Interviste

Massini, "Teatro Era restituito alla ricerca"

Il direttore artistico presenta la stagione e traccia il futuro del palco di Pontedera: "Fondamentale tornare a produrre e avere più sale diverse"

Stefano Massini

Riportare la produzione teatrale a Pontedera, "colpevolmente" recisa tempo fa e, adesso, in via di nuovo innesto. Mentre per il futuro c'è ottimismo e la volontà di andare avanti tutti insieme come un'unica realtà. Stefano Massini, direttore artistico della Fondazione Teatro della Toscana, dopo la presentazione della nuova stagione proprio a Teatro Era, ha tracciato il futuro prossimo del teatro pontederese e non solo. Rimarcando la necessità di tornare a fare sperimentazione.

Massini, qual è il bilancio della stagione appena conclusa e che cosa si augura per la prossima?

La stagione a Pontedera, al Teatro Era, è andata magnificamente bene. Il teatro è sempre stato pieno di pubblico, anche per gli spettacoli che, sulla carta, potevano avere un'attrattiva inferiore. Le nostre produzioni sono andate molto bene, sia come incasso, sia per i pareri, le reazioni sui social e quel che è stato scritto. Direi una grande stagione, tanto che adesso rilanciamo, in modo ancor più consapevole in uno spazio finalmente restituito al filone della ricerca, che era stato a mio avviso colpevolmente reciso ma che, invece, rappresenta una storia gloriosa di teatro. Dobbiamo ricollegarci a quel lavoro e lo facciamo nel cuore della stagione, a Gennaio, portando qui alcuni maestri della ricerca e dei giovani quotati. 

Massini durante lo spettacolo "Mein Kampf"

Per me è molto importante che la stagione abbia dei fili tematici, che sia costruita con un'idea di percorsi interni, richiami, bilanciamenti tra attori conosciuti e compagnie da scoprire, la ricerca e il mattatore. Io stesso tornerò con lo spettacolo sulla Piaggio, una vera e propria analisi storica e antropologica della fabbrica. Altro elemento importante: ci saranno tanti echi tra questa sala e le altre due. Perché non siamo un teatro che ha la fortuna di avere tre sale con un pubblico diverso, una tradizione diversa e un discorso diverso.

Com'è stato vivere quest'annata complicata, in particolare con la vicenda del declassamento da parte del Ministero della Cultura?

Non è stato semplice: entrare in una struttura e trovarsi immediatamente qualcuno che ti mette i bastoni tra le ruote è stato molto brutto. È la prima volta che accade nella storia del teatro italiano: di una gravità immane. Alla fine, per fortuna, c'è stata la possibilità di dialogare con la parte oggettiva e realistica del Governo, che è stata invece collaborativa e si è resa conto di quanto fosse importante non mancare di rispetto alla storia e al territorio di una grande istituzione culturale.

E in questo contesto, allora, come s'inserisce la Scuola di drammaturgia?

Qualcuno ha pensato che io mi mettessi a fare una scuola con dieci autori che avrebbero pagato una retta: non mi è mai passato neppure per l'anticamera del cervello. Questa stagione stessa è scuola di scrittura, tutto il progetto mira a dare una vetrina a compagnie e autori. Sto facendo questo lavoro che, fortunatamente, viene riconosciuto dai più grandi teatri nazionali ed europei, che adesso sanno che, in Toscana, c'è qualcosa di nuovo.

Il Teatro Era è un punto di riferimento per un territorio più vasto di Pontedera, la Valdera. Quanto conta, qui, la possibilità di produrre teatro, parte integrante della storia della città?

È molto importante, per una serie di ragioni. Innanzitutto è che qui abbiamo la possibilità di avere una grande sala e una struttura architettonica completamente diversa rispetto al teatro all'italiana, come alla Pergola. Un teatro antico, che ha la sua struttura storica. A Pontedera, invece, abbiamo un teatro completamente diverso. Per questo, però, è fondamentale avere entrambe le sale, perché ti danno la possibilità di farti vedere modalità diverse di preparazione degli spettacoli e di rapporto con il pubblico.

Massini con il sindaco Matteo Franconi

Io ho recitato molte volte a Pontedera e posso dire che la reazione del pubblico qua non è mai la stessa che ho da altre parti. Quando vado in sale storiche come l'Argentina di Roma, il Bellini di Napoli o il Morlacchi di Perugia la reazione è diversa rispetto a sale come questa, che assomigliano più allo Strehler o al Piccolo di Milano. Ecco perché è fondamentale avere più sale per valutare le diverse reazioni del pubblico.

"E l'Ape disse alla Vespa: Sì, Ciao" è un viaggio nella storia di Pontedera e nella dimensione popolare della città e del teatro. Ha raggiunto i risultati che sperava? 

È stata un'esperienza stupenda. Sono sempre stato molto prevenuto rispetto a quel teatro che si arrocca su se stesso e non guarda alla reazione della gente e a che cosa racconta la gente. Il teatro deve essere sempre in rapporto strettissimo con il pubblico, deve ascoltarlo. Non significa che debba compiacerlo: la nuova stagione del Teatro Era ha spettacoli sferzanti, inattesi. Il rapporto col pubblico richiede di considerarlo come un'entità viva: dobbiamo provocare, invitare. 

In questo senso, lo spettacolo sulla Piaggio per me è stata un'esperienza fortissima. Oso dire una delle più forti che io abbia mai avuto non solo come direttore artistico, ma nella mia storia di teatrante. Quella è stata una serata che non scorderò, come dissi anche sul palco. Quella partecipazione fortissima della gente non solo sulle risate, per un testo che in certi tratti era volutamente ironico, ma anche per la reazione improvvisa di silenzio quando raccontavo della deportazione degli operai a Mathausen, delle angherie dei fascisti nei confronti della famiglia di Bruno Lupi o lo sciopero per richiedere i diritti da parte dei lavoratori.

Tutto questo è stato accolto in maniera fortissima: sul palco io e i musicisti siamo stati travolti. Ma non è finito tutto in quella serata. C'è stata una grande risposta a quello spettacolo. La menzione della formula, un po' abusata, del "a grande richiesta", questa volta lo è davvero, perché siamo stati inondati di richieste: avevamo una lista d'attesa di 400 persone. Per me è stato un momento forte.

Infine, come vede il futuro della Fondazione nei prossimi anni e quello dello stesso Teatro Era? Che cosa possiamo aspettarci?

Lo vedo ottimo. Adesso c'è un'atmosfera meravigliosa con il pubblico. Alla Pergola, per la prima volta, ho deciso di presentare la stagione alla gente, mentre di solito si faceva la conferenza stampa al mattino. Qua a Pontedera la stessa cosa e i dipendenti del Teatro Era mi hanno detto come in passato non si fosse mai fatto. Per me, invece, è fondamentale: il teatro si fa per la gente e non dobbiamo dimenticarlo. A volte si ha quasi paura di questo e si tende a fare del teatro una questione tra addetti ai lavori.

Massini durante lo spettacolo sulla Piaggio

Al contrario, è fondamentale che il pubblico percepisca che stiamo facendo questa cosa per la gente. La mia decisione di fondare un'associazione degli amici del Teatro della Toscana nasce da qui: dalla volontà di creare una comunità. Anzi, tribù, dove si sta insieme. Stiamo costruendo questa realtà e abbiamo avuto l'adesione di quattro presidenti onorari Dacia Maraini, Corrado Augias, Ferruccio De Bortoli e Roberto Vecchioni, ma sarà unica. Mentre ci ragionavamo, abbiamo pensato se dovessimo fare gli amici della Pergola, gli amici di Rifredi e gli amici dell'Era. No, una sola, perché una è la stagione e tutto si tiene insieme.