Spesso chi soffre di un disturbo dell’alimentazione è giovanissimo. Più ragazze, ma negli ultimi tempi anche molti ragazzi. Anoressia nervosa, bulimia, binge-eating o sindrome da alimentazione notturna incontrollata non sono solo patologie, sono storie uniche, complesse, che vanno prima di tutto comprese e poi curate. Siamo abituati a pensare che questi disturbi siano battaglie combattute davanti allo specchio. Una guerra quotidiana contro la bilancia, contro una taglia, contro un riflesso che sembra sempre sbagliato. È l’immagine più diffusa, quella che passa spesso nei discorsi comuni: “non si vede abbastanza magra”, “ha paura di ingrassare”, “è ossessionata dal corpo”.
Ma questa lettura, da sola, è troppo semplice. Può far danni. Perché il corpo, nei disturbi alimentari, non è sempre il punto di partenza. Molto spesso è il luogo in cui un conflitto più profondo trova finalmente un linguaggio. Lo sanno bene dall’associazione La vita oltre lo specchio, che non a caso, porta questo nome. Nata nel 2014 a Pisa “per la volontà di alcuni familiari, pazienti e operatori perché a quell’epoca – ha raccontato la presidente Patrizia Cappelletto - noi familiari avevamo le figlie in cura presso il centro Arianna dell’Asl a Pisa, che si occupa di disturbi alimentari a livello ambulatoriale, e noi ci siamo dati, tra gli altri scopi, l’obiettivo di creare un ponte tra i malati, i genitori, i fratelli e le cure. Abbiamo capito che c’era bisogno di qualcosa che rispondesse alle necessità che maturano nelle famiglie che non conoscono né il tipo di malattia né se esista un centro dedicato alla cura".
Con questo spirito e la volontà di migliorare la vita delle persone che soffrono di questi disturbi, l’associazione si impegna sul territorio, mette in campo incontri di sensibilizzazione per la cittadinanza, laboratori nelle scuole, convegni e tante attività di informazione che approfondiscono queste tematiche. E sabato 26 Settembre i volontari di La vita oltre lo specchio saranno presenti al Carboot di Ecofor Service Spa, il mercatino di scambio e vendita di oggetti usati che, dopo la pausa estiva tornerà in via Madre Teresa di Calcutta, con l'obiettivo di promuovere il riuso e il riciclo.
All’associazione, composta da oltre 150 soci, sarà devoluto quanto raccolto dall’iniziativa ma per La vita oltre lo specchio sarà anche l’occasione di confronto, scambio e comunicazione sui propri servizi. “In questa malattia – è entrata nel merito la presidente – lo specchio riflette un’immagine di sé che non è quella reale. I disturbi alimentari si nutrono dell’inganno del controllo, rendendo la cura una sfida ardua e delicata. Le persone malate non vorrebbero più guardarsi allo specchio, ma ne restano imprigionate. Così, quando riescono a riappropriarsi della propria vita, delle loro passioni e interessi, si va oltre lo specchio e si trova la forza per sostituire l’apparire con l’essere”.
ll cibo - che sia rifiutato con rabbia, cercato con urgenza o consumato nel dolore - è solo il linguaggio utilizzato per dare voce a un malessere profondo che le parole non sanno ancora spiegare. “Questi disturbi – ha aggiunto – si manifestano con comportamenti disfunzionali rispetto a ciò che si mangia o meno, ma questi non sono stranezze o capricci transitori, bensì malattie complesse. Il cibo è un’ulteriore gabbia”. Ed ecco l’importanza della sensibilizzazione sul territorio. “In molti non conoscono i disturbi alimentari, altri li sottovalutano, li considerano legati alla volontà. Spesso si chiedono che cosa mai possa mancare a questi malati. Invece queste patologie – ha continuato Cappelletto – si innescano su tanti fattori, dalla relazione con se stessi all’influenza genetica, ambientale e culturale. Le stesse persone che ne soffrono sono incapaci di capire le cause di questo disagio e di esprimerlo. Ecco che attraverso il corpo si intravede questo grido d’aiuto silenzioso che logora chi lo vive”.
Ma uscire da questo labirinto si può, anche se è un processo lento, faticoso e fatto di piccoli passi. Guarire non significa semplicemente “ricominciare a mangiare”. È un percorso che richiede cure, familiari informati, amici non giudicanti perché nessuna persona può farcela da sola. “La nostra associazione – ha sottolineato – vuol mandare un messaggio positivo, di rinascita, di accoglienza, di cammino condiviso. E attraverso l’informazione e la prevenzione si può fare molto”.
La vita oltre lo specchio promuove insomma una rivoluzione dell’empatia, dell’ascolto e del cambiamento. “Siamo presenti con progetti specifici nelle scuole di Pisa e Provincia, dalle elementari alle superiori, dedicati ai ragazzi, agli insegnanti ma anche agli educatori sportivi e al gruppo dei pari. Abbiamo aperto uno sportello di ascolto alla Fondazione Charlie di Pontedera dove riceviamo chi vuol parlare riguardo al problema, o anche solo saperne di più e organizziamo incontri, laboratori di scrittura creativa, gruppi di auto-aiuto per genitori con la supervisione del dottor Corrado Rossi, psichiatra e vice presidente, e per fratelli e sorelle condotto dalla psicologa Rossella Paolicchi. E anche passeggiate guidate in collaborazione con l’associazione Azimut per stare insieme nel tempo libero. Senza dimenticare i convegni e le iniziative frequenti, che realizziamo o a cui siamo invitati. Infine, ogni anno programmiamo un evento aperto alla cittadinanza per la Giornata nazionale del Fiocchetto lilla, che cade il 15 Marzo, e partecipiamo ai percorsi rivolti alle Scuole nella Giornata della solidarietà, che si celebra a Pisa il 27 Aprile".