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martedì 17 ottobre 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Aspettative

di Marco Celati - giovedì 29 giugno 2017 ore 16:20

Detto tra noi, forse è presto, ma ci aspettiamo di più da te, riflessioni sulla città e la politica. Sugli uomini e le esperienze che hai attraversato. Hai molto da raccontarci e ci servono racconti sugli ultimi venti anni.

Più o meno questo gli diceva il suo editore. Ma lui pensava che forse era tardi e, sempre detto tra noi, chissà cosa serve davvero, a proposito degli ultimi vent'anni. Sono un pensionato, il mio ciclo è finito e mi "diverto" a scrivere per ingannare il tempo e la vita, pensava. Che male c'è? Accontentiamoci di questi racconti "leggeri" in cui sta, celata, la mia "pesantezza", per quel che può valere, peraltro scritti da un eteronimo. La scrittura è la traccia di noi nella vita e la vita è l'ombra di noi sulla terra. Vivere e scrivere non sempre vanno d'accordo. Ma in realtà si somigliano. Scrivere, come vivere, talora è piacevole, talora doloroso, spesso faticoso. A volte viene a noia, ma non se ne può fare a meno, pensava.

L'unica variante vera e salutare alla scrittura sarebbe la lettura. Ma scrivere e leggere si legano spesso, come un gatto che si morde la coda. Anche il mio tenta di farlo, rincorrendo sé stesso. Magari è vero che leggere le cose degli altri, più bravi, più colti, più tutto, è meglio che scrivere di se' e per se'. E alla fine, se proprio vogliamo, aiuterebbe anche a scrivere meglio. Ma tant'è. Si vive anche un po' a cazzo di cane, come cinici sensibili, pensava, che ci volete fare? E la vita è fatta di tristi divertimenti o divertite tristezze, piena di leggerezze pesanti, a volte perfino pensanti. E spesso, appunto, cazzate. Se ne può ridere. La tristezza in sé è dura, ma una divertita tristezza è l'ossimoro che preferisco: lascia in bocca un riso amaro. Le risate amare sono le migliori, come le marmellate agrodolci di arance che non stuccano, come le poesie difficili da mandare a memoria che non ti stanchi di leggere e le canzoni poco orecchiabili che non ti annoi ad ascoltare.

Imbruniva, calava il sole. Si sentiva triste, ma non come un tramonto di sera. Chi l'ha detto che è triste un tramonto? Come può essere triste uno spettacolo così bello? Malinconico, semmai, che è tutta un'altra cosa. La malinconia ti riempie il cuore, la tristezza te lo svuota, pensava. Era triste come una protesi in bocca, come una prostatite acuta, come un supermercato cinese aperto la domenica mattina. Ecco com'era triste. O come quegli amori che passano e restano le abitudini.

Dice bisogna fare questo o rifiutare quest'altro o avere questa idea precisa, insomma concepire una politica "senza se e senza ma". Ma come? Capisco la rivendicata volontà di scegliere un campo, piuttosto che un altro, ma perché mai senza congiunzioni dubitative o avversative? Subordinate semplici, ma importanti e mica solo in analisi logica o grammaticale. Tra tante persone piene di se', meglio quelle piene di se, ma con cui si può ragionare, pensava. Tutti i giorni abbiamo a che fare con dubbi, ipotesi e avversità e dunque i "se" e i "ma" capitano eccome e bisogna poterli usare, saperci fare i conti. E non solo le congiunzioni occorrono e contano, perfino gli accenti e gli apostrofi valgono una cifra. Alle volte basta un accento o un apostrofo e ti salvi, ci capisci qualcosa di più. Con un apostrofo distingui il femminile dal maschile e lo riconosci. Oppure un accento ti cambia la vita. Un esempio? Da giovani eravamo rivoluzionari, "protési" al cambiamento, avremmo mangiato il mondo, l'avremmo preso a morsi. Da vecchi ci ritroviamo con delle "pròtesi" in bocca che ci biasciamo perfino le parole. Bel mi' mori', pensava.

A proposito, ho letto in sala d'aspetto dal dentista qualche pagina di un sorprendente libretto intitolato "Il viaggio di Dante e la Bhagavad-gita" che avvia alla comprensione dello spiritualismo indiano. La Bhagavad Gita, rivelata da Krishna, risale alla classicità dell'India e sintetizza il sapere dei quattro Veda, che non mi chiedete cosa sono, ma il nome è già di per se' suggestivo, misterioso e affascinante. Sarebbero le più antiche scritture sapienziali dell'umanità, che trascendono la percezione sensoriale e intellettiva e conducono alla visione centrale di ciò che è sacro. Un viaggio interiore alla scoperta del senso della vita e dell'illuminazione, mica una gita fuori porta! L'autore, con una colta disamina, ipotizza un parallelo tra la Divina Commedia di Dante e il Dolce Stil Novo, per entrambi dei quali propone una lettura anagogica ed esoterica, con l'opera rivelata da Krishna. Tutto tende alla ricerca di una dimensione spirituale, all'amore e all'elevazione trascendente dello spirito verso la divinità. Tutto trascende. Ho chiesto spiegazioni alla dottoressa che conosco da anni, ma evidentemente non conoscevo davvero e mi ha detto che sì, lei ci crede: «se no che ci stiamo a fare a questo mondo, che senso avrebbe la vita e quale sarebbe il mio significato». E mi ha spiazzato, facendo a pezzi il mio ignorante disincanto e lasciandomi letteralmente a bocca aperta. Poi mi ha riparato la protesi, rimettendomela a posto. E ho chiuso la bocca. Anzi, me l'ha chiusa lei.

Grande rispetto e considerazione. Ho anche capito che quelle musiche "new age" che vengono diffuse nello studio dentistico forse non sono solo a scopo ed effetto rilassante, ma rispondono ad una scelta di vita. Ad una psicologia, un modo di trattare l'esistenza. Dare un senso alla vita: un senso circolare e non lineare.

Sono stato credente e poi non più. Però ho creduto nell'uomo e nel progresso e ancora, in fondo, mi dura. Sono vissuto quando progresso economico, sociale, tecnologico e scientifico tendevano a coincidere. Semmai l'ambiente andava in sofferenza e doveva -e deve- essere considerato e rimesso al centro. Per non parlare delle relazioni umane, dei sentimenti e delle arti. Di tutto quanto ai nostri occhi e non solo, appare compreso in ciò che chiamiamo bello, buono e giusto. Tuttavia sono sempre stato portato a credere che l'esistenza un senso vero e proprio non ce l'abbia, se non una direzione fatale che è nota a tutti e tutti cerchiamo di pensarci il meno possibile, sperando di rimandare. Esistere si esiste e questo è tanto. Anzi, questo è tutto. Materia e spirito sono dentro noi, siamo noi. E basta. E se non ci pare sufficiente, perché non ci pare sufficiente, che ci possiamo fare? Lasceremo tutto, o quel che è e sarà di noi, alla nostra discendenza, se ne abbiamo, alla nostra memoria e al nostro oblio.

Credere che l'universo sia stato creato e non si sia formato o sperare in un aldilà spirituale, contrapposto alla materiale esistenza terrena, mi sembra arcaico. Una spiegazione primitiva del mondo e dell'esistenza. Primordiale, ma riduttiva. Però la mia, più che una convinzione, è un'opinione come un'altra, forse viziata da scientismo. Per quel poco o nulla che so delle teorie scientifiche ed evoluzioniste. E diociscampi dalla "religione" di Scientology! Una setta di bischeri hollywoodiani o peggio. Comunque fede e scienza può darsi possano pure convivere, per spiegare se' stesse, noi e tutto quanto il resto. Che è già parecchio. Ma, in ogni caso, dato che detesto e temo da tempo il pensiero assoluto, mi limito al mio relativismo esistenziale e rispetto il pensiero degli altri. Basta che nessuno finisca più sul rogo; nessuno si aspetta ancora l'Inquisizione Spagnola. E nemmeno il fanatismo indù. Tantomeno la teocrazia islamista e le sue propaggini terroriste. Rispetto e ammirazione per tutti i credenti, illuminati dalla tolleranza. Come mi succedeva con Giovanni XXIII, Papa Francesco mi commuove tutte le volte che parla e appare. Come mi capita quando sento qualche discorso profondo e sensato sui valori oppure, al contrario, assisto a ignominiose ingiustizie.

Forse perché è vero che, occupati come siamo a riempire la vita di niente, quando sentiamo qualcosa che tocca il cuore e la mente ci sentiamo migliori. E questo è il senso."

Pontedera, 28 Marzo 2017

Marco Celati

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