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domenica 26 giugno 2016

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Dal carteggio Zenodoto Blondie

di Marco Celati - venerdì 03 luglio 2015 ore 08:37

Caro Blondie,

ho letto su Qui News Valdera il racconto "Simon Benetton" del tuo amico Marco Celati. Mi risulta che siate molto vicini. Il racconto è scritto bene ed ha un bel finale. Il Celati inneggia all'inserimento dell'arte contemporanea a Pontedera, plaudendo con sospetta reverenza ad un vecchio sindaco che per questo si è molto adoperato. Ora per coerenza, egli dovrà giustificare ed immortalare anche l'ulteriore nascita della civica pinacoteca, in quel della villa Crastan, che contiene opere in grado di far concorrenza, "modestamente", al MOMA!

E qui, avverti l'ineffabile blogger di Qui News, in diversi ci sentiremo in dovere di commentare: non è che si voglia polemizzare con le sue idee. E nemmeno che non si apprezzino gli sforzi del sindaco di cui parla, che più di tutti ha abbellito e cambiato il volto della città negli ultimi venti anni.

Solo, in questi tempi di vacche magre, proporremmo di finalizzare meglio il rapporto tra soldi da investire, arte e sviluppo. Se invece che su quattro spazi espositivi pubblici, tre dei quali senza senso: Sete Sois, Cirri e Villa Crastan, si concentrassero gli sforzi e la strategia sull'unico spazio espositivo su cui davvero ha un senso investire, ma investire bene, parlo del Museo Piaggio, forse questa città si doterebbe di una strategia "museale" efficace, in grado di incidere sul futuro culturale ed economico della città. Forse, beninteso. Ma temo che l'anarchico dinamismo della nostra bella città, che Pietro Giani per primo ha esaltato e teorizzato fin dagli anni '50, non renderà possibile tutto questo.

Salutoni

Zenodoto

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Zenodoto, non so se condivido del tutto, ma capisco e riferirò il tuo punto di vista all'ineffabile Celati. Anche se so già cosa risponderà. Mi dirà, come suo solito, che ogni punto di vista è la vista da un punto... Dice sempre più spesso così; invecchiando non so se mi diventa saggio o rincoglionisce. Capace tutt'e due! Dice che tutto è relativo...

Celati comunque dica quel che vuole, caro Zeno. I suoi sono solo racconti brevi, per fortuna, che probabilmente non passeranno nemmeno indenni dal varco del software per segnalare i testi stupidi, gli scritti di poco o nessun valore, che stanno elaborando al Sant'Anna. Anche questo l'ho letto su Qui News.

Chissà chi avrà chiesto a quegli studiosi, a quei brillanti ricercatori, un simile programma? Un software antistupidità! Chiunque sia, ha fatto bene: oggi tutti, ma proprio tutti, scrivono e nessuno legge...

Per quel che riguarda invece il vecchio sindaco che avrebbe portato l'arte in città, il Celati l'ha sentito e mi incarica di riferirti che l'ex primo cittadino sostiene che tale fama è francamente usurpata: dice di non essere stato il primo, né il migliore in questo senso. Spera solo di non essere l'ultimo. Dice che le città devono essere belle e non grigie e che l'arte era una sua passione e che poteva pure andarci peggio: "Pensate se avessi avuto il pallino della pesca!"

Dice che quello lo faceva con poche risorse e poco tempo, se fosse stato un presuntuoso avrebbe detto con la mano sinistra. Chissà perché.

E dice che, per la verità, quello che fu fatto è stato altro: zona industriale, piano urbanistico, opere pubbliche e viabilità, solidarietà internazionale. E forse l'invenzione più riuscita: la zona industriale ecologica che sta producendo ancora occupazione e crescita su base sostenibile. Anche senza scomodare la green economy e cercando piuttosto di risparmiarci la contagiosa ed esilarante felicità della decrescita. Questo l'ex sindaco dice. E racconta che la sua più grande e segreta soddisfazione fu quando un giorno, negli spogliatoi della piscina all'aperto, sentì due ragazzi della zona che parlavano tra loro. Avevano messo su casa e famiglia, da quando avevano trovato lavoro, uno alla Revet e l'altro all'Ecoacciai: due nuove attività industriali il cui insediamento lui aveva promosso.

Dice che si commosse, ma ammette che forse aveva fatto qualche vasca di troppo ed era l'acqua clorata della piscina che gli faceva reazione. E l'impegno per il lavoro non gli impediva di commuoversi anche quando pensava a Tommaso Fanfani e a Dino Carlesi o quando passava intorno ad "Oleandra", l'opera d'arte, eretta sulla rotatoria della Bellaria, di Arturo Caramassi, davanti agli impianti sportivi del Becattini e al Palamatteoli. Alla base ci sono scritte le parole che la moglie dell'artista, morente, pronunciò: "Vie sur la vie, mort sur la mort, douleur sur la douleur, amour sur l'amour". Dice che ora anche Arturo è morto e almeno ci restano quell'opera e quelle parole.

A proposito, Celati sostiene che tu avresti detto all'ex che la nuova Biblioteca nel Dente Piaggio non si sarebbe fatta, non so se è vero. Le parole le porta via il vento e le biciclette...non si sa chi. Solo gli scritti restano. Comunque avevi ragione, però chi è venuto dopo, più bravo, è riuscito a realizzarla, dopotutto. Dice che la politica dovrebbe essere così: si corre, si consegna il testimone e altri corrono. Interminabili rettilinei, curve insidiose, la difficoltà e le regole del cambio: un gioco di squadra, insomma.

La biblioteca ora è un fatto e ricorda il nostro Presidente della Repubblica: raccoglie e tramanda chi siamo. Perché in fondo, dice il Celati, è questo che conta, anche più delle cose che sono o non sono: le relazioni tra le cose e le cose, tra le persone e le persone e tra le persone e le cose. Sarà questa la storia? Niente è sicuro mai. Se penso alla biblioteca dell'Abbazia, dove Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk indagarono o a quella di Alessandria, dove Ipazia studiò l'ellisse, forse date alle fiamme per fanatismo, per eccesso di presunta virtù...Ma le donne e gli uomini, le loro idee e le loro fantasie durano oltre la fiamma. Perché durano le relazioni. Deve essere anche un fatto fisico. Della fisica voglio dire: mi pare qualcosa del genere abbia scritto Carlo Rovelli nelle "Sette brevi lezioni di fisica".

Comunque, Zeno mio, ciò vale per ciò che vale e alla fine una ragione almeno, il Celati c'è l'ha: anche questo, come tanti, è solo un racconto breve, destinato all'oblio. E alla fine è meglio essere dimenticati che ricordati male.

Un caro saluto.

Blondie

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Marco Celati

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