Attualità

Dipendenze affettive, "Uscirne si può ed è come una danza"

La giornalista Fialdini intervistata da Greta Mauro all'Ecoincontro parla dei rapporti disfunzionali, di libertà, consapevolezza e del suo libro

Fialdini con Mauro sul palco del Teatro Era

Che cos’è l’amore? Perché restiamo dove non stiamo bene? Sono domande difficili da farsi. Come si fa a rompere la spirale della mortificazione, del senso di colpa e della paura che ci tiene ancora legati?  Sono risposte altrettanto difficili da darsi. E poi ci sono i giudizi da sospendere, storie solo da raccontare con occhi attenti, sensibili, “perché le parole sono importanti e magari il libro può essere uno strumento per invitare a trovare il coraggio per farsi aiutare”. Così Francesca Fialdini, conclude l’Ecoincontro, dialogando con Greta Mauro, all’interno del Festival letterario Ponte di Parole, ieri sera, giovedì 9 Aprile in un Teatro Era di Pontedera sold out, davanti a un pubblico partecipe che ha risposto alle domande della giornalista televisiva e scrittrice, ha cantato, riso e riflettuto con lei. Si è lasciato coinvolgere nel racconto di cinque donne, “nelle quali ci si può specchiare perché Corinna, Elisa, Martina, Vittoria e Lucrezia – ha detto – sono ognuna di noi”. 

Nella fragilità e nel buio delle dipendenze affettive Fialdini ha cercato l’origine dei rapporti disfunzionali, delle violenze psicologiche e fisiche, della manipolazione, dell’idealizzazione del compagno o della compagna di una vita.Che ha ripercorso in un libro, “Come fossi una bambola”, scritto con lo psicoterapeuta Massimo Giusti. “Da una parte – ha spiegato Mauro - l'occhio delicato della giornalista, dall'altra quello clinico dello psicoterapeuta. Il libro è un viaggio nell'altro e dentro noi stessi, dove questi due approcci si intrecciano”. Le storie vere raccontate rendono visibile ciò che spesso resta invisibile: relazioni diventano prigioni. “Crepe – ha aggiunto Mauro - che si allargano pagina dopo pagina, sino a mostrare l’intero cedimento strutturale”.

In fondo, essere trattati “come bambole” significa proprio questo: essere messi in vetrina per piacere, non per esistere. “Perché nonostante i tanti progressi che la società ha fatto – ha ribadito Francesca Fialdini - persistono meccanismi culturali solidi che ingabbiano uomini e donne e da qui dobbiamo partire. L’idea di scrivere questo testo è iniziata sette anni fa, nel periodo in cui mi occupavo di disturbi alimentari e adolescenti. Ho avuto modo di parlare con il dottor Giusti e ho capito che chi non cura la ferita emotiva da cui si scatena il dolore continuerà a riproporlo in un'altra forma che poco ha a che fare con il corpo ma con le relazioni. Resta la fame d'amore. Abbiamo costruito strutture sociali che ci fanno cadere in giochi di ruolo. Giusti mi ha proposto di fare qualcosa insieme. Come metodo per rendere con le parole il tormento vissuto da queste donne ho scelto di non incontrarle. Ho lavorato sui dossier clinici che ho ricevuto e quando ho potuto le ho trasformate in storie”.

Il pubblico dell'Ecoincontro

“Chi di voi è stato tradito? Chi invece ha tradito? E in quanti hanno ricevuto un complinsulto, ovvero un insulto mascherato da complimento?”, ha chiesto Fialdini alla platea che alzava o abbassava le mani, in alcuni casi interveniva, commentava e a sua volta raccontava. “Spezzare queste dipendenze ritrovare la libertà dei sentimenti si può. Se non conosciamo le nostre ombre non possiamo conoscere quelle dell'altro. Va cambiato il punto di vista. Una relazione che funzione – ha concluso l’autrice - è come una danza”.