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Lena e Caravaggio sul palco con Niccolini

Per Collinarea il drammaturgo e sceneggiatore sarà al Teatro di Lari con un monologo dedicato all'ultima modella del pittore: "Coinvolte molte donne"

Francesco Niccolini

Un lungo piano sequenza dedicato a una donna che, a quattrocento anni di distanza, diventa simbolo di libertà e indipendenza. È il monologo teatrale intitolato Lena, dentro il nero di Caravaggio, scritto da Francesco Niccolini, sceneggiatore e drammaturgo, che sarà sul palco del Teatro di Lari nell'ambito del festival Collinarea domenica 26 Luglio alle 21. L'ingresso è gratuito.

Protagonista, appunto, Lena, com'era conosciuta Maddalena Antognetti, ultima modella di Caravaggio prima che questi fuggisse da Roma a seguito dell'omicidio che lo vide coinvolto. Una donna dalla vita difficile e dolorosa, poiché prostituta nello Stato Pontificio, dove la legge era severissima, arrivando a punire anche gli artisti che rappresentavano le Madonne usando come soggetti, appunto, delle prostitute.

Per questo, Lena pagò un prezzo feroce: violentata dal capo della Polizia Pontificia, privata della prima figlia e sfregiata da un notaio del Tribunale. Ma fu comunque coraggiosa. "Questa donna ha fatto due denunce al Tribunale Pontificio e, per questo, abbiamo del materiale storico notevole - ha spiegato Niccolini - ho unito lo studio di questi documenti a ciò che avevo già fatto in due spettacoli precedenti, uno di qualche anno fa e uno più recente su un suo quadro, Sette opere di Misericordia. Così ho appena finito di scrivere un romanzo, da cui è stato tratto questo monologo, già presentato il mese scorso a Cagliari, durante un festival dedicato alle donne".

Uno spettacolo nuovo, dunque, che racconta però storie eterne: quelle fatte di povertà e violenza, che disvelano l'arroganza del potere e la capacità degli uomini di essere privi di rispetto e misericordia.

"Volevo chiudere questa sorta di trilogia caravaggesca dando voce a Lena - ha aggiunto - per far questo, ho coinvolto moltissime donne, perché è proprio lei a parlare in prima persona. È stato bello, perché ho ricevuto una risposta ricca di entusiasmo da parte di attrici, direttrici di teatro e amiche, che mi hanno aiutato a capire dove continuava a sopravvivere l'occhio maschile e dove, invece, cominciava la vera espressione femminile. Per me è stata un'esperienza nuova, che mi ha richiesto di reinventarmi".