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Allo Sceriffo delle due ruote il Premio Mazzinghi

Il campionissimo a Teatro Era in ricordo del pugile che portò Pontedera sulla vetta del mondo. Riconoscimento anche per la Polisportiva Bientinese

La consegna del Premio Mazzinghi a Moser

Commozione, storia e passione. Tutto concentrato su un palco, quello del Teatro Era, dove si è tenuta la quinta edizione del Premio Mazzinghi, dedicato alla memoria di Sandro Mazzinghi, campionissimo di Pontedera che ha legato a doppio filo la propria carriera nel pugilato alla sua città, diventando un idolo non solo sportivo. E a farlo suo, per il 2026, è stato Francesco Moser, anche lui atleta che ha fatto la storia in sella alla sua bicicletta.

Proprio le biciclette, soprattutto d'epoca, hanno fatto da cornice alla consegna del riconoscimento allo Sceriffo, campione che nel corso della sua carriera da fuoriclasse ha vinto, tra le altre, il Giro d'Italia, tre Parigi-Roubaix consecutive e due mondiali, uno su strada e uno su pista. Mazzinghi e Moser, inoltre, hanno ricevuto anche il tributo con il documentario realizzato dagli studenti del corso tenuto al polo tecnologico Pont-tech da Francesco Andreotti, regista e docente di videomaking.

"Sandro ha incarnato dei valori profondi non solo sul ring, ma anche nella vita privata - ha detto Mattia Belli, assessore allo Sport - ha sempre coniugato la passione e il sacrificio con il rispetto, la lealtà e il coraggio. Per questo, incarna il cuore della nostra città non solo a livello sportivo, ma anche sociale. Era un campione del popolo, attorno al quale si raccolse tutta la città: ha rappresentato il riscatto della nostra comunità e i pontederesi gli devono tantissimo".

Moser all'esterno del Teatro Era

Un momento della premiazione

I figli di Sandro, David e Simone, sul palco

Riccardo Minuti durante la premiazione

"Sandro fu uno di quei bambini che ebbe l'infanzia scippata dalla guerra: si salvò per miracolo dai bombardamenti - ha ricordato Riccardo Minuti, consigliere comunale e presidente della commissione composta anche da Ugo Russo e Riccardo Signori - sulle orme del fratello Guido, scelse la boxe per il riscatto e a soli 25 anni conquistò la corona mondiale contro Dupas. Tornato a casa, fu sommerso dall'amore di Pontedera. Seppe poi ripartire da zero dopo diverse vicissitudini, tornando sul tetto del mondo dopo lo storico match di San Siro. Grazie alle sue imprese, dopo l'alluvione del '66, Pontedera tornò alla ribalta del Paese e si rese famosa in Italia per il pugilato".

"Il ciclismo era una grande passione di Sandro e in Toscana non c'è un paese attraverso il quale non passi una corsa ciclistica - ha aggiunto - Moser è un simbolo assoluto e Sandro sarebbe stato felice di questa assegnazione. È un modo per ricordare anche Rossano Signorini, anche lui appassionatissimo di ciclismo e un vero gentiluomo, che ha fatto tanto per questo territorio".

"Continuo ad andare in bicicletta - ha raccontato Moser - ho fatto circa un milione di chilometri. Non ho mai vinto un premio intitolato a un altro sportivo e purtroppo non ho mai incontrato Sandro, anche se ho conosciuto Nino Benvenuti. In Toscana sono stato molte volte e ho gareggiato spesso: mi dispiace non averlo potuto incontrare".

Moser con Ugo Russo

La premiazione della Puglistica Mazzinghi

La Polisportiva Pontedera Bientinese

Il momento conclusivo della premiazione

E come da tradizione, il Premio Mazzinghi ha acceso i riflettori anche su due realtà di eccellenza dello sport pontederese: la prima è la Polisportiva Pontedera Bientinese di pattinaggio artistico, che ha vissuto una annata strepitosa grazie ai risultati ottenuti dai propri atleti. "Ringrazio i genitori per i loro sacrifici per portare avanti la società - ha detto Mandricardo Falorni, insieme alla figlia Donatella Falorni - quest'anno abbiamo superato ogni aspettativa: questi atleti sono un fiore all'occhiello".

Quindi, a ricevere una medaglia da Moser, sono stati anche alcuni dei protagonisti della Pugilistica Mazzinghi, società storica della città che porta avanti il nome non solo di Sandro, ma anche del fratello Guido. 

Pietro Mattonai
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