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venerdì 17 novembre 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Riflessioni sull'amore

di Marco Celati - lunedì 16 maggio 2016 ore 10:36

"Luna sulla collina" dipinto dell'autore

La notte è scesa silenziosa in collina, le case sono avvolte dal buio che fiochi lampioni rischiarano e la luce pallida della luna. Non dirò delle stelle, del fruscio nella macchia della bestia inguattata, solo della presenza enigmatica dei gatti. L'amore è sospeso nel mondo come un mistero, come una magia sulle cose.

Non saprei dirti qualcos'altro sull'amore. Cos'è, cosa non è di preciso. Forse quel quadro alla parete che ricorda un'estate nel golfo di Baratti, qualche anno fa. Salimmo a Populonia, nel castello c'era la mostra di un pittore delle nostre parti che ci piacque. Il mare era splendido, azzurro il cielo, ci volevamo bene. Tanto tempo è scorso, l'amore... E resta quel quadro.

Ma l'amore non si sa cosa sia, nessuno lo sa con precisione: è sentimento, è quando il cuore batte e ti manca il respiro e il cervello sragiona, è sesso, carne e passione. Oppure è la sublimazione di tutto questo ed ha più a che vedere con ciò che chiamiamo anima o spirito. Amore è essere concepiti e venire al mondo, è il doloroso attaccamento alla vita che contrasta la morte. È sentire gli altri e i loro bisogni, le sconfitte subite dagli inadeguati, le percosse e le ingiustizie degli ultimi. L'amore è un bacio e tante di quelle frasi riportate sui "pizzini" dei Baci Perugina, ma quello è più amore per il cioccolato, non a caso il cibo degli dei. L'amore per Dio! Che non è un'esortazione o un'imprecazione. È la fede nel divino di chi ce l'ha o l'ha incontrata, a fronte di chi, invece, la perde. O per una donna, un uomo, per l'umanità della Terra e per la Terra degli uomini, degli animali e delle piante.

C'è l'amore libero, chi lo fa con chi vuole e quando vuole, anche troppo. I figli dei fiori negli anni sessanta appartenevano a questa fattispecie: almeno così loro dicevano. E gli islamici che ammettono la poligamia: questo invece è provato, consentito dalla loro legge, nonché dalla loro fede. Ricordo sulla spiaggia di Saly in Senegal, dove eravamo per un progetto di solidarietà, una discussione presa un dopocena, sotto un cielo meravigliosamente stellato, in riva all'Oceano Atlantico, tra l'assessore femminista, la consigliera cattolica e l'immenso Djiby, che rappresentava la comunità degli emigrati senegalesi in Italia. Djiby nel nostro Paese voleva sposarsi e quando gli dicevo che non poteva farlo perché aveva già due mogli, rispondeva che lui era un uomo di fede e non poteva vivere nel peccato. E poi raccontava che una sua moglie gli aveva chiesto un cellulare e lui le aveva risposto: "Perchè? Sei una manager?" Presentandoci l'aspirante nuova consorte ci disse: "Lei è la Ferrari!" Teneva testa alle due agguerrite donne non so con quali ragioni e io, coraggiosamente, con la scusa che dovevo preparare il discorso per l'incontro all'Ambasciata dell'indomani, mi eclissai e li lasciai lì a discutere e litigare nella notte calma e stellata, sulle sponde dell'Atlantico. Djiby è un uomo di grande cuore, una montagna d'uomo e la mattina in Senegal si ristorava con diversi beveroni d'integratori. E quando gli chiedevo perché, lui sfoggiava un sorriso bianchissimo. Ah, l'amore, l'amore!

E c'è invece il rapporto esclusivo di coppia, ci sono i monogami: ad esempio in natura i piccioni, i pinguini e alcuni pappagalli, addirittura inseparabili e, tra gli esseri umani, i cattolici. Ma la cosa è più certa per piccioni, pinguini e pappagalli.

Forse allora ci vorrebbe una legge per l'amore o, meglio, una direttiva che dica con chi e quando si può fare e con chi e quando no. Che so? Un massimo, non più di tanto. E una frequenza minima per gli sfigati: una volta all'anno, almeno a Pasqua o a Primavera che dir si voglia. Un obbligo laico, un precetto non solo religioso, purché libero, aperto e tollerante. E invece una regola non c'è e così l'amore è lasciato al caso. E ciò è fonte di guai, di colpe e di danni, irreparabili o meno. Si dirà che all'amor non si comanda, che è materia tanto irregolabile, quanto imprevedibile, tant'è che in amor vince chi perde o chi fugge, perlomeno così si dice. Però una regola si potrebbe pure dare, almeno in Italia, tanto gli italiani la infrangerebbero subito. E ci sarebbe anche più gusto, come per il peccato.

L'unico amore veramente durevole è quello per i figli che sono altro da noi e nello stesso tempo parte di noi stessi. Forse è per questo misto di altruismo e di egoismo, di amore per gli altri e di amor proprio che l'amore filiale è forte e costante. Se si escludono Medea e le sue mostruose, mitologiche ragioni.

Intendiamoci. La vita è il bene immateriale più pesante e certo che abbiamo, il più impegnativo. È fatta di gioie e dolori, di pianti e di risa, di odio e di amore. Anche se tra queste antinomie è naturale tendere alla gioia, al riso e all'amore, che ci riusciamo o meno. E tante cose che si fanno o si dicono, sopratutto tante cose che si scrivono, di sicuro le mie, sono tutte "segate". Nella vita hanno solo valore, se l'hanno, forse perché ne alleggeriscono il peso. Ma non ce la salvano, non potrebbero mai. L'amore è l'unica cosa che può dannarci, ma anche salvarci, prima che il nostro tempo finisca e tutto si compia e si adempia di noi.

Treggiaia, 29 Marzo 2016

Marco Celati

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