo poteva aver commesso il delitto, essere rincasato, abitava a Fornacette, poi essere tornato in piazza del Mercato a montare il banco -uno dei pochi d'un italiano tra tutti quelli dei cinesi- e, per il rimorso o per sviare i sospetti, aver avvertito la Polizia. Sennonché aveva un alibi: la moglie giurava che quella sera era rimasto in casa, alla tivvù e poi erano andati a letto presto, come sempre. Le impronte sul coltello, un coltellaccio da cucina, non corrispondevano, altre analisi non confermarono riscontri attendibili. Dagli ambulanti cinesi figurarsi poi se trapelava qualcosa. Ma loro che c'entravano?

Allora un balordo, un perdigiorno, forse fra quelli che escono dagli ultimi spettacoli dal Cinema -il chiosco rimaneva aperto fino a tardi- o che si fermano in piazza di ritorno dalle sale da ballo della zona oppure in partenza per più distanti balere. Un ubriaco, un emarginato, magari uno straniero. L'Anna aveva quel sorriso arrendevole e triste che sembrava invitante, che sembrava dire sono sola e persa come te. Forse uno più giovane che conosceva o un vecchio vagabondo e lascivo: un complimento di troppo, un approccio più violento, probabilmente un estremo rifiuto e la cosa era degenerata nel sangue. Oppure qualcosa del suo passato, un conto sospeso da saldare, una bocca da chiudere.

Non si seppe mai. Forse il delitto perfetto nei gialli non esisterà, ma nella vita e per caso invece sì, esiste eccome. La Questura si dovette accontentare delle indagini condotte con cura e poi, dopo un mesetto, il caso fu archiviato. Insoddisfatti rimasero i morbosi "giallisti". La donna non aveva familiari, solo parenti alla lontana che ben lontani si mantennero, ancorché interpellati. A chi importava, in fondo. Il camper rimase un bel po' chiuso sulla piazza, bloccato dalle pratiche e immerso nelle nebbie della burocrazia, poi fu rottamato. E fu tutto. Quel che restava della storia e del passaggio sulla terra dell'Anna Biagini, del suo cuore spinato. Troppo poco, pensava il commissario, ascoltando la tromba e la voce delicata e tormentata di Chet Baker. Poi la notte e finalmente il sonno posero rimedio, se non alla vita, almeno a quel giorno. Un giorno come tanti.

Marco Celati

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Pontedera, 12 Febbraio 2017

In piazza del Mercato a Pontedera, a fianco del Cineplex, c'era davvero un chiosco: quello del signor Biagio Cassiano, noto commerciante ambulante. In molti, con qualsiasi stagione, prima o dopo il Cinema, passavamo di lì per un panino e una birra. Anche il "filmofago intollerante". Il signor Biagio è scomparso prematuramente e voglio qui ricordarlo, rendendogli omaggio. Isabella -non Anna- Biagini è stata una formosa attrice e showgirl degli anni sessanta e settanta, caduta in disgrazia e in miseria, che merita almeno una menzione. Non c'entra nulla con il chiosco del compianto Biagio, né con la storia inventata e raccontata. Solo la vicinanza tra un nome e un cognome hanno fatto scattare il transfert nella mia mente bacata. Forse a entrambi debbo delle scuse.

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati