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Usb, "Niente da festeggiare, scioperiamo"

Il sindacato indice la protesta durante i giorni delle celebrazioni degli 80 anni della Vespa: "Si esalta il passato mentre s'impoverisce il presente"

L'ingresso dello stabilimento Piaggio di Pontedera

È tutto pronto per le celebrazioni degli ottant'anni della Vespa, con una serie di iniziative che, fino a domenica, interesseranno la città. Ma, contestualmente, direttamente dallo stabilimento Piaggio di Pontedera, c'è chi non ha intenzione di festeggiare. Anzi.

La Rsu del sindacato Usb, infatti, ha deciso di indire uno sciopero di otto ore per domani, giovedì 24 Aprile, per accendere i riflettori sulla situazione dell'azienda. "Ogni giorno assistiamo a un arretramento concreto - hanno scritto - diminuisce il lavoro stabile, cresce la precarietà, i salari perdono valore e le condizioni peggiorano. Ma soprattutto si sta compromettendo il futuro industriale di questo sito".

"Il reparto di ricerca e sviluppo viene deliberatamente e progressivamente svuotato e mancano nuovi progetti - hanno aggiunto - così uno stabilimento non cresce, anzi s'indebolisce fino a diventare marginale. Non è una fase di rilancio, ma una progressiva perdita di ruolo, frutto di scelte precise. Da una parte ci sono gli operai, che ogni giorno mandano avanti la produzione e tengono in piedi la fabbrica. Dall’altra c’è la proprietà, che decide strategie e investimenti e che oggi sta portando questo stabilimento verso un ridimensionamento evidente".

Per questo, per Usb, le celebrazioni in corso stridono con la situazione reale. "Le celebrazioni servono a coprire questa contraddizione - hanno aggiunto - si esalta il passato mentre si impoverisce il presente. Si costruisce un’ immagine di successo mentre, nella realtà, si prepara uno smantellamento silenzioso. Per chi lavora qui non c’è nulla da festeggiare. C’è la consapevolezza che il lavoro viene smantellato, decisione dopo decisione".

"Per questo, lo sciopero del 24 Aprile non è simbolico: è una presa di posizione netta - hanno concluso - fermiamo la produzione per rendere visibile quello che vogliono nascondere. Fermiamo una narrazione che non rappresenta la realtà della fabbrica. Non accettiamo che il lavoro venga ridotto mentre si costruisce una facciata di orgoglio e continuità. Chi guida oggi l’azienda, a partire dalla famiglia Colaninno, deve assumersi la responsabilità delle scelte fatte: meno investimenti, meno prospettiva, meno futuro. Per Pontedera è il momento di prendere posizione: o con gli operai, o con chi li sta mettendo da parte".