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mercoledì 26 aprile 2017

Attualità venerdì 21 aprile 2017 ore 06:00

Salviamo quella bicicletta

Da un mese è legata a una cancellata e non appartiene a nessuno del vicinato. E allora la tentazione mi assale...

PONTEDERA — Da una settimana vivo con la tentazione continua di portar via, anzi di portare in salvo, la bicicletta da donna che da un mese se ne sta immobilizzata e legata da una leggera catenella di plastica a una cancellata condominiale vicino a casa mia. La prendo, non la prendo, non la prendo, la prendo... 

Lo so che che il mio dovere di cittadino, come degli altri cittadini, è di avvertire i vigili urbani di quella bicicletta da considerare, a questo punto, sicuramente rubata e lasciata lì, forse, per poi smontarne qualche pezzo. Ed entro un paio di giorni lo compirò, questo dovere, ammenoche, nel frattempo, qualcuno reclami quella bicicletta attraverso QUInewsValdera e dimostrando che è sua con un riconoscimento, per così dire, preventivo. Se la bicicletta resterà lì ancora per parecchi giorni si rovinerà e diventerà sempre più rugginosa, prospettiva dolorosa per uno come me che ama le due ruote senza motore nonostante che nel corso della vita se ne sia vista portar via una decina e forse più. Alle quali va aggiunto il furto del Ciao appena comprato tanti anni fa mentre una notte mi sparì anche l'auto avuta in eredità dal babbo e che le forze dell'ordine ritrovarono tre giorni dopo in una fossetta a Santa Lucia. Un po' rovinata ma ancora marciante. (Ho subito anche due furti in casa, ma questo è un altro discorso).


'Ladri di biciclette', capolavoro del del '48 di Vittorio De Sica e del cinema neorealista, racconta il dramma di un padre che col figlioletto cerca di recuperare la bici rubatagli e unico mezzo per andar a lavorare. Non riesce a recuperala - e si susseguono inseguimenti e scene più o meno da girone infernale - finché si arriva al finale che voglio raccontare attraverso Wikipedia. "Stravolti dalla stanchezza, Antonio e Bruno (il padre e il figlio) attendono il tram per tornare a casa quando Antonio nota una bicicletta incustodita e, preso dalla disperazione, tenta maldestramente di rubarla. Ma viene subito fermato e aggredito dai passanti. Solo il pianto disperato del figlio, che muove a pietà i presenti, gli evita il carcere. Bruno stringe la mano al padre e i due si allontanano tra la folla mentre su Roma scende la sera".


Confesso che ho la tentazione di Antonio anche se di biciclette ne ho già tre anche perché sono un ciclosportivo mentre con l'ultima 'da passeggio' comprata usata da un amico dopo l'ultimo (per ora) furto, viaggio per la città anche quando pioviscola. Ma vorrei dare una nuova e giusta vita anche a quella bici tristemente legata da un mese alla cancellata vicino a casa mia, per cui attendo che qualcuno mi chiami non avendo il coraggio di prenderla e salirci sopra per portarla in giro con la speranza che il padrone, anzi la padrona, la riconosca. Il rischio è di essere inseguito a suon di urla e poi di passar guai con la giustizia.

Mario Mannucci
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