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domenica 23 luglio 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

I ricordi

di Marco Celati - lunedì 12 settembre 2016 ore 22:23

Non rammento granché della mia vita, quasi niente. I giorni corrono e io non ho mai preso appunti. Qualche ricordo a volte risale da sé la corrente del tempo. I ricordi si depositano sul fondo della memoria e, quando riaffiorano, rendono preziosa la vita. Talora basta un nonnulla, un pensiero che sfugge al controllo del tran tran quotidiano e torna, si ripropone alla mente. Oppure capita di osservare un particolare: i figli, ad esempio, venuti a cena da te che guardano la TV. Ormai sono uomini, hanno case, affetti, famiglia, li guardi e all'improvviso ti ricordi di quando erano piccoli.

Andrea, sgomento in piscina, alla prima gara di nuoto che si affaccia smarrito dal bordo vasca e ci cerca in tribuna, quasi piange e dice "non so cosa devo fare, dove devo andare". E poi l'istruttrice lo prende, lo riporta nel gruppo, fa la gara e va veloce, leggero, di grazia, nell'acqua. Spesso penso a quali prove sottoponiamo i figli e se abbiamo loro procurato affanni ed ansie per le nostre idee o le nostre concezioni della vita. Il nostro arbitrio. O se questo, invece, è stato un bene perché li ha preparati, vaccinati anche da noi e resi più forti. E Luca, il gemello, a cui dicevo con il bacio della buonanotte "sei il mio valoroso" e lui che rispondeva "però se vincevo ero più valoroso" e io rispondevo di no. E non ricordo se era una gara di nuoto o un torneo di basket quello che non avevamo vinto. Poi durante una manifestazione in cui tutti avevano dei palloncini colorati con appesi messaggi di pace che bisognava far volare e lui che piangeva lacrime disperate perché vedeva il suo bel palloncino e tutti gli altri che se ne andavano via, lontano, persi chissà dove e per sempre nell'azzurro del cielo.

E ricordo quel giorno che, attraversando Piazza Belfiore, i gemelli diversi mi vennero incontro. La mamma me li portava perché li tenessi il fine settimana. Eravamo già separati. Ma loro correvano su quella piazza dall'asfalto colorato di rosso, quasi una piazza di mare, e venivano ad abbracciarmi festosi. Era una bella giornata d'estate: "oggi ho figli da corrermi incontro ed il sole cortese", pensai e quel ricordo e quel pensiero rimasero legati per sempre a quel luogo. Ritornano ogni volta che attraverso quella piazza. E così sarà sempre, finché avrò vita e memoria.

Ricordo la figlia della mia compagna, la piccola Chiara, Chiarina, che dice con linguaggio forbito "scusate, sono allergica alle graminacee" tra lo stupore dei presenti che chiedono alla madre, "ma come l'hai allevata?" E che a me racconta "ho visto i tuoi figli e mi volevo presentare: piacere sono Chiara, la vostra sorellastra". E dice del maestro di sci "crede che sia una bambina timida!"

Al mare, sotto uno scoglio affiorante, ribattezzato "l'Elbetta", la piccola isola d'Elba, aveva pescato una stella marina rossa che teneva in mano e guardava l'obiettivo della macchina fotografica stringendo gli occhi per il sole, una volta tanto senza fare le boccacce, come suo solito, per prenderci in giro. È incorniciata quella foto, accanto a quelle che la ritraggono negli esercizi di ginnastica ritmica: era minuta e bellissima e oggi è una splendida ragazza che va all'Università e andrà nella vita, avanti per la sua strada. E forse, a giudicare dalla sua cameretta, sarà una disordinatrice. Speriamolo, perché un mondo, ordinato così, non va mica bene.

Ci ricordiamo i figli, piccoli e indifesi, e noi che pensavamo di poterli educare e difendere, di sapere come fare. Invece non sempre è stato così. E ora, a vederli grandi, siamo noi che ci sentiamo deboli, vecchi e quasi vorremmo abdicare al ruolo di genitori per affidarci alla loro protezione e al loro sostegno. Ma non possiamo farlo, non dobbiamo finché abbiamo forza: ogni generazione porta il suo carico e a noi il nostro compete. Prima che non sappiamo più cosa fare e dove andare, prima che non siamo più valorosi, che diveniamo allergici al vivere e ci smarriamo, prima che i nostri pensieri si perdano come palloncini nel cielo e disordiniamo tutto, tornando bambini, prima dobbiamo proseguire e portare a compimento il nostro cammino sulla terra. Oggi i miei vuoti di memoria sono imbarazzanti, le parole stesse restano intrappolate o si perdono nel percorso misterioso che dal pensiero va verso il linguaggio. Comunque, fintantoché mi ricordo, voglio ricordare. Ricordare fa nostalgia e la nostalgia non serve al futuro, però, per quanto possibile, addolcisce la vita. Mi fa sentire migliore di quello che sono. Di quello che sono stato capace di essere.

Marco Celati

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Treggiaia, 2 giugno 2016

"Dove andranno a finire i palloncini, quando sfuggono di mano ai bambini" cantava Renato Rascel. La canzone ha ispirato il mio dipinto. Che i ricordi, se belli, rendono preziosa la vita è un pensiero comunemente condiviso, però, per onestà intellettuale, rivelerò che l'ho rubato, meglio l'ho preso in prestito, dalla vetrina di una piccola bottega d'arte che sta a Prato in Via Frascati 14 A. Non so chi sia l'artista, ma grazie di avermelo ricordato. 

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati