Attualità

"Pontenegra", le considerazioni della Lega

Domenico Pandolfi, ex consigliere comunale leghista, interviene sul cartello stradale di ingresso a Pontedera deturpato dai vandali

Il cartello vandalizzato

A commento delle innumerevoli condanne pubbliche e private via social sul cartello d'ingresso a Pontedera che i vandali hanno colpito con un gesto a sfondo razzista, trasformando la scritta in "Pontenegra", la Lega fa sentire la sua voce prendendo posizione con una nota dell'ex consigliere comunale Domenico Pandolfi.

Il succo: "Il problema non è il colore della pelle. Il problema sono i comportamenti e il rispetto delle regole", afferma. 

Prima, le argomentazioni: "Qualcuno ha scoperto l’acqua calda! È apparsa una scritta sul cartello di Pontedera, modificato in “Pontenegra”, e improvvisamente tutti a gridare allo scandalo, come le oche del Campidoglio. Sia chiaro: noi condanniamo con fermezza il gesto e riteniamo che il termine 'negro', quando viene utilizzato in senso dispregiativo, sia offensivo e discriminatorio". 

"A Pontedera - prosegue Pandolfi - vivono tantissimi cittadini stranieri perfettamente integrati, che lavorano, rispettano le regole e contribuiscono alla vita della comunità. Ma allora perché quel termine continua a circolare da anni in città, sui social e anche nei comuni limitrofi? Forse sarebbe il caso di interrogarsi sulle ragioni di un disagio che esiste e che non può essere semplicemente liquidato come razzismo". 

"In alcune zone della città si registrano da tempo problemi legati a spaccio, risse, aggressioni, violenza, occupazioni abusive e criminalità molto spesso nascosti anche ai mezzi d' informazione", sono le parole dell'esponente della Lega di Pontedera. 

"Ci sono inoltre situazioni di mancata integrazione che non possono essere ignorate, comprese quelle che coinvolgono giovani e seconde generazioni. Quando si verificano episodi di violenza o fenomeni riconducibili alle cosiddette baby gang, la risposta delle istituzioni deve essere seria, tempestiva e uguale per tutti. E ci dispiace constatare che, troppo spesso, alcune forze politiche e alcune associazioni sembrano più preoccupate di difendere il politicamente corretto che di affrontare il problema alla radice". 

"Allo stesso tempo, ci saremmo aspettati una presa di posizione più forte anche da parte dei rappresentanti delle comunità straniere contro chi delinque e danneggia, prima di tutto, l’immagine di tutti quegli stranieri onesti che vivono e lavorano correttamente nella nostra città. Condanna che purtroppo non arriva...".

Secondo Pandolfi, la genesi della scritta non è prossima: "Adesso, però, tutti pronti a gridare allo scandalo per una scritta che, peraltro, non nasce oggi e non è certo un fenomeno sconosciuto. Anche il tema delle scuole e dei quartieri merita una riflessione seria. In alcune realtà la concentrazione di alunni stranieri è molto elevata e l’integrazione non può essere data per scontata". 

"Servono politiche concrete, capaci di favorire realmente l’inclusione e di evitare che, invece dell’integrazione, si creino comunità sempre più separate. Per anni abbiamo denunciato problemi che ritenevamo evidenti e, invece di affrontarli, siamo stati accusati di allarmismo, di procurato allarme, di xenofobia e infine di razzismo". 

La conclusione: "Oggi ribadiamo una posizione semplice: condannare il razzismo non significa negare i problemi di sicurezza e di integrazione. E denunciare criminalità e degrado non significa essere razzisti. Noi non vogliamo discriminazioni. Vogliamo semplicemente che le regole valgano per tutti, che chi delinque venga perseguito e che chi vive onestamente, italiano o straniero, possa sentirsi parte della stessa comunità. Il problema non è il colore della pelle. Il problema sono i comportamenti e il rispetto delle regole".