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mercoledì 26 aprile 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Gigi e la Madonna di Montenero

di Marco Celati - giovedì 25 agosto 2016 ore 07:05

Marco, ho fatto un voto.

Che voto?

Se passavo alla Maturità andavo in bicicletta alla Madonna di Montenero.

E allora vai!

Mi devi accompagnare, da solo non ce la faccio...

Ma io il voto non l'ho fatto e sono passato uguale!

Te eri allo scientifico, io al classico...

Ma vai in culo! Questa mi mancava! L'hai voluto il classico? L'hai fatto il voto? E ora pedala!

Ovvia dai! Devi venire. Te in bicicletta vai, io poco o nulla. C'è anche una bella salita fino al Santuario...

No, caro Gigi, a me tra l'uscio e il muro 'un mi ci pigi...

Ma siamo amici!? Te non vai spesso al mare in bici? Fai finta di andare al mare, che ti costa?

Ma sarai stronzo!? Ti ho detto di no, non ne ho voglia!

Sei stronzo te! Non posso mica mancare alla parola data alla Madonnina Santa di Montenero!

O basta, Gigi! Non vengo, te l'ho già detto.

Partimmo presto al mattino. Due biciclette, abbastanza sportive. Un po' pesanti, d'acciaio, con il manubrio piccolo, cromato, modello condor. Come usavano negli anni sessanta. "Vintage" oggi si direbbe. E fosse il male del manubrio, anche noi oggi lo siamo: d'epoca. Si era infatti in un altro secolo. Una sola moltiplica, cambio Simplex o Campagnolo, non ricordo, ma un cambio lo avevamo. E ce lo davamo anche sull'Arnaccio, andando in fila, regolari. Avevamo voglia di vivere e il vento in faccia. Passavano auto e camion: quella strada era brutta, dicevano, ma niente a che vedere con il traffico odierno. La mattina e il giorno erano belli, come gli anni di allora. O così almeno ci paiono adesso che sono passati. E non solo in bici.

Davo il cambio a Gigi quando vedevo che si addormentava sui pedali: se no non si arriva mai, gli gridavo, facciamo una cosa di giorno! L'amico rideva e rispondeva, non troppo forte però, non sono allenato. Tutto andò liscio fino a che, ad un incrocio, si immise sull'Arnaccio un signore, tutto bardato in tenuta sportiva con tanto di bicicletta e manubrio da corsa: un ciclista, un corridore vero.

De' ragazzi, dove andate?

Il "de" iniziale, la calata aperta, l'abbronzatura estiva, l'atteggiamento, diciamo così, non proprio introverso e, a rifinire il quadro, un medaglione luccicante oro al collo e un altrettanto vistoso braccialetto al polso dell'identico metallo o supposto tale, tutto insomma faceva propendere per l'appartenenza del Nostro all'illustre città labronica. E infatti...

Io vado verso Livorno, si fa un pezzo insieme, ci si dà il cambio. Si va meglio. Che dite?

Va bene, rispondemmo. Era assai più vecchio di noi, ci si farà, pensammo. Era un cicloamatore, ci raccontò strada facendo, da giovane aveva corso, ma ora andava solo per passione, per tenersi in forma. Ci si fa, ci si fa.

Noi si va a Montenero.

Bravi ragazzi, discreta salita. Raccomandatevi alla Madonna!

Gigi, pur devoto mariano, non sembrava più tanto entusiasta. Lo vedevo un po' preoccupato. Se ne stava in silenzio, chino sulla bici. Il vecchietto, invece, ci dava dentro, pedalava forte e agile, in perfetto stile, curvo sul manubrio. Filava come un razzo. Arrivammo a Livorno con una serie di cambi tirati. Tiratissimi. Io avevo il fiatone. Gigi arrancava, un po' scomposto sui pedali.

Ragazzi facciamo il litorale, si passa dal Porto e poi lungo mare. E più bello. Che dite?

Ma non dovevi andare a Livorno?!

No. Si va insieme fino al bivio sull'Aurelia, poi voi salite a Montenero e io proseguo per Rosignano.

Accidenti a te e a tutti i cicloamatori! Continuava a pedalare e a tirare. Sul lungomare soffiava un libeccio cane. Per stargli dietro sul rettilineo, misi il "rocchettino", il rapporto più veloce, ma più duro. E nonostante questo rimanevo a distanza. Gigi spariva sempre più indietro. Il corridore via via si girava e, gridando, ci incoraggiava.

Forza ragazzi, forza!

E, rivolto a Gigi.

De', morino, facci vedere un ritorno di fiamma!

La fiamma si era spenta da un po'. Rimaneva quella della fede, per Gigi, ma vacillava anch'essa: al lumicino. Proseguimmo comunque. Ero stremato, ma non volevo dargliela vinta. In qualche modo, seppur non a ruota, gli tenni dietro. Al traguardo intermedio, il bivio sull'Aurelia, presi diversi secondi, Gigi in compenso era dato a parecchi minuti. Finalmente il cicloamatore, che la Madonna lo benedica, mi salutò con la mano e andò per la sua. Ricambiai il saluto. Imboccai la via per Montenero, rallentai. Quando fui certo che non mi vedeva più, scesi di bicicletta, la misi a terra e mi buttai su un prato, a lato della strada. Gigi arrivò dopo un po' e fece altrettanto. Si stette così a riprendere fiato, sdraiati nell'erba, guardando il cielo sopra Livorno. Sapevamo che non era finita. Ci aspettava il gran premio della montagna, il Santuario. Gigi si alzò, cercò una siepe. Dopo un po' lo sentii urlare.

Non mi piscia più!

Come sarebbe, non ti piscia più?

È tutto indolenzito dal sellino della bici! Non me lo sento più!

Ma te ne vai! Prega la Madonna, chiedi la grazia...

E si dava delle pacche sull'organo preposto alla minzione, come per rianimarlo. Alla fine ci riuscì, non credo per intercessione celeste, e anch'io mi unii al rito virile. Chi non piscia in compagnia... Poi risalimmo in sella e iniziammo la salita per Montenero. Altro che Madonna! Un calvario. "Rocchettone" di salita e ritti sui pedali. Si procedeva piano, quasi a passo d'uomo. Io ero un po' più allenato, ma in salita non ero buono. Al massimo un passista: siamo gente di pianura. A un certo punto, ad un tornante, Gigi scese e proseguì a piedi, con la bicicletta a mano. Se il voto si interpreta: vengo "con" la bici e non "sulla" bici, andrà bene lo stesso. La Madonna capirà. D'altronde, "ad impossibilia, nemo tenetur" e Gigi aveva fatto il classico. Io proseguii sui pedali, stringendo i denti e con le gambe che non sentivo più. Non so come, arrivai in vista del Santuario. E qui, l'ennesima umiliazione. Un ragazzetto, assai più giovane e con una bici da corsa, mi passò, superandomi di volata e se ne andò, leggero, verso il santo traguardo. Accidenti anche a lui! Bella generazione: più debole sia con i maggiori che con i minori d'età. Invidiavo quelli prima di noi, del dopo guerra. Avevano avuto altra fame e altra forza.

Sandro Mazzinghi, il grande campione, ci raccontò che da ragazzi seppero di un incontro di pugilato a premi che si svolgeva a Livorno. Lui tirava già un po' di boxe. Andò con un amico, lo Zipolo, mi pare, in bici. Erano in due, come noi, ma con una bici sola. Uno stava sulla canna. Pedalavano a turno. Arrivò. Salì sul ring. Vinse per KO. Il premio, se non ricordo male, era un prosciutto. E se ricordo male spero mi scusi, se no son guai. Poi tornarono a casa, come erano venuti, in due su una bici. Sandro Mazzinghi fu campione del mondo. La sua storia, fatta di pugni e di riscatto, ne fa un eroe popolare. Sarà per questo che la sua città natale gli ha già dedicato un monumento, intanto che vive.

Anche Gigi arrivò. Nell'ultimo tratto era risalito in bici. Il voto era stato sostanzialmente rispettato. Ci raccogliemmo un po' nel Santuario. C'erano tutti gli ex voto appesi. Quadretti, cartoline, oggetti a ricordo per grazia ricevuta. E io non ricordo se Gigi accese un cero alla Madonna. Avrebbe forse compensato i moccoli che per strada avevo, sommessamente, tirato. Faceva impressione tutto quel dolore esposto. Il destino incombente e avverso, risolto in quell'atmosfera di fede. La vita è attraversata dal bene e dal male. Oltre la vita, non è dato sapere.

Comunque anche Gigi ormai era un ex voto. Anche se, comunque la si pensi, la fede è fede e la superstizione è superstizione. E gli scongiuri sono scongiuri. Penso che, se non avesse studiato, la Madonna non gli avrebbe fatto la grazia della promozione. Non sarebbe stato nemmeno giusto. Come San Gennaro che, ad un fedele che lo pregava con insistenza di fargli vincere la schedina, alla fine pare abbia risposto, spazientito: figlio mio, ma almeno tu giocala!

La via del ritorno non me la ricordo. Se Dio vuole o grazie alla Madonna, non incontrammo nessuno a tirarci la volata. Il cammino, mi sembra, fu tutto una discesa. Fosse stata, fosse la vita così. E in fondo lo è.

Marco Celati

Dalla Madonna di Ripaia, Treggiaia, 21 Agosto 2016

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Luigi, vulgo Gigi, oggi è il mio medico di famiglia. Con l'aggravarsi dell'età frequento di più il suo studio. Non sono credente, ma magari fosse ancora possibile una pedalata fino a Montenero! Un voto o una ricetta, al posto di tutte quelle pasticche. Oltre la fede, ci vorrebbe che la Madonna di Montenero la passasse la Mutua.

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati