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domenica 22 ottobre 2017

Sport lunedì 21 novembre 2016 ore 17:00

"Avevamo alzato troppo l'asticella"

Francesco Disanto
Foto di: Matia Luciani

Giovannini dopo due vittorie consecutive ha fatto un'analisi della crisi e ha parlato dei singoli da Santini a Disanto: "Non sono mancati musi lunghi"

PONTEDERA — Dopo un ottavo, un nono e un settimo posto nei tre precedenti campionati di Lega pro, con frequenti incursioni nelle zone alte, a ridosso delle prime posizioni il Pontedera aveva "alzato un po' troppo l'asticella" come ha rivelato il direttore generale Paolo Giovannini che ha fatto il punto sullo stato di salute della squadra che oggi veleggia ancora in piena zona retrocessione affiancata al Tuttocuoio con 13 punti in 14 gare.

Quella che avevamo definito la filosofia granata parlava di una gruppo di lavoro con un'identità precisa, fatto di giovani di qualità presi a zero, un asse di ferro costituito dai due Paolo, Giovannini e Indiani e una società alle spalle in grado di dare sicurezza nei pagamenti e stabilità generale. Il tutto contornato da un tifo appassionato. 

Questa era fino a settembre l'Us città di Pontedera e questo vuol tornare ad essere dopo i due mesi da incubo trascorsi fra sconfitte e squadre che superavano i granata. La situazione sembra che adesso stia migliorando dopo le due vittorie ottenute a Prato e in casa contro l'Arezzo, terza forza del campionato. In realtà la serie nera si era già spezzata con la vittoria in Coppa Italia contro la Feralpi Salò, due settimane fa: "Ma in quel caso di positivo ci fu solo il risultato - ha spiegato Giovannini - negli occhi dei ragazzi vedevo ancora la paura di vincere. Meglio è andata col Prato, quella partita mi ha dato fiducia e ancora di più quella di ieri con l'Arezzo. Le ultime due vittorie sono arrivate senza i nostri capitani, Vettori e Della Latta, un altro segnale di forza e di risveglio".

I due mesi appena trascorsi sono stati i più duri da quando Giovannini è a Pontedera: "Una serie così negativa ha aperto scenari inquietanti, alcune sconfitte sono arrivate in maniera arrendevole, in più non c'era mai capitato un periodo buio come questo. Certo lo scorso anno perdemmo varie partite di fila ma eravamo già salvi. Non sono mancati in queste settimane i musi lunghi e qualche parola di troppo, ma è normale".

Le due vittorie sono quantomeno una boccata di ossigeno: "Speriamo che diano autostima e fiducia ma i problemi non sono affatto risolti". Giovannini ha spiegato i fattori che secondo lui hanno portato a questa debacle temporanea: "Tutti a inizio anno avevamo alzato troppo l'asticella. Io compreso. Avevamo preso dei buoni giovani e li avevamo messi in un gruppo che l'anno scorso aveva fatto il settimo posto. Per questo ci sentivamo di poter fare ancora meglio". Ai primi risultati negativi la squadra ha avuto un calo o forse non ha avuto una giusta reazione: "In certe partite siamo stati troppo arrendevoli, ci siamo imborghesiti e abbiamo toccato il fondo. I giovani si demoralizzano prima dei veterani, per questo dobbiamo essere più bravi e attenti io e Indiani, dobbiamo proteggerli dalla paure che nascono quando si è in fondo alla classifica. A proposito della classifica se n'è parlato troppo presto, mancano troppe partite. La guarderemo nelle ultime 10 giornate e valuteremo dove siamo". 

La crisi di risultati non è figlia solo di un discorso mentale, secondo Giovannini ci sono pure aspetti tattici: "Forse in qualche gara ci siamo adattati troppo all'avversario, senza imporre la nostra identità che invece è fondamentale. Io penso che dobbiamo giocare con un centrocampo a tre e con lo spirito di aiutare sempre il compagno".

Spirito che si è visto nelle ultime due partite: "Col Prato abbiamo fatto 4 tiri nei primi 25 minuti, con l'Arezzo abbiamo giocato bene. Se ogni domenica facessimo prestazioni come quella con l'Arezzo saremmo ai playoff, ma l'importante è trovare un equilibrio: per esempio ieri abbiamo visto la stessa formazione di Prato".

In sostanza Giovannini è vigile e preoccupato, ma non troppo: "Non vedo grandi differenze rispetto agli anni scorsi tranne una, cioè che la salvezza nei tre anni precedenti l'abbiamo ottenuta presto e non siamo stati invischiati in zona retrocessione. Con le dovute proporzioni siamo un Chievo della Lega pro. E anche il Chievo ogni anno parte per salvarsi. La cultura della sconfitta è importante, bisogna sapere perdere e gestire le conseguenze, per la salvaguardia della squadra e della società".

Il discorso dal generale si è poi spostato ai singoli. Il Pontedera sta mettendo in luce un'altra serie di nuovi giocatori interessanti dal bomber Santini a Corsinelli fino a Lori e all'ottimo Calcagni: "Anche King sta guadagnando spazio - ha aggiunto Giovannini - dopo la Coppa Italia, è stato inserito sia ieri che a Prato".

Per quanto riguarda Claudio Santini, classe 1992 e 8 gol in 14 partite tra campionato e coppa Giovannini ha detto: "Lo conoscevo da tempo perché ha giocato a Lucca, Prato e Borgo a Buggiano. Santini è stato frenato da un problema personale". Lo scorso anno il Pontedera seguiva il Montecatini "perché c'era Ferrari, italo argentino del 1995 che è stato preso poi dal Genoa. Avevamo un preliminare con Ferrari ma poi abbiamo virato su Santini che ci piaceva da tanto. Sono false le voci di chi dice che è arrivato per caso. Santini è potuto arrivare perché abbiamo preso Cais che era in quota (1994) e abbiamo potuto prendere un giocatore con più esperienza".

Altro giocatore importante per il Pontedera Francesco Disanto: "Aspettiamo che faccia un ulteriore salto di qualità che lo porti ad essere più concreto sotto porta e meno timoroso del contatto fisico. Con Prato e Arezzo ha giocato bene ma ci sono casi e casi, ad esempio Andrea Gemignani è arrivato l'anno scorso e si è subito adattato, idem per il nostro ex Gasbarro, ora in B. Disanto dobbiamo e vogliamo aspettarlo, spesso sotto porta non è lucido perché è troppo generoso. Ma può diventare un giocatore importante".

Il Pontedera torna in campo mercoledì per gli ottavi di coppa Italia, chi vince la coppa ha diritto a fare i playoff: "Il nostro obiettivo rimane la salvezza, se poi otteniamo anche un buon cammino in coppa tanto meglio. Due anni fa siamo arrivati in semifinale col Cosenza, è stata una soddisfazione".

Da qui al 30 dicembre il Pontedera ha sette gare di campionato prima della pausa di venti giorni a gennaio. Sarà tempo di mercato: "Adesso è prestissimo per parlarne. Verso metà dicembre ne parleremo con Indiani valutando se ci sono delle operazioni da fare, sia in entrata che in uscita". Sul tavolo del mercato granata ci sono spesso due vecchie conoscenze, Grassi e Caponi, partiti a gennaio 2015 verso Ascoli e Pisa: "Non posso dire niente perché non c'è niente in ballo" ha concluso Giovannini.

René Pierotti
© Riproduzione riservata

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