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venerdì 01 luglio 2016

Lavoro giovedì 24 marzo 2016 ore 13:05

Un motorino vietnamita in Europa non è buon segno

Gli esponenti Usb Selmi, Ceraolo, Bardelli e Benevento

Il sindacato Usb: "Stop alle delocalizzazioni. Piaggio aveva detto che non avrebbero fatto mezzi in Asia destinati al mercato europeo. Invece..."

PONTEDERA — Usb non si fida della Piaggio. Il sindacato, per spiegare quali sono le ragioni che fanno dubitare sulle intenzioni della storica azienda, ha fatto un esempio: "La Piaggio ha deciso di investire i propri capitali in Vietnam ed India effettuando inizialmente produzione soltanto per i paesi orientali, dichiarando che non era possibile perdere un mercato in espansione come quello asiatico. È però di quest’anno la prima produzione con sviluppo di un veicolo interamente in Vietnam destinato anche ai paesi europei. Dobbiamo fidarci di ciò che ci dice Piaggio? Noi crediamo che dobbiamo prestare molta attenzione e rimanere vigili".

Secondo il coordinamento Usb che vede schierati gli operai Simone Selmi e Alessio Bardelli c'è una strategia da seguire: "Riteniamo necessario provare a porre dei vincoli al’azienda per far sì che non venga perso il radicamento nel territorio e che non ci sia una migrazione aziendale come avvenuto negli ultimi anni per altre grandi aziende manifatturiere in Italia (Fiat, Trw, e molte altre, che hanno preso per anni o per decenni miliardi di soldi pubblici e casse integrazioni per poi andarsene lasciando migliaia di lavoratori a casa). Migrazione imposta più dalla ricerca del maggior profitto che non dalle perdite e dai fallimenti aziendali. Tutto questo con gravi ripercussioni sul piano occupazionale".

"A fronte di tutto questo - hanno ripreso gli esponenti Usb - sarebbe stato opportuno richiedere investimenti a lungo termine che comportassero un minimo di studio sulle possibilità di sviluppo economico/lavorativo. Non può essere sufficiente un investimento come quello effettuato alla Verniciatura 2R, perché questi da parte nostra sono ritenuti investimenti obbligatori per il fabbisogno minimo aziendale, e oltretutto hanno causato una riduzione di operai in quel reparto".

"Ci piacerebbe sapere - hanno concluso Selmi e Bardelli - quali garanzie abbiamo sul possibile mantenimento del posto di lavoro per i dipendenti dopo anni di contratto di solidarietà. Ma soprattutto che tipo di sviluppo ha garantito l’azienda per uscire da una crisi ormai consolidata nel tempo. Ad oggi non ci risulta nessuno sviluppo eclatante, né su veicoli di nuova generazione né di veicoli con innovazioni tecnologiche tali da spaccare in due un mercato ormai saturo. Difendiamo i posti di lavoro a Pontedera, opponiamoci alla progressiva dipartita dell’azienda dall’Italia verso l’estero, rifiutiamo l’arrendevolezza e la rassegnazione. Per fare tutto questo, c’è bisogno del contributo e della tenacia dei lavoratori Piaggio".

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