Le donne pontederesi sono più istruite degli uomini ma lavorano meno. È quanto raccontano i dati pubblicati nel Bilancio di genere del Comune, che per la prima volta si è dotato di questo strumento. Nel report che descrive la popolazione cittadina, la quota di donne tra i 25 e i 49 anni laureate è del 34,92% contro il 24,36% degli uomini. E non solo. Perché anche a livello culturale, alle voci “abbonamenti teatrali”, “tessera biblioteca” e “prestiti bibliotecari” le donne superano di gran lunga gli uomini, in alcuni casi addirittura raddoppiandoli.
Il vantaggio femminile nell'istruzione però non si traduce in un vantaggio lavorativo, con il tasso di occupazione rosa che è più basso di quello maschile (70,75% contro l'83,61% nella fascia tra i 24 e i 49 anni e il 64,76% contro il 78,80% in quella tra i 50 e i 64 anni). E lo stesso gap si riscontra anche per il tasso di disoccupazione. “I dati contenuti in questo Bilancio, che rappresenta per la nostra amministrazione – ha detto la vicesindaca Carla Cocilova, con delega alle Pari opportunità - non soltanto uno strumento di analisi, ma un impegno politico e culturale verso una città più equa, consapevole e capace di leggere sé stessa attraverso lo sguardo dell’inclusione, restituiscono un quadro complesso e, in alcuni aspetti, ancora segnato da squilibri".
"Questi numeri sul fronte del lavoro, confermano quanto la dimensione della cura, ancora troppo spesso caricata sulle spalle femminili, continui a limitare le opportunità di accesso e permanenza nel mercato del lavoro, senza il quale è impossibile pensare a veri percorsi di autonomia e parità. Anche la distribuzione della titolarità delle imprese è un percorso ancora lungo da compiere: solo il 22,7% delle attività è guidato da donne, un dato stabile negli anni e che richiama la necessità di continuare a investire in percorsi a sostegno all’imprenditorialità femminile”.
Allo stesso modo, nelle politiche simboliche della città, come la toponomastica. Pontedera negli ultimi cinque anni ha realizzato l’80% delle intitolazioni femminili della sua storia, “un passo importante verso il riconoscimento del contributo delle donne nella vita culturale e civile”, ha aggiunto Cocilova.
La parità insomma non è una condizione statica, ma un processo che richiede visione e continuità. Così se l'incremento tra gli stranieri è prevalentemente femminile, dovuto magari a nuove opportunità lavorative, oltre che ai ricongiungimenti familiari e alla nascita di figli, è altrettanto esplicito, dalle cifre, che sono più le donne che gli uomini ad accedere ai servizi sociali. In quelli destinati alla popolazione anziana prevalgono le donne e stessa percentuale si riscontra per quelli destinati ai disabili e alle famiglie con minori mentre le donne continuano a partecipare meno degli uomini alla vita politica.
“Sulla base di questa fotografia – ha concluso Covilova - intendiamo utilizzare il Bilancio di Genere non come una mera rendicontazione, ma come un mezzo di lavoro che orienta le scelte, radica la cultura della valutazione di impatto e aiuta l’amministrazione e la comunità a crescere insieme. Una città più equa non è soltanto più giusta, è anche più forte, più dinamica, più capace di futuro”.