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RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Sopravvivere a Capodanno

di Marco Celati - sabato 30 dicembre 2017 ore 08:15

Capo Verde, Isola di San Vincenzo, Mindelo. In una piccola pousada, su un terrazzino che si affaccia sul porto, un uomo sta consultando un ricettario di cucina toscana. Il mare è mosso, il mare è l’Atlantico, gli Alisei rinfrescano l’aria. Siamo ormai a fine anno, ma la temperatura è venticinque gradi. Sono tre anni ormai che, dopo essere andato in pensione, si trova in quell’angolo di mondo, Nedo. Al secolo Nedo Favati, ex commissario di pubblica sicurezza. Come fare dellottimo ragù toscano: tempo di preparazione trenta minuti circa, difficoltà media. Vediamo: per fare un ottimo sugo innanzi tutto bisogna fare un ottimo soffritto. Sarà, pensa, l’ottimo è sempre stato nemico del bene.

Aveva invitato Pilar, la sua forse più che amica, Pilar Dias, ex insegnante di ballo, in gioventù aveva avuto una scuola di danza a Mindelo. Ci pensava a Pilar. Apparecchio sul terrazzino, cucino, voglio fare bella figura: alle donne piacciono gli uomini che cucinano. Quasi quanto ai lettori gli autori di gialli dove si parla di delitti e ricette. E agli utenti televisivi, le trasmissioni di cucina. Pranziamo sotto l’ombrellone e poi un caffè e ce ne stiamo a guardare l’Oceano e a parlare di niente.

Ingredienti per il soffritto per due persone: mezza cipolla, ci sarà da lacrimare, un sedano, una carota, un aglio, un po’ di rosmarino fresco. Ho tagliato tutto finemente perché gli ingredienti possano sciogliersi in cottura e amalgamarsi nel sugo. Ho fatto soffriggere il battuto a fuoco basso, con olio di oliva extravergine, quanto basta, che so una sega quanto basta, in compenso è costato un occhio della testa. Però senza far dorare l’aglio, che sennò si sente troppo nel sugo. Ho aggiunto, di tanto in tanto, un cucchiaino d’acqua. E si era già sul difficile. Una volta preparato il soffritto, ho buttato la carne macinata: cento grammi di vitello e cento di maiale. Che sono costati l’altro occhio. Quando la carne sarà scottata, aggiungere mezzo bicchiere di vino rosso e far rosolare a fuoco vivo per un po’. Ancora più difficile. Nel frattempo, che per un uomo è un problema, ho affettato tre pomodori, li ho mischiati con la carne e sto facendo cuocere il tutto, come diceva la ricetta: venti o trenta minuti, che non mi pare proprio lo stesso. Ma, in un altro frattempo, che, sempre per un uomo, rasenta l’impossibile, devo bollire l’acqua e buttare la pasta. E così faccio.

Intanto vado sul terrazzino e comincio ad apparecchiare: non ho una tovaglia decente e l’unica passabile non ci dice con i tovaglioli di carta. L’ombrellone va spostato per coprire il sole, giuro che prima o poi la sistemo una verandina come si deve sul terrazzo. Le sedie di ferro bianco sverniciato, che sembrano apposta shabby chic, ma sono solo vecchie, possono andare. Gli do una spolverata. Ma, nell’ultimo frattempo, quello fatale se il tempo non lo sai gestire, la pasta sbolle, il sugo si attacca e brucia. È già tanto se non va a fuoco il cucinotto. Questa ricetta è di mia nonna, ma ricordate che per per cucinare occorrono soprattutto amore, passione e personalità, buon appetito, concludeva l’autore del ricettario. Fanculo il ricettario, te a la tu’ nonna, povera donna. Prendere il tutto e buttare nel secchio della spazzatura, dell’umido. Chissà se riciclano. Telefonare subito al Ristorante La Passarola, recentemente aperto dal Festival Sete Sóis Sete Luas, prenotare subito un tavolo per due.

Pilar è arrivata, bella come sempre. Cambio di programma, le dice in affanno, si va al ristorante. Mi avevi detto sul terrazzino, che cucinavi te; siamo signori?! Lasciamo perdere, Pilar. La zona è quella del Porto Grande. Ordinano la Cachupa, una zuppa di pesce con mais, patate dolci, fagioli e manioca, bevono Manecon, il vino rosso dell’isola di Fogo. Radio Morabeza tramette musica locale: morna, coladeira e batuque. Un caffè e restano a tavola a parlare di niente.

Non proprio di niente. Fra pochi giorni è l’ultimo dell’anno. Capo d’anno a Capo Verde! Andiamo alla festa dell’Hotel Sodade, dice Pilar, si balla e brindiamo insieme al nuovo anno. Sul ballo non mi sento ancora molto pronto, nonostante le tue lezioni, rispondo. E dai commissario, datti una mossa, se no mi faccio accompagnare da Cristobal, ci sarà anche lui, ti ricordi Cristobal, il comandante della polizia? Me lo ricordo, va bene, Pilar, si va. Speriamo di sopravvivere al capodanno, pensava. Sopravvivere a Capo d’anno, a Capo Verde.

Come mi vesto? Recupera e stira una giacca intramontabile e nera che abbina a pantaloni che, confidando nel favore delle tenebre o, quantomeno, nella penombra, sembrano quasi dello stesso tono di nero. Camicia bianca e fiocchino grigio, il tutto un po’ sgualcito e raffazzonato, ma sembra quasi uno smoking. Resta comunque il commissario Favati, piuttosto goffo e impacciato. Pilar, invece, si presenta in lungo blù, con qualche spacco vertiginoso, elegante e impeccabile. Gli domanda, commissario hai messo le mutande rosse. No le dice, non le avevo, te? Sorride maliziosa, non gli risponde, non cambierai mai, dice. Le brillano gli occhi.

L’orchestra esegue “Don’t cry for me Argentina. A Pilar piaceva Evita. A Nedo no: peronismo e populismo non gli sono mai garbati. Gli giungono anche degli echi dall’Italia, in proposito, piuttosto sconfortanti. Evita ha fatto tanto per le donne, l’istruzione, la povera gente, la tua politica, oltre le chiacchiere, che fa? Evita era la moglie del colonello Peron, un uomo di destra e l’Argentina è andata avanti alternando democrazia a colpi di stato e dittature. Mi sembra di sentire il mio Bruno, pace all’anima sua, quando insieme avevamo la scuola di ballo, anni fa, parlava come te: italiano anche lui, ballerino e socialista, povero Bruno!

Ora la cantante intona “São Vicente di longe, ritmo capoverdiano. Poi è la volta del Valzer delle candele, un classico. Pilar e Nedo ballano: un, due, tre, un, due, tre... Pilar scandisce il tempo. Commissario, non stare rigido come un manico di scopa! Nedo, stava sudando freddo e avrebbe voluto essere altrove, magari sempre con Pilar. Perché la signora Dias ha molti ammiratori, diversi erano stati suoi allievi alla scuola di ballo, fra questi Perez, il comandante della polizia di Mindelo. Il capitano Cristobal Perez con cui Nedo aveva già collaborato in un caso precedente. Il comandante balla con Pilar un tango e balla pure bene, il Tango della gelosia. Me lo fa apposta!

Ormai manca poco alla mezzanotte, al ritmo di “Brasil é um país tropical in sala sta sfilando il tradizionale trenino dell’ultimo dell’anno. Un must. Nedo stringeva Pilar sui fianchi e non gli importava di quel ridicolo trenino, con lei sarebbe andato in capo al mondo, altro che a capo d’anno! Ci siamo quasi a fine anno. Tutti in terrazza, il trenino si ferma, si spengono le luci, sono pronti gli spumanti e i bicchieri, lontano l’Oceano infuria, l’anno nuovo si avvicina. Inizia il conto alla rovescia: dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno. Feliz ano novo! Esplodono spumanti e fuochi d’artificio, scoppiano colpi. La Baia è illuminata a giorno. I monti intorno, rimandano l’eco del frastuono. Riprende la musica brasileira, riparte il trenino a ritmo di samba: “A, e, i, o, u, ipsilon, Brigitte Bardot, Bardot...” Si riaccendono le luci in terrazza ed in sala.

Ci sono due persone a terra, il trenino passa allegro e indifferente. Sono un uomo e una donna, lui ha uno smoking bianco, è riverso sopra lei. Due ubriachi persi, pensano tutti, tirateli su. Guardano meglio: sembra uno smoking, ma è una giacca da cameriere, lo girano, sangue sui corpi! Il trenino si ferma, panico, grida. Gli hanno sparato! Presto, un dottore, la polizia! Un dottore c’è, in sala, con un buffo cappellino in testa da fine anno, dice estão mortos, sono morti, colpi d’arma da fuoco. Il comandante Perez mostra il distintivo, la polizia sono io. A Mindelo tutti lo conoscono, però ci sono anche turisti e a lui piace mostrare il distintivo, come nei film americani. Ma non è solo chiacchiere e distintivo. Chiama la Centrale, organizza i suoi uomini per bloccare le uscite, fare i rilievi del caso e prendere le generalità a tutti. Un centinaio di persone. Commissario Favati, dice, mi dia una mano, per favore. Ex, capitano Perez, ex. Non importa, abbiamo già lavorato insieme, mi ricordo, ho bisogno del suo aiuto: cerchiamo di capire se sono stati colpi vaganti dei soliti incoscienti criminali che a capodanno si divertono a sparare alla notte e alla vita.

Nedo osserva i corpi, giacevano riversi in fondo alla terrazza. Il cameriere è, era giovane, si chiamava Pedro, Pedrito per tutti. Un colpo dritto al cuore l’ha ucciso, la donna, invece, un colpo alla testa. Anche lei è giovane e vestita da lavoro, da lavoro dell’ultimo dell’anno: gonna scura, calze velate, pettorina bianca, capelli raccolti, una bella ragazza. Era aiuto cuoco, in cucina, Alma, era il suo nome. Due morti! Facciamolo scorrere questo sangue, sostengono un famoso giallista e un bravo bibliotecario, giacché è solo finzione. Mai evocarla, la finzione, che poi la realtà la supera sempre. La realtà è beffarda, come la vita e si prende gioco di noi. Ci presenta il conto. Così Pedrito ed Alma non sono sopravvissuti al capodanno. Prima è caduta lei e lui sopra, forse erano vicini, quasi abbracciati, non sono stati colpi vaganti. I proiettili non vagano con quella precisione, solo la morte che si vuol dare lo fa. E la morte ed i colpi venivano da dietro, dall’interno del locale. Un revolver a occhio. Cerca commissario, cerca. Prima di tutto guardare tra i rifiuti, si scoprono tante cose dai rifiuti, come si vive, se siamo spreconi e incivili. In questo caso assassini, c’è una pistola ed ha sparato, si sente, era in fondo al sacco del multimateriale, pronto ad essere portato fuori per la raccolta. Chissà se differenziano, in ogni caso una pistola non è un imballo da riciclare. Probabilmente l’assassino non lo sapeva. Un delitto d’impeto, forse passionale, non premeditato, bisognava sbarazzarsi in fretta dell’arma, ma bisognava anche averla a portata di mano. In bagno, poi, c’è disordine e, nel cestino, uno stick con due piccole strisce rosa.

Nedo chiama Pilar. Cos’è questo, che vuol dire, le chiede. È un test di gravidanza, qualcuna che ha scoperto di essere incinta. Márcia, la titolare e cuoca, dice o que eu sei, che ne so. Il test non può essere suo: è una donna che si sforza di essere ancora piacente, senza riuscirci troppo, ma è in su con gli anni. Potrebbe essere di altre cameriere, ma quel bagno è riservato alla direzione, non è quello del personale. Forse è di Alma, la ragazza uccisa. E la pistola? Non è quella del locale? Sì, è quella del locale. Li ho uccisi io, grida Márcia, quello stronzo traidor e la sua nuova amante che me l’ha portato via, puta! Sono incinta, vedi, mi ha detto, ora mi sposa, me l’ha giurato, ci amiamo. L’aveva promesso anche a me un po’ di tempo fa, ma era solo per ottenere un lavoro, squallido opportunista, e io stupida a crederci. O mio o di nessuna. E nem o amor, nem a vida, né amore, né vita! Nunca se apaixonar quando estamos velhos, mai innamorarsi da vecchi, portatemi via!

Il Capitano dice, grazie Commissario. Continua a parlare abbastanza bene l’italiano e Nedo continua a parlare abbastanza male il portoghese. De nada, risponde, la donna ha subito confessato. Una stretta di mano, muito obrigado, si salutano. In fondo non c’è stato nemmeno un giallo, né un noir. È mancato il tempo nella frenesia di fine anno a cui tutti quanti cerchiamo di sopravvivere. È difficile essere felici quando accade, figuriamoci esserlo per forza e in un dato momento, sia pur a fine anno. Pedro, il traidor, non ce l’ha fatta e nemmeno l’Alma innamorata e la creatura innocente che portava con sé. Ma neanche Márcia, travolta e sopraffatta dalla sua passione assassina.

I corpi sono stati portati via. Sono rimasti solo pochi avventori. L’orchestra si è ritirata. Gli altoparlanti trasmettono musica. Il samba ha lasciato il posto alla morna per stanchezza e rispetto oppure solo per forza d’inerzia. “É doce morrer no mar”, Cesária Évora y Marisa Monte, “Lágrimas Negras, Buena Vista Social Club, Cesária Évora y Compay Segundo. È tardi, anzi è presto. Presto e tardi vengono strani nella vita. Nedo e Pilar ballano un lento sulla terrazza: “besame, besame mucho, como si fuera ésta noche la última vez”. Vanno dietro alla musica, al suono del vento e alla voce del mare. Volersi bene in tarda età. Oltre il tempo, sopravvivere al male.

Scena finale: Capo Verde, Capo d’anno, terrazza sull’Oceano. Nedo, quasi in smoking, Pilar, elegante in lungo, guardano la notte che sfuma. Sono scossi.

– Lo sapevi che Pilar si chiamava la barca di Hemingway?

– Ti piace Hemingway, commissario?

– Insomma... Era troppo...

– Troppo, cosa?

– Troppo.

– Non so se essere più contenta di frequentare un commissario letterato o di chiamarmi come una barca.

– Non sono commissario, tantomeno letterato. Invece te sei la mia barca, Pilar, la mia salvezza...

Pilar lo bacia.

– Pilar, ma te mi vuoi proprio bene?

– Nedo, ma te sei proprio cretino?

Lui la stringe a sé e lei si lascia stringere. Restano così. Sulla baia di Mindelo sparano gli ultimi fuochi, che si spera non siano spari. E si sta affacciando l’alba, che si spera non sia un tramonto. È il primo giorno di un nuovo anno.

Marco Celati

Capo Verde, 31 Dicembre 2017

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Per la supervisione delle espressioni in portoghese, anzi in creolo capoverdiano, ringrazio Marco Abbondanza, direttore di Sete Sóis Sete Luas. Il Festival ha aperto diverse ristorazioni tipiche nei Centrum delle isole di Capo Verde, ma non a Mindelo. Forse un giorno, chissà. E non so se esiste un Hotel Sodade.

Per i pochi appassionati del genere, il caso, riferito nel testo, a cui il commissario Favati e il comandante Perez avevano già lavorato, sta nel racconto “Crianças” che sta su Qui News Valdera, nell’archivio del sottoscritto autore, nonché nel libro “Il commissario Favati, Delitti in Paradiso” che sta su Amazon, da qualche parte in rete. Nessun albero è stato maltrattato per ricavare la carta per stamparci sopra queste sciocchezze. Lèggere cose leggère, si può comunque fare. Buon Anno!

Marco Celati

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