Attualità

Il Comune tende una mano a chi vive da solo

Un percorso attivo, dialogato e umano, per conoscere le difficoltà di chi vive in solitudine: "Andare incontro e prevenire situazioni di sofferenza"

Assicurarsi del benessere psicologico e fisico dei cittadini e le loro necessità, prevenire l'isolamento e ascoltare le problematiche di chi vive in solitudine. È questo l'obiettivo dello studio messo in atto dal Comune di Peccioli e dalla Società della Salute per andare incontro a una problematica non sempre vista o presa in considerazione e percorrere la strada del welfare preventivo.

Secondo i dati rilasciati dal municipio, nel territorio pecciolese, al 31 Gennaio 2025, le persone che vivono sole sul territorio comunale corrispondono al 34,5 % dei 2.904 nuclei familiari complessivi, simile al dato italiano odierno, che si aggira intorno al 37,1 %, secondo l'Istat.

Qui, il comune di Peccioli, ha intrapreso un "percorso complicato, di ascolto e comunicazione" che ha visto la psicologa Giulia Galletti e l'ex maresciallo dei Carabinieri di Peccioli recarsi dalle persone, precisamente 140, fisicamente, per parlare della loro storia, condizioni e le difficoltà che riscontrano nella vita di tutti i giorni. 

"Come amministrazione ci siamo chiesti quali fossero le esigenze di queste persone, e se vivere da soli sia stata una scelta o una condizione dettata da altre circostanze - ha sottolineato il sindaco Renzo Macelloni - invece di limitarci a un'indagine, abbiamo deciso di contattarle tutte e avviare un colloquio diretto, senza chiedere nulla in cambio, ma semplicemente per conoscere i loro bisogni e le loro necessità, qualunque essi fossero. Ci sono persone che hanno bisogno di aiuto e ciascuna ha esigenze diverse. L'obiettivo è capire queste necessità attraverso il confronto diretto con tutti i cittadini coinvolti".

In questo contesto, i cittadini e i familiari sono stati invitati a partecipare a colloqui attivi, di prima accoglienza e orientamento, per intercettare le fragilità presenti e, quando possibile, indirizzarle verso i servizi territoriali più adatti. 

"Non ci aspettavamo una partecipazione così calorosa, è un segnale importante del lavoro svolto. Sappiamo bene che ci sono situazioni in cui si interviene soltanto quando emerge un'urgenza, mentre affrontare i bisogni in una fase precedente permetterebbe di trovare risposte più efficaci e sostenibili nel tempo, sia per le persone assistite sia per chi se ne prende cura - ha aggiunto la psicologa Giulia Galletti - Abbiamo individuato 140 persone, selezionate sulla base di condizioni concrete, senza dimenticare il ruolo fondamentale dei caregiver. Vogliamo offrire uno spazio di accoglienza e ascolto, in cui ciascuno possa esprimere le proprie necessità e trovare attenzione, sensibilità e aiuto".

La mobilità territoriale e l'accessibilità ai luoghi di cura, di socialità e di ritrovo sono stati i punti portati maggiormente all'attenzione dai cittadini. "Chi vive nelle frazioni e ha delle fragilità deve poter raggiungere i luoghi dei servizi con più facilità e accessibilità, oltre a garantire un dialogo aperto e sincero tra il Comune e tutti i cittadini del territorio" ha concluso il sindaco. 

Gabriele Santarnecchi
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