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Il mito della Parigi-Dakar rivive con i suoi protagonisti

A 46 anni di distanza dall'eroica impresa i tre meccanici Piaggio che vi parteciparono raccontano l'avventura al Moto Club di Pontedera

Da sinistra Eugenio Leone, Gianfranco Gemmi, Bruno Spragia, Ilo Lorenzetti, Moreno Bertini, Mauro Bellatreccia

Chilometri e chilometri di sole cocente, dune ardenti e fatiche indicibili. 23 giorni di sabbia sotto il motore, di deserto che scompare all'orizzonte, di caldo che sfiora i 42 gradi di giorno e freddo glaciale di notte. Tre settimane "dove si lavora tanto, si mangia poco e si dorme niente ma dove conta solo la Vespa e la sfida che alla fine abbiamo vinto". 

Così i tre assistenti tecnici della Piaggio Moreno Bertini, Mauro Bellatreccia e Bruno Sbragia, allora neppure quarantenni hanno sempre descritto l'impresa eroica della Parigi-Dakar. Era il 1980 e quello, con il passare degli anni sarebbe diventato il Rally Raid più famoso del mondo. Per la seconda edizione della folle corsa e i tre meccanici si imbarcarono a Sete e approdarono ad Algeri. Solamente i mezzi più tecnologicamente avanzati e meglio preparati si schierarono ai blocchi di partenza, il 1° Gennaio. Solamente loro e quattro Vespe.

Ma l'idea visionaria di partecipare venne a Jean-François Piot, ex pilota di rally che nel 1979 era stato responsabile dell’attività sportiva di Honda Europa e che nel 1980 ricopriva lo stesso ruolo in Piaggio. A supporto delle Vespe, guidate dai Yvan Tcherniavsky, Bernard Tcherniavsky, Bernard Neimer e Marc Simonot c'erano cinque Land Rover, quattro dei quali assegnati a ciascuna delle P200E e uno invece con funzione di officina semovente. 

Sopra i Land Rover, gli assistenti Piaggio. Che hanno fatto la storia perché hanno dimostrato che la Vespa, seppur con quelle ruote così piccole, poteva benissimo tener testa a mezzi molto più dotati per quei percorsi. Perché hanno dimostrato che muoversi da Parigi a Dakar con l’iconica Vespa era possibile. E oggi, sabato 21 Febbraio alle 16 nella sede del Moto Club in viale Italia, i tre protagonisti di quell'avventura, insieme al mitico vespista Gianfranco Gemmi lo racconteranno all'incontro curato da Cia Club, Pontedera Città dei Motori e ovviamente dal Moto Club.