"Sono un essere umano, niente di ciò ch'è umano ritengo estraneo a me": una delle frasi più celebri del teatro latino, che racchiude in sé un ideale di civiltà a cui gli antichi Greci e Romani mirarono e che ci hanno trasmesso attraverso la loro produzione culturale e artistica. Un ideale umano fatto di apertura verso l’altro, empatia, affabilità e solidarietà, frutto dello studio e di un’educazione impartita attraverso la trasmissione dell’etica tradizionale.
Ha celebrato questa importante eredità la Notte Nazionale del Liceo Classico, andata in scena venerdì al XXV Aprile in via Firenze, dove gli alunni dell’istituto, con il loro entusiasmo e la loro creatività, hanno cercato di spiegare ai loro ospiti l’importanza di un valore come l’humanitas in un mondo che sembra sempre più disconoscere nell’altro il proprio simile.
Gli spettatori hanno potuto così assistere alla rappresentazione di "Semidei" di Pisano, in cui gli eroi demitizzati del mondo omerico si trovano a fare i conti con la loro quotidianità mentre su di loro incombe prima la paura e dopo la catastrofe della guerra di Troia, conflitto senza ragioni sul piano umano com’è lo è ogni conflitto.
Ha trovato poi spazio anche il teatro di Terenzio, ma il suo dramma "La Suocera" è stato rivisitato parodicamente in chiave moderna: se nel secondo secolo avanti Cristo la difficoltà delle relazioni veniva analizzata sulla scena attraverso le riflessioni dei personaggi, nel mondo abbrutito di oggi non resta che affidarsi a Fabrizio Corona per provare un interesse pruriginoso nei confronti dei sentimenti altrui.
Altrettanto esemplare la lezione che si è potuta apprendere dalla lettura scenica dei racconti su Orfeo: in un’epoca che rifiuta l’idea della mortalità e aspira inutilmente a un’eterna giovinezza, il mito ci insegna che non possiamo superare i nostri limiti e solo l’arte ci salva dalla paura dell’oblio.
E poi ancora giochi linguistici, mostre virtuali, laboratori sulle Olimpiadi, circle reading, insomma una messe di attività grazie a cui gli studenti del liceo classico di Pontedera hanno dimostrato che la voce dei Greci e dei Romani è ancora viva, perché c’è chi, come loro, la ascolta, la comprende, la fa propria e ne veicola il messaggio, anche divertendosi, a chi ha ancora la curiosità di ascoltare gli altri.