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Davide Enia racconta Cosa Nostra a Teatro Era

Nello spettacolo "Autoritratto", il regista e attore siciliano analizza "la mafia che è in me". Ad accompagnare, le musiche di Giulio Barocchieri

Davide Enia durante lo spettacolo

Vincitore del Premio Ubu 2025 nelle categorie miglior attore o performer e nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica, Davide Enia racconta Cosa Nostra nello spettacolo Autoritratto, che arriva sul palco del Teatro Era il 14 e il 15 Marzo,

Si tratta di una narrazione biografica che diventa un autoritratto intimo e collettivo. Partendo dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del 1992, Autoritratto - che è anche un libro, edito da Sellerio - si confronta con il tema della mafia non per capirla in senso assoluto, ma per "cercare di comprendere la mafia in me".

Utilizzando gli strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito a Palermo, come il cunto, le parole, il corpo e il dialetto, Enia esplora la nevrosi dei suoi concittadini nei confronti della criminalità organizzata. "In una maniera dolorosa e sconcertante - ha spiegato - a volte la mafia rappresenta uno specchio della nostra vita familiare, dei nostri processi decisionali e operativi, del nostro modo di osservare il mondo e intendere le relazioni, del nostro rapporto con la religione".

"A Palermo tutti quanti abbiamo pochissimi gradi di separazione con Cosa Nostra. Il primo morto ammazzato l’ho visto a otto anni, tornando a casa da scuola. Conoscevo il giudice Borsellino - ha aggiunto - abitava di fronte casa nostra, sono cresciuto giocando a calcio con suo figlio. E padre Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia, era il mio professore di religione al liceo. Come me, i miei amici, i miei compagni, i miei concittadini, tutti quanti abbiamo toccato con mano la mafia. Tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra".

Con le musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri, lo spettacolo è in programma sabato 14 alle 21 e domenica 15 alle 17.