Sono 47 le nuove famiglie che in questi dodici mesi hanno scelto di vivere a Pontedera. In particolare 128 uomini e 70 donne in più rispetto al 2025 hanno deciso di stabilirsi nella città della Vespa mentre 106 residenti, 45 uomini e 61 donne se ne sono andati, per scelta o per cause naturali. Così la fotografia della popolazione residente in Comune racconta, rispetto all'anno precedente un aumento di 92 unità. Perché se da una parte la differenza tra morti e nati equivale a un saldo negativo per i cosiddetti movimenti naturali quello che si riferisce agli ingressi raggiunge il + 198.
La città della Vespa insomma è sempre più vecchia, cresce di poco e solo grazie al flusso di persone che arrivano da fuori. E questo fuori può riferirsi a paesi straniere ma anche a realtà, province e regioni vicine. La certezza però è che, al di là del passaporto di provenienza “i soggetti diventati a pieno titolo pontederesi irrobustiscono il sistema produttivo del territorio”, ha commentato Gabriele Tomei, professore di sociologia della migrazione al dipartimento di Scienze politiche dell'Università di Pisa, riflettendo sui dati forniti dagli uffici del Comune di Pontedera.
“La situazione pontederese – ha detto il professore – non è dissimile a tanti altri contesti italiani. Sia che l'immigrazione provenga dall'estero sia che derivi da comuni vicini il risultato è il medesimo e racconta una capacità attrattiva del territorio che può dipendere dalle maggiori opportunità lavorative che Pontedera offre o dalla sua centralità in termini di servizi. E questo potrebbe trovare ulteriore conferma nel fatto che a spostarsi sono generalmente persone che appartengono a una fascia di età centrale, piuttosto giovane. E comunque, a scanso di equivoci, vorrei sottolineare che tra gli stranieri 'nuovi residenti' di cui ci parlano in questi numeri, molto difficilmente sono comprese le componenti informali che vivono condizioni di irregolarità e generano problemi, perché non rientrano tra quelle rilevabili dalle statistiche ufficiali”.
Ma non solo. Negli ultimi anni, in città le donne stanno superando gli uomini. Su 30.298 persone, le quote rosa sono 15.288 a fronte dei 15.010 uomini. “Due fenomeni sono infine collegati a queste cifre: uno negativo ed uno positivo. Il primo – ha concluso Tomei – riguarda il rischio che l'incremento delle migrazioni possa comportare una pressione al rialzo del mercato degli affitti. Occorrerà quindi fare attenzione alle speculazioni e promuovere invece un'edilizia a canone concordato. L'altro invece si riferisce al fatto che l'arrivo di nuovi residenti giovani aiuterà a ridurre l'età media della popolazione e ad aumentare il numero dei bambini e adolescenti, vero ossigeno per la demografia del paese”.