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martedì 30 maggio 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

LA VITA E' UN PALLONE - quarta puntata

di Marco Celati - domenica 13 novembre 2016 ore 07:00

La mia vita si trasferì a Pisa. Lavoravo per l'Arci, in Borgo Stretto. Anni sentimentalmente travagliati per me, turbolenti per il Paese. Mi occupavo di cultura e di spettacoli. Mi arruolarono nell'Oratoio, la squadra di un Circolo nella frazione di Riglione, alla periferia di Pisa, che militava nel campionato amatori. Allenatore, giocatore e capitano era il Terlizzi. Io ero fresco reduce dal campionato di terza e seconda categoria e ancora forte di quella esperienza e di quegli allenamenti. Mi sembrava di essere più preparato dei miei compagni e degli avversari che incontravo, più determinato, perfino più aggressivo.

Non so se era vero, ma a volte è come ti senti che determina chi sei. Fatto sta che giocai diciassette partite e feci ventitré goal. Se una volta non segnavo, la volta dopo mettevo a segno una doppietta e, in un incontro, perfino una tripletta. Ricordo un goal a pesce, di testa, con un volo a mezz'aria su una palla rimbalzata violentemente sul palo per un tiro dell'altra destra. Ne ripasso ancora mentalmente i movimenti veloci: la corsa per smarcarmi dai difensori, il guizzo, il tuffo di rapina e la grazia del volo sospeso fino all'impatto della testa con il pallone che, deviato con forza, spiazza il portiere e gonfia la rete. Rivedevo nella testa i goal fatti, al rallentatore, la notte prima di addormentarmi, come un sogno ad occhi ancora aperti e questo mi dava un senso di forza e di leggerezza, di appagamento. Poi il sonno veniva.

Alla fine del campionato incontrammo l'altra squadra della frazione, credo si trattasse della mitica "Scintilla" di Riglione, il paese attaccato ad Oratoio, ma non ne sono sicuro. Fatto sta che la squadra avversaria era in lizza per la vittoria del campionato, noi eravamo ben piazzati, intorno alla quarta, quinta posizione, ma non potevamo aspirare di più. Il Terlizzi ci disse che un pareggio andava parecchio bene per loro e, tutto sommato, anche a noi. E così la partita si svolse noiosa, a reti inviolate per tutto il primo tempo ed anche il secondo si mantenne sullo zero a zero. Un allenamento, praticamente: nessuno affondava. Una rottura di palle. Sembrava come quando il compagno Giuseppe De Felice, concludendo un congresso al PCI di Pontedera, disse che l'azione politica dei comunisti pontederesi girava a vuoto, come un incontro di calcio senza il pallone. Proprio così disse e proprio così andava anche la nostra partita. Sennonché, verso la fine, il terzino mi fece:

«E te saresti il grande cannoniere?»

«Cazzo vuoi? Chetati!» Risposi.

Non sono mai stato un grande conversatore. Nemmeno tanto fine. Però l'amor proprio è amor proprio e così su un calcio d'angolo dalla sinistra, decisi che per me poteva anche bastare e che andassero tutti affanculo. Saltai talmente alto che arrivai alla traversa e colpii con tanta rabbia di testa che la palla piegò le mani al portiere e si insaccò nel sette, sul secondo palo. Il terzino si era chetato. Non ho mai saputo se loro abbiano vinto il campionato, erano una bella squadra, ma quella partita la vincemmo noi uno a zero.

Andavo oltre i trent'anni anni. Alla fine delle partite, un po' per riconoscimento, più che altro a presa di culo, mi consegnarono il primo e ultimo trofeo "Viale del Tramonto", al miglior realizzatore del campionato amatori, stagione calcistica 1980-81. Conservo quella statuina con la dedica, anche ora che il viale è percorso e il sole tramontato.

Continua

Pontedera, 17 Ottobre 2016 

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati