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mercoledì 31 agosto 2016

Spettacoli domenica 24 gennaio 2016 ore 16:30

Al Teatro Era in onore di Attilio Vecchiatto

​Venerdì 29 e sabato 30 gennaio alle 21 Claudio Morganti ed Elena Bucci in "Recita dell'attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto" di Gianni Celati

PONTEDERA — Soffermandosi sul racconto di Celati scritto nel 1995, Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto, Claudio Morganti ed Elena Bucci propongono una riflessione sul mestiere dell’attore, sul senso teatro e della vita. 

Attilio Vecchiatto, attore di fama internazionale, ammirato tra gli altri da Laurence Olivier e Jeanne Moreau, nel 1988 sale insieme a sua moglie Carlotta sul palcoscenico del Teatro Montanari per l'unica (e ultima) recita italiana.

Una lapide posta sopra il portone del municipio di Rio Saliceto riporta queste parole: “Rio Saliceto - che cacciò il mostro nazifascista - da queste terre da queste case - da questo pane da questo sangue - giura - ai sette figli annientati nei lager - ai ventuno caduti combattendo - per la certezza dello splendido aprile - di lottare unito come ieri come sempre - perché il mostro non torni”. 

Invece nel teatro comunale "Montanari" le balaustre dei loggiati contengono pannelli lignei del pittore Luigi Pillitu e non raffigurano mostri ma musicisti e commedianti.

È proprio sul palcoscenico di questo teatro che, nel 1988, il grande attore Vecchiatto e sua moglie Carlotta salgono per l'unica, e ultima, recita italiana.

Ma le cronache riportano che nel 1988 il teatro Montanari era chiuso al pubblico. Chiuse infatti nel 1970 e riaprì completamente restaurato nel 1993, anno della morte di Attilio Vecchiatto. Dunque Vecchiatto, nell'ormai lontano '88 sbagliò davvero luogo, come spesso lui ripete a sua moglie nel testo di Celati?

Come scrive Morganti: “Qualcuno dice che la storia di questo attore è inventata, ma l'invenzione è la realtà degli artisti e Vecchiatto è spirito e carne di tutti gli attori, ne è emblema, spietato simbolo e dunque, a mio avviso dovrebbe essere anche il nostro santo patrono”.

In scena i due attori complici si passano la parola con una perfetta sintonia. 

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