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"L'AI fuori dal mondo della creatività"

L'appello dello scrittore e drammaturgo Niccolini ai colleghi affinchè sia rispettata la proprietà intellettuale di un'opera creativa

A teatro senza ChatGpt, non solo perché l'intelligenza artificiale non sarà mai in grado di fare vera poesia ma anche perché regalare contenuti e, più in generale la tensione umana verso il bello a un algoritmo che può farne un uso indiscriminato, è un po' come svilire la creatività e danneggiare gli stessi autori.

Riflette su questo, sul rapporto complesso tra il teatro, la letteratura e l'intelligenza artificiale Francesco Niccolini, drammaturgo, sceneggiatore e regista, partendo da un dato di fatto concreto. "Tutti i testi teatrali, i romanzi, le composizioni musicali non possono essere caricati su nessuna forma di intelligenza artificiale senza l'autorizzazione dell'autore: ne è fatto espresso e formale divieto da parte della legge italiana. E se qualcuno si sta domando il perché, la risposta è molto semplice: regalare le nostre creazioni, parole, musiche, voci, all'AI, aumentandone l'apprendimento e la raffinatezza è una pratica suicida", ha scritto in una nota inviata alla redazione di QUInews, sollevando una questione sempre più attuale.

"Sarebbe come i Robin Hood al contrario: rubare ai poveri per regalare ai ricchi, che stanno portando via il lavoro ad autori, compositori, attori, grafici, videomaker, traduttori, solo per restare nel nostro settore. Ognuno di noi - ha aggiunto - si sente autorizzato a utilizzare l'AI per risparmiare (fatica o soldi, rinunciando al grafico, al traduttore, al compositore), dimenticando che il prossimo posto di lavoro che può andar perduto è proprio il nostro".

Il punto però non è anacronisto o distante dalla realtà, tutt'altro. "Ben lungi da illudermi che l'intelligenza artificiale possa venire frenata, continuo a pensare - ha specificato Niccolini -  che sia indispensabile essere tutti più consapevoli di che cosa vuol dire farne uso (compresi i costi ambientali), regolarne l'utilizzo e rispettare la proprietà intellettuale di un testo, di una musica, di una voce, un corpo, di un iride: per non trovarci nell'incredibile situazione di essere noi tutti vittime che nutrono i propri spietati carnefici".

Ed ecco l'appello dello scrittore che si rivolge direttamente a tutte le compagnie e agli artisti con i quali lavora. "Chiedo di collaborare in vari modo affinché non cediamo alla voglia di inserire i testi teatrali o parti di essi, video, trailer, registrazioni audio in una qualunque forma di intelligenza artificiale e affinché riusciamo a diffondere questa proposta, facendola propria ma soprattutto spero che si possa inserire nei copioni, nei materiali promozionali e nei nuovi contratti che farete con terzi un'avvertenza". 

E Niccolini specifica la dicitura da apporre: "Nessuna parola di quest’opera è stata generata attraverso l’intelligenza artificiale. 
In conformità alla legge italiana, l’autore si oppone a qualunque utilizzo o interazione di questa creazione o di qualunque suo frammento con ogni forma di intelligenza artificiale".


Nelle prossime settimane l'intento dello sceneggiatore è quello di cercare alleati e partner per una campagna nazionale, "ma intanto parto dalle piccole cose concrete, perché non è vero che non possiamo fare nulla, di fronte all'arroganza e allo strapotere di Zuckerberg, Musk e gli altri criminali che ben conosciamo. Sicuro - ha concluso, rivolgendosi ai colleghi - del comune desiderio di difendere la creatività e l'arte in qualunque forma umana, vi propongo di applicare questa attenzione non solo agli spettacoli nei quali sono coinvolto io, ma in tutti quelli che interpretate, producete e distribuite".