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lunedì 26 giugno 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Vi odio tutti

di Marco Celati - sabato 20 maggio 2017 ore 01:32

Bicincittà. Pedalata non competitiva in bicicletta, in giro per città e paesi, piste ciclabili o meno. Iniziativa meritevole, a livello ambientale e sociale, promossa da UISP e Comuni. Su un seggiolino, montato dietro alla bici di una signora pedalatrice, è appeso un simpatico zainetto nero, trendy, con la scritta "VI ODIO TUTTI Life is a circus".

Lasciamo perdere il socializzante assunto principale, scagliato in forma di anatema: "vi odio tutti", nessuno si senta escluso. Un modo come un altro di partecipare. Forse non proprio in linea con la nostra pietosa immagine del mondo o forse sì e chi s'incazza è perduto. In fondo, meglio una franca schiettezza di tante lacrimevoli melensaggini, propinateci al giorno d'oggi. Ma concentriamoci piuttosto sullo slogan del sottotitolo: "Life is a circus".

"Circus" nel senso di circo? Cioè di spettacolo circense? Il Circo oggi è incalzato da animalisti e regolamenti comunali per il problema del presunto maltrattamento degli animali e scalzato dalle nuove offerte d'intrattenimento che ne rendono residuale persino lo spazio. A me, le poche volte che l'ho frequentato, è apparsa una manifestazione affascinante: ardimenti, temerarietà, incredibili abilità, odori di uomini e bestie, pagliacciate e tristezze di girovaghi, accumunati sotto un tendone. Un film di Fellini. Un mondo curioso e fantastico, in malinconico declino che può effettivamente essere accostato al senso altrettanto declinante della vita.

Oppure "circus", per esteso, sta per cerchia, circolo? Ma quale, di che tipo? Una cerchia, un cerchio magico, una casta? Parole al giorno d'oggi tanto in voga, in virtù della crisi della politica. Un circolo ristretto ed elitario o un circolo a larga base popolare? E chissà cos'è meglio o peggio.

O ancora "circus" sta a significare uno spazio circolare? Una piazza, un'agorà: ovvero, in senso lato, che la vita è un cerchio. Un cerchio ininterrotto. Ecco l'interpretazione per cui propendo. Almeno a livello esistenziale, penso che sia questo il senso della vita: un continuum privato e pubblico, sociale e circolare di nascite, di esistenze, di morti, di nuove nascite e così via, sempre proseguendo e progredendo. A meno che qualcosa d'irreparabile non avvenga per cui, così come con un Big Bang è iniziato, tutto, un bel giorno, finisca per noi. Uno bello schianto e via! Capace sono le meglio fini. Magari la caduta di una cometa, come per i dinosauri. Ma fu questo il vero motivo della loro scomparsa? Oppure fu il difficile rapporto con la natura che fregò quei pachidermi, così ingombranti -immagino anche nelle manovre riproduttive- e poco adattabili alle mutate condizioni climatiche? Attenzione perché oggi invece siamo noi, mammiferi umani, che stiamo cercando di fregare la natura la quale, però, non ci sta. E anche noi, a nostro modo, non siamo meno ingombranti di quei giganteschi rettili. Ci manca la loro mole, ma suppliscono prolificità e cervello. Quest'ultimo, peraltro, non sempre usato bene. La nostra impronta ecologica è eccessiva e la Terra già mal sopporta i nostri bisogni, peraltro non tutti soddisfatti con giustizia, figuriamoci la nostra avidità. Comunque, siccome sono convinto che questo senso di continuità dell'esistenza sia il significato indecifrabile e invincibile della vita, avrei dovuto convincere i miei figli a dare nuova vita. Forse il mio non esemplare comportamento non l'ha finora consentito o è stato poco incoraggiante. Oppure sarà perché, come dice Ligabue, noi s'è fatto in tempo ad avere un futuro e loro no. O così credono, perché un futuro comunque viene, anche se, certo, non è indifferente quale. Ma è inutile piangere sul futuro versato. E vi giuro che di sentirmi nonno non me ne frega proprio niente, mi sento già sufficientemente vecchio di mio. È solo per loro.

La vita senza un continuo è più vuota per tutti. Come una corsa in bici senza una partenza, una meta, un traguardo e lungo il percorso qualcuno ha scritto: pedala, coglione! Mio fratello Carlo, che ne macina di chilometri, dice che vivere è pedalare: una girata, un tour de force, in gruppo, in fuga solitaria, perfino in tandem se ce l'hai. A volte salta la catena. E "strada facendo", il tempo passa. Per quanto mi riguarda, tento di ammazzarlo il tempo, prima che lui ammazzi me. Quando non hai più un cazzo da fare, cioè di fatto niente, è un problema. Il tempo è indefinito. Ma anche il niente lo è. Per questo ci vuole così tanto per non fare così niente. E più il tempo passa e più niente fai. Occorre un sacco di tempo per fare un sacco di niente. Un cazzo di niente per un cazzo di tempo. E la vita, chissà davvero cos'è: un circo, un circolo, un ciclo? Forse una bicicletta per davvero! Capace all'UISP lo sanno. Comunque vi amo tutti, accidenti a voi.

Marco Celati

Pontedera, 14 Maggio 2017

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"Strada facendo" era il titolo di una raccolta di poesie del mio babbo, scritte a mano in un quadernetto. 

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati