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venerdì 21 luglio 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Sudario

di Marco Celati - giovedì 07 luglio 2016 ore 20:02

Nella foto Emmanuel Chidi Namdi, il nigeriano ucciso, e la moglie Chinyery

Passa un aereo nella notte come un rombo lontano, come un tuono prolungato. Poi lentamente ritorna la quiete irreale in cui è immersa la casa in collina. Sintonizzo sul cellulare un suono, prenoto un rumore dall'app "Relax": onde dell'oceano. Il rumore mi fa compagnia, il silenzio assoluto può essere insopportabile come il frastuono, per gente di città. Cerco il sonno, immagino la spiaggia notturna, l'Atlantico, il mio Senegal, le barche colorate dei pescatori, quasi polinesiane, tirate in secco, spiaggiate. Il giorno, al riparo dal sole africano, sotto i cannicci le donne bollono il pesce in grandi barili e lo lasciano a seccare su reti da letto adagiate sulla sabbia dorata da cui sbucano granchi giallastri, enormi e aggressivi. Le onde arrivano lunghe, a due a due. Immagino la cresta che, avvicinandosi alla riva, si frange e appare nella notte il biancore della spuma.

Dal mondo arrivano notizie terribili: terroristi hanno ucciso persone inermi in un teatro, in un ristorante, in un bar. Invocavano un dio, hanno fatto recitare versetti del Corano, torturato e massacrato chi non ne conosceva la lingua, la fede, quel dio. Alcuni imbottiti di esplosivo si sono fatti esplodere. A loro è promesso un paradiso di vergini. Quale dio può volere tutto questo, quale scrittura può prescriverlo, quale fede può imporlo? Quale follia alimenta la ragione assoluta e mostruosa dell'uomo? Quale religione di diseredati e sceicchi, nel mondo contemporaneo può pretendere di occupare uno stato?

Un uomo ha chiamato "scimmia africana" una donna nigeriana, il marito l'ha difesa, indignato, ed è stato colpito e ucciso a botte da un ultras italiano di una squadra di paese. Un paese di provincia. adagiato sulle dolci colline marchigiane. Erano profughi, scampati ai massacri degli integralisti islamici che avevano ucciso la loro piccola figlia. E nella traversata in mare la donna aveva abortito. Una fuga dall'odio per trovare altro odio.

La tragedia e la vergogna del mondo si riversano su noi. Su questa parte della Terra sedicente civile, evoluta, fortunata. Potente. Il modo in cui siamo ricchi, benestanti, perfino poveri, diventa un sopruso razzista. Non a caso da razzisti rispondiamo, specialmente i più poveri.

Il letto è un sudario, il suono dell'oceano ha esaurito il tempo assegnato dall'app del cellulare. Solo l'orrore del mondo non si placa, resta un rumore di fondo che grida vendetta o pietà, esige giustizia. Una vampa che avvolge il pianeta. Con un click attivo il condizionatore, posso consumare energia, posso sentire fresco, voglio prendere sonno. Dormire. Inshallah, se Dio vuole.

Treggiaia, 7 luglio 2016

Marco Celati

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