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domenica 26 giugno 2016

Interviste venerdì 03 ottobre 2014 ore 16:58

Storie di pugni, canzoni e libri

Sandro Mazzinghi
Sandro Mazzinghi

76 anni passati tra il ring, il jet set degli anni '60 e la Valdera. Intervista con Sandro Mazzinghi nel giorno del suo compleanno

PONTEDERA — Sandro Mazzinghi, campione del mondo dei pesi medi negli anni '60, ha compiuto 76 anni oggi, giovedì 3 ottobre e per il suo compleanno ci ha voluto regalare qualche battuta sulla sua vita e sulla boxe.

Una storia lunga 76 anni cominciata a Pontedera e poi continuata "sul tetto del mondo". Mazzinghi di cose e aneddoti da raccontare ne ha molte, dal ring all'esperienza di cantante e scrittore, sempre legato alle sue origini pontederesi.  Poi gli amici, tra cui Walter Chiari e la storica rivalità con Benvenuti.

Com'è la vita di un campione a 76 anni?
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Assolutamente normale, sono un uomo tranquillo. Il successo è arrivato dopo anni di sacrifici, ma sono sempre stato con i piedi per terra e forse è proprio per questo che oggi ho ancora l’affetto di molte persone".

Com'è cambiata la boxe dagli anni anni '60 a oggi?
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C’è un abisso di differenza, in quegli anni era una boxe dove noi pugili non ci risparmiavamo nel tirare colpi al bersaglio, con il tronco sempre in movimento, schivando di destro per far partire il sinistro e viceversa. Nella boxe di oggi c’è molta scherma non si portano più i colpi sotto, per questo è meno spettacolare".

La boxe, fino agli anni '80, era uno sport popolare, al pari di calcio o ciclismo. Perché oggi ha pochi seguaci?
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I tempi sono cambiati, le palestre non sono più gremite di ragazzi che vogliono sacrificarsi, diciamo pure che si cerca molto spesso il successo facile, quando ho iniziato io nulla era facile".

Lei non pratica più il pugilato da circa 35 anni, cosa le manca di più?
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Si vive di ricordi di un tempo glorioso ma io ho sempre guardato avanti e devo dire che quando ho lasciato la boxe mi si è aperta un'altra vita, quella della famiglia ed è stato come tornare ad essere campione".

Qual è il consiglio che dà ai giovani pugili quando le chiedono come costruire una carriera?
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Di essere sempre leali con se stessi e con il proprio avversario perché è proprio con queste doti che si può diventare anche campioni".

Cosa si prova a colpire forte il volto, la mascella, gli occhi di una persona?
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Naturalmente fa male ma noi pugili molte volte non sentiamo il dolore, siamo talmente concentrati sul bersaglio che tutta l’adrenalina che abbiamo dentro moltissime volte non ci fa sentire nemmeno le urla della folla".

E quali sono invece le sensazioni quando si riceve il colpo?
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Quando si riceve un colpo specie se sono le prime riprese e non sei ancora al massimo regime devo dire che è abbastanza dura, se si prende un montante destro o sinistro al mento il dolore è tremendo e non ti rendi conto che sei già al tappeto".

A volte si vedono pugili con gli occhi semichiusi dai tanti colpi ricevuti. Qual è l'energia segreta che permette di non mollare in quei momenti?
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La grande preparazione atletica, l’orgoglio, la voglia di farcela anche in situazioni drammatiche, a me è capitato molte volte ma il mio orgoglio, la tenacia, la mia forza fisica mi hanno permesso di superare situazioni difficilissime, ma ne è valsa sempre la pena".

Ha avuto molti amici famosi, chi ricorda con maggior affetto? Qualche aneddoto?
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E' vero, ho avuto molti amici Paolo Panelli, Maurizio Arena, Marcello Mastroianni, Renato Rascel un piccolo grande uomo oserei definirlo. Ma con maggior affetto ricordo sempre il grande Walter Chiari. Veniva sempre a vedermi, era un grande appassionato di pugilato, un giorno era a Cinecittà per le riprese di un film, io combattevo all’Eur contro il francese Joe Gonzales per il titolo d’Europa. Walter lasciò il set per venirmi a vedere e dopo il match che vinsi alla quarta ripresa per ko, andammo insieme a festeggiare in un ristorante romano. Walter era un grande uomo molto buono e generoso, lo ricordo sempre con grande affetto".

Adesso vive in campagna. Quando viene in città, quali posti o chi frequenta?
"Quando vengo a Pontedera faccio un salto a salutare i miei amici di sempre, passo a trovare il mio barbiere di sempre Carlo, in piazza del Duomo, oppure passo a trovare i miei figli che hanno un negozio di ottica sul Piazzone. Devo dire che Pontedera a differenza di altre cittadine che ho visitato è ancora un centro molto vivibile, anche se preferisco la campagna".

Qual era il legame con Pontedera ai tempi in cui era campione del mondo? Era più famoso della Vespa? 
"Il legame è sempre stato forte, sono nato a Pontedera, sono partito da Pontedera per molti paesi nel mondo, sono sempre ritornato vittorioso e non mi sono mai dimenticato da dove venivo. Non voglio peccare di presunzione ma a quei tempi la mia popolarità era a grandi livelli anche oltre oceano, dove c'erano le Harley Davidson e la Vespa non era ancora arrivata..."

Pugili di oggi. Che ne pensa dei fratelli Klitshko? Li conosce? 
"Non li conosco personalmente ma sono dei grandi pugili, ho visto molti loro match e combattono con grande determinazione, quella che manca ai nostri ragazzi".

E Tyson?
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Tyson è stato Il campione dei pesi massimi, un pugno micidiale, una forza direi quasi bruta, di una pericolosità estrema specie nelle prime due, tre riprese. L’ho conosciuto a Milano molti anni fa e mi confessò che agli inizi della sua carriera nella rosa dei suoi preferiti da Joe Louis a Sugar Ray Robinson c’ero anche io perché gli piaceva il mio movimento del tronco quando attaccavo l’avversario. Fu un bel complimento".

Il suo grande rivale fu Benvenuti. Qual era il rapporto durante gli anni d'oro della vostra carriera?
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L’Italia negli anni '60 ha avuto due grandi pugili, io e Benvenuti. L'Italia era divisa in mazzinghiani e benvenutiani e fu questa grande rivalità a far fare milioni e milioni di lire agli sponsor, agli organizzatori, ai giornali, i quali ci contrapponevano sempre l’uno contro l’altro e questo diciamo ha giovato molto al mondo della boxe per un decennio. Anche se noi siamo sempre stati rivali con la R maiuscola ci siamo sempre rispettati, adesso però sono anni che non ci vediamo".

Quindi c'era qualche giornalista che cercava di mettervi volutamente contro?
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Certamente, altrimenti come facevano a vendere le copie del giornale? La cronaca sportiva era molto seguita e alcuni giornali per tirare su copie si inventavano di tutto, addirittura scrivevano articoli su articoli su offese mai fatte tra di noi…….oggi mi vien da ridere a ripensarci".

Qual erano i suoi colpi migliori?
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Gancio destro e montante sinistro e poi lavorare al corpo, con questi colpi riuscivo quasi sempre a mettere ko i miei avversari".

E quali quelli che soffriva di più?
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Stavo sempre con la guardia alta perché cercavo di ripararmi il viso perché ero di ferita facile".

Qual è il suo legame con la Valdera?
"La conosco tutta, da cima a fondo. Sono ancora dei bei posti e si respira ancora la buona aria, poi in trenta minuti siamo al mare, in 45 minuti si arriva in Garfagnana, meglio di cosi?"

Come si passa dalla carriera di pugile a quella di cantante e scrittore?
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Beh diciamo che la parentesi canora arrivò in un momento di massima popolarità. Scrissi due brani Almeno in sogno e Fuoco spento. Furono ascoltati alla RIFI di Milano e dal maestro Gianfranco Intra i quali entusiasti mi proposero di incidere il mio primo disco e fare una tournè in tutti i palazzi dello Sport Italiani come ospite dell’allora famosissimo cantante Salvatore Adamo, idolo dei giovani. A quel tempo per me fu una grande novità, andò molto bene riscuotendo molto gradimento da parte del pubblico.
Per quanto riguarda la parentesi editoriale avevo avuto molte proposte da varie case editrici, così dopo 20 anni dal mio addio alla boxe decisi di scrivere la biografia Pugni amari. Il libro andò bene e quando uscì ne furono vendute diverse migliaia di copie anche grazie a Maurizio Costanzo che mi ospitò varie volte nel suo show. Il secondo libro l'ho scritto qualche anno fa s'intitola Sul tetto del mondo - Diario di un pugile nei suoi ricordi. E' un diario che tenevo all’epoca delle mie conquiste e che dopo anni ritrovai in soffitta e ci venne l’idea di farlo diventare un libro.
Ma vi confesso che il mio sogno è un film sulla mia vita, la vita di un bambino nato molto povero e che da solo ha inseguito l'utopia di arrivare ad essere un uomo sul tetto del mondo, spero riuscire a realizzare questo film".

C’è anche una statua, di fronte alle piscine, in omaggio a Mazzinghi. Ne esistono altre in Italia?
"No, ma sono uno dei pochi che ha una statua raffigurante se stesso essendo ancora in vita e questo mi fa molto piacere perché le soddisfazioni vanno assaporate quando sei ancora in gamba e non dopo. Un saluto a tutti gli amici di Qui news Valdera".

René Pierotti

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