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L'ultimo grande casolare di città

La costruzione è ancora in piedi al confine del villaggio scolastico a 10 metri di distanza dal Montale. Aperto un cantiere, pare, per abbatterlo

Guardate questa immagine. Sembra quella di uno dei tanti casolari, purtroppo decine e decine fino alle centinaia, di casolari degradati e in disuso della Valdera di pianura, vedi Valdicava, e di collina. Invece questo casolare-relitto è ancora in piedi, unico esempio in piena città,nell'ormai avviato terzo millennio e 10 metri dal villaggio scolastico tutti i giorni animato, tanto da creare ingorghi, da 5500 studenti, un centinaio di insegnanti e così via. E nel casolare, ovviamente, non ci abita più nessuno. 

Da anni il rudere è frequentato dal sottobosco della droga e simili. Ma da ieri un cantiere con ruspe in azione ha cominciato a tagliare gli alberi e la vegetazione naturale che lo circondava, prima mossa, a quanto pare, per la demolizione con ricostruzione di un edificio più moderno.
Per chi, come noi, è appassionato della civiltà agricolo-contadina, questa annunciata demolizione assume un significato negativo, ma ci rendiamo conto che così non si poteva, non si può, andare avanti. Sarebbe però possibile un compromesso che si ispirasse in qualche modo al passato con le due scale esterne della facciata? Chi sa. Mentre ci rendiamo perfettamente conto che non si può in alcuno modo riciclare la latrina esterna sul retro dell'edificio ormai con affaccio sulle aule e sul parcheggio del liceo pedagogico.
Questo casolare, dove i pontederesi andavano a comprar conigli e uova senza passare dalle pollerie ufficiali, era inserito nell'area agricola della golena fra Arno ed Era restando abitato anche con l'arrivo dei primi istituti scolastici. Un'area coltivata soprattutto a frumento e famosa anche per un delitto, ancora impunito, che lì avvenne il 10 giugno 1964 e in cui rimase ucciso con 7 coltellate il 31enne Franco Quercetani, ambulante residente in città in via Roma.