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lunedì 27 giugno 2016

Politica mercoledì 24 febbraio 2016 ore 17:30

Tognetti sta dalla parte di Rossi

Fabio Roberto Tognetti

Il giovane segretario Pd di Pontedera ha introdotto la candidatura del governatore toscano a segretario nazionale allo Sporting Club

PONTEDERA — Prosegue la lista di nomi di amministratori e politici locali che si schiera con il presidente della Regione Enrico Rossi nella sua corsa verso la segreteria nazionale del Pd. Ultimo in ordine di tempo, dopo il sindaco di Pontedera Millozzi e il presidente dell'Unione Guidi, è Fabio Roberto Tognetti, il giovane segretario dei democratici pontederesi che la scorsa sera allo Sporting Club ha introdotto il discorso di presentazione con cui governatore toscano ha lanciato ufficialmente la sua candidatura.

Ecco, di seguito, la nota stampa integrale in cui Tognetti spiega cosa apprezza della figura e del pensiero di Enrico Rossi:

Lunedì sera ho avuto l’onore di essere il primo ad introdurre ufficialmente la candidatura di Enrico Rossi per la segreteria nazionale del Partito Democratico.

Ho sentito sulle mie spalle la responsabilità di rappresentare l’orgoglio provato da una intera comunità di donne e di uomini, di compagne e di compagni, che, dentro le sezioni di Pontedera, Enrico Rossi non solo lo hanno conosciuto, ma soprattutto politicamente e umanamente formato. Quante volte abbiamo avuto modo di leggere o ascoltare il Presidente della Regione ricordare, sui media nazionali o attraverso i social network, gli insegnamenti di quelle figure storiche che hanno fatto crescere la comunità di Pontedera con il proprio impegno, la propria passione, l’esempio! Immagino che per loro, per lo meno per chi c’è ancora, quella dell’altra sera sia stata una soddisfazione enorme e provare a descriverla è stato per me un onore.

Tanti sono i tratti dell’azione e delle proposizioni di Rossi che personalmente mi convincono. Ne cito soltanto alcune.

In primis, trovo del tutto credibile la sua candidatura per dare finalmente rappresentanza a chi, come il sottoscritto, dentro al Partito Democratico non si riconosce nel semplice e schematico dualismo renzismo-antirenzismo. Esiste, infatti, una ampia platea di simpatizzanti e tesserati che giudica in maniera oggettiva - o quantomeno non pregiudizialmente negativa - l’azione di governo del premier Renzi e, anzi, ne saluta i risultati positivi, dati da quel dinamismo riformista che sta rendendo finalmente più moderno questo Paese. Al tempo stesso, tuttavia, non si può tacere l’insoddisfazione di tanti per il metodo con il quale il Partito viene diretto. A tal proposito, abbiamo perso troppo tempo dietro la discussione sulla forma partito, non sciogliendo mai alcuni nodi essenziali quali il ruolo dei tesserati, il meccanismo di selezione della classe dirigente, la disciplina delle primarie. Il non aver affrontato in maniera definitiva questi temi, ci consegna oggi un Partito confuso, sempre più vicino ad assumere la forma del comitato elettorale permanente. I tesserati sono delusi e chiedono a cosa serva aderire a una organizzazione che riduce la discussione interna a un continuo confronto tra candidati. Vedo, inoltre, come assolutamente critica la perdita da parte del Partito del ruolo di selezione e formazione delle nuove classi dirigenti. C’è troppo distacco, troppa divergenza tra le informazioni, le competenze e le conoscenze a disposizione dei pubblici amministratori e quelle di chi prova a far politica all’interno dei circoli. Alla lunga questo fenomeno rischia di trasformare la politica in una attività portata avanti da pochi addetti ai lavori, magari ottimi tecnocrati e ingegneri istituzionali ampiamente preparati, ma politici privi di idealità e di qualunque visione prospettica del futuro.

Infine di Enrico Rossi mi convince quello che ha realizzato in questi anni da amministratore, ovvero la capacità di saper unire gli ideali, i valori, l’etica della sinistra a una azione convincente, a un sano pragmatismo, rompendo l’idea che essere di sinistra, tenere alle proprie radici - siano esse politiche, sociali o culturali - sia al tempo stesso sinonimo di indecisione, di indolenza, di conservatorismo. Se la Toscana ha retto all’urto della crisi economica di questi anni, se riesce ad affrontare le sfide imposte dalla modernità meglio di altre parti di Italia, lo fa perché ha saputo accompagnare il proprio dinamismo e la propria capacità di innovazione alla difesa del tessuto sociale.

In Europa questo è stato ampiamente riconosciuto e apprezzato, basti pensare a come la legge Giovani Sì, promossa dall’amministrazione Rossi, abbia fortemente ispirato il programma Youth Guarantee sul quale l’Unione Europea sta oggi investendo molte risorse.

Fabio Roberto Tognetti
s
egretario Pd - Unione Comunale di Pontedera

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