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Debutta nella zona industriale la macchina tappabuche

Sono partite le prime risistemazioni in viale America e in alcuni tratti stradali dell'area di Gello per sanare l'asfalto nei punti più critici

La macchina tappabuche

Il Comune schiera la macchina "tappabuche" per provare a sanare l'asfalto che sprofonda in alcune vie in città. Nella mattinata di oggi, giovedì 28 Maggio, sono invece state realizzate le prime "riparazioni" in viale America e in qualche tratto nella zona industriale di Gello, ma lo strumento resterà comunque in azione almeno un paio di giorni.

La sperimentazione del macchinario, come era stato annunciato dall'amministrazione comunale facendo il punto sul piano delle asfaltature alcune settimane fa, rientra in un più generale programma di rifacimento di alcune strade. L'ultimo intervento portato a termine, in questo senso, è quello in via De Nicola, che ha seguito i ripristini effettuati nell'area retrostante dell'ospedale "Lotti" e in quella che si affaccia sull'asse centrale di via della Misericordia e via Dante, verso la stazione ferroviaria.

La "tappabuche", arrivata a Pontedera per i la prova e gestita da personale specializzato, ha lo scopo di ripristinare alcuni punti specifici del manto stradale che si sono formati in modo profondo e pericoloso. Questa mattina un sopralluogo sulle zone interessate dall'intervento è stato effettuato dal sindaco di Pontedera Matteo Franconi.

Il sindaco Franconi durante il sopralluogo

La macchina in azione

"Il vantaggio di questo sistema  - ha spiegato Franconi - sta nella velocità, nella miglior resa dell’intervento e il minor impatto sulla circolazione ordinaria nei tratti interessati. Non si tratta certo di una soluzione definitiva e alternativa al rifacimento dei tratti stradali ma arricchisce il piano d’azione riguardante il progressivo ripristino dei punti stradali più problematici della città".

Dal sindaco anche un riferimento diretto alla crisi internazionale, collegata all'aumento dei costi. "Con la speranza - ha concluso - di una imminente riapertura dello stretto di Hormuz che, tra gli altri disastrosi effetti globali, ha causato un’impennata dei costi del bitume e dei carburanti rendendo anche i prezzi degli appalti di asfaltatura insostenibili".