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Crisi del commercio, tra proposte non accolte e il ritorno della Festa

Botta e risposta tra Confcommercio e assessore sul piano antispopolamento del centro. Intanto Confesercenti e Ccn annunciano il revival della kermesse

Corso Matteotti

Che il commercio pontederese stia soffrendo è un dato ormai appurato dai diretti interessati, dalle associazioni di categoria e dalle saracinesche dei negozi che, soprattutto in centro, si abbassano una dopo l’altra, con attività storiche che salutano il salotto buono pontederese in cerca di altre opportunità o proprio definitivamente. Ma è sul rilancio del settore che, nelle ultime settimane, si sta sollevando un acceso dibattito

Tra chi, come Confcommercio, ormai mesi fa, aveva presentato una sorta di vademecum con possibili proposte di sostegno e appoggio alle imprese, chi, come il Comune cerca un equilibrio, non sminuendo le criticità ma contestualizzando i problemi e chi, come Confesercenti e il Ccn getta acqua sul fuoco, guarda avanti e propone intanto il ritorno, il 18 Settembre, della Festa del commercio, all’insegna degli artisti di strada e di un filo conduttore che richiamerà il colore bianco.

“Vogliamo ripartire dai fatti – ha detto Claudio Del Sarto, responsabile di Confesercenti – scommettendo su una manifestazione che mancava da tempo in città. È un progetto che abbiamo condiviso con il Ccn We Are Pontedera e che avrà anche un contributo da parte del Comune. Non abbiamo ricette con cui convincere ma solo l’impegno e la buona volontà di mettere in campo delle iniziative per provare a rivitalizzare il commercio. Se non seminiamo certo non raccoglieremo e non faremo alcun passo in avanti per uscire da questa situazione di stallo”.

Una passata edizione della Festa del Commercio

Un problema, quello delle chiusure dei negozi e della desertificazione del centro, sollevato a più riprese anche da Confcommercio. “Da più di quattro mesi – ha sottolineato il presidente di Confcommercio Pontedera Lorenzo Nuti - abbiamo presentato il nostro documento con le 13 proposte per risollevare le sorti del commercio di Pontedera ma ci sembra estremamente semplicistico che l'assessore Alessandro Puccinelli riduca il tutto ad una richiesta di sgravi e agevolazioni che costituiscono sì una parte fondamentale del programma, ma che rientrano in un piano articolato e strutturato che affronta numerosi temi. A questo punto serve la volontà di metterli in pratica da parte dell'amministrazione comunale, che nell'incontro di Luglio ci aveva assicurato piena disponibilità”.

Dal patto sugli affitti, alla sicurezza, agli eventi, i punti per cercare di invertire una rotta che ultimamente racconta difficoltà e incertezze, sembrano ancora sulla carta. “Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere problemi ma la politica del no – ha ribadito il coordinatore sindacale di Confcommercio Pisa Luca Favilli - non porta soluzioni. Se l'unica risposta è il “non si può fare” allora forse si è sbagliato mestiere e quel che più ci stupisce sono le bocciature dell'assessore che non indica chiaramente quali soluzioni intenda mettere in atto per arginare la desertificazione commerciale. Le nostre sono proposte articolate e operative. Eventi e iniziative sono importanti e contribuiscono sicuramente ad avere un centro vivace e attrattivo, ma non possono essere certo l’ago della bilancia di quest’emergenza”.

Una ricetta per restituire centralità al commercio come motore economico e sociale della città è senza dubbio una questione complessa ma la certezza, per Puccinelli è “che non serve a nessuno utilizzare un problema reale, strutturale e nazionale, quale la progressiva e generalizzata rarefazione degli esercizi di vicinato nel tessuto urbano dei comuni italiani, per costruire polemiche locali o, peggio ancora, tentativi di speculazione politica di basso profilo”.

Entra nel merito l’assessore dopo la presa di posizione di Confcommercio e la querelle che ne è seguita. "Le proposte di Confcommercio per Pontedera sono certamente una base di discussione ma non la panacea salvifica che rende immune il nostro tessuto commerciale dalla crisi sistemica dovuta a fattori di caratura nazionale e internazionale. Il fatto che gli strumenti a disposizione dei comuni (e dei vari schieramenti politici locali) non consentano da soli di affrontare la problematica lo dimostrano i fatti: a Pisa, guidata da tempo da una giunta di orientamento politico antitetico a quella di Pontedera, si parla di desertificazione commerciale più o meno allo stesso modo. Ciò non significa – ha aggiunto Puccinelli - non lavorare, anche duramente, con determinazione e ostinazione, per trovare, anche a livello comunale, soluzioni di contesto che aiutino il nostro sistema commerciale a confrontarsi con alcuni dati oggettivi: le famiglie hanno minori soldi da spendere, i costi di gestione, anche energetici, sono diventati insostenibili, i consumatori stanno progressivamente scegliendo il commercio on-line".

Ma per contrastare gli effetti di questi fattori, secondo l'assessore al commercio, “non è possibile chiedere ai comuni soltanto l'erogazione di maggiori contributi o una minore tassazione. E' invece possibile, e le associazioni di categoria sono buone testimoni che stiamo facendo questo sforzo insieme a loro, lavorare a una programmazione condivisa del calendario eventi, rafforzare progressivamente il presidio del territorio e la sicurezza percepita, migliorare il decoro urbano, stanziare risorse per le manifestazioni che si ripetono ogni anno, potenziare i servizi di igiene urbana, agevolare l'imprenditoria giovanile e femminile, premiare l'offerta commerciale di qualità, rigenerare aree urbane del centro dismesse. Abbiamo introdotto importanti risorse sul bilancio comunale cercando di non far pesare per intero la tutela della libera iniziativa dei pubblici esercizi sulle spalle dei cittadini. Quelle che invece dipendono dalle normative nazionali sono semplicemente inattuabili ma siamo pronti a sostenere battaglie per la modifica di norme e regolamenti verso una idea che condividiamo: la funzione sociale degli esercizi di prossimità. Perché il commercio di vicinato non eroga soltanto beni e servizi, ma genera “urbanità“, opportunità di interazione, aggregazione e vita collettiva che contribuiscono alla coesione del tessuto urbano e alla sicurezza percepita negli spazi pubblici".