Attualità

Una raccolta firme contro la mozione sul gender

Due comitati ne chiedono il ritiro. Vorrebbe inserire nelle scuole strumenti contro la discriminazione, ma c'è chi pensa alla teoria di genere

Educare alle differenze di genere, lavorare sulla costruzione di un linguaggio non sessista, spiegare come si costruiscono le identità di genere: sono questi alcuni degli argomenti che la mozione presentata dalla maggioranza e dalla lista Bene Comune intende inserire nelle scuole materne ed elementari di Calcinaia.

Un provvedimento che sarà discusso in Consiglio questo giovedì e che non ha mancato di destare polemiche. La mozione, intitolata "Educare alle differenze", si riferisce alla discriminazione di genere in senso ampio, ma per molti si tratta del primo passo verso l'adozione della teoria del gender

Una prospettiva che non piace a due comitati della zona: Difendiamo i nostri figli Pisa e Famiglia scuola educazione Pisa hanno avviato una raccolta firme per chiedere il ritiro della mozione.

 "Vorrebbe impegnare la giunta comunale su temi che non sono di sua competenza e neppure di competenza esclusiva della scuola - sostiene Daniele Ranfagni, consigliere di Calcinaia per la gente e portavoce per il fronte del no.

"L’educazione dei figli è diritto-dovere primario dei genitori - continua Ranfagni - soprattutto nella sfera della sessualità e dell’affettività del bambino, in accordo con quanto affermato dall'articolo 30 della Costituzione italiana: è dovere e diritto dei genitori, mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.

A loro sostegno, i contrari alla mozione citano anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, secondo la quale “I genitori hanno un diritto prioritario nella scelta del tipo di formazione, che deve essere data ai loro figli”.

Inoltre, secondo Ranfagni, la mozione preoccupa seriamente i genitori di Calcinaia perché "Impegna la Giunta Comunale a sostenere progetti extracurriculari e la formazione degli insegnanti che si rifanno alla teoria gender (o agli “studi di genere”) secondo cui essere “uomo” o “donna” sarebbe il risultato di condizionamenti familiari, culturali e sociali, prescindendo, dunque, dal proprio sesso biologico".

"La lotta alla discriminazione di genere e agli stereotipi di genere sono, pertanto, il pretesto per introdurre nei bambini, fin dalla più tenera età" conclude il consigliere.

La mozione sarà votata giovedì 26 novembre alle 18.