Dopo oltre 40 anni di attività lavorativa, tra ambulatori e sala operatoria negli ospedali di Pontedera, Volterra e Lucca, va in pensione il dottor Carlo Ferrari, ortopedico con incarico di alta specializzazione.
Laureatosi in Medicina e Chirurgia all’Università di Pisa nel 1982, Ferrari nel 1988 ha completato la specializzazione in Ortopedia nello stesso Ateneo e ha iniziato a lavorare come ortopedico ospedaliero. Da allora ha accumulato una vasta esperienza clinica e chirurgica in vari ospedali, in particolare all’ospedale di Pontedera. Oltre alla pratica clinica, ha svolto un’intensa attività didattica come docente di Ortopedia alla scuola Allievi infermieri professionali.
"È arrivato il momento del congedo, il momento in cui i ricordi sono di gran lunga superiori ai progetti ma è la vita e tutto ciò va rispettato. Nel momento di lasciare - ha detto il medico - mi vengono in mente le parole espresse durante il discorso di congedo di un primo ministro dell’Italia repubblicana: nella vita occorre testimoniare gratitudine per i tanti che ci hanno preceduto e che ci hanno dato qualcosa, certamente con gradazioni e intensità diverse. Se è certo che io sono ciò che ho saputo donare è forse più certo che sono il frutto di quel che mi è stato donato. Noi siamo fatti in gran parte di ciò che abbiamo ricevuto, e se si offre qualcosa è perché in buona parte lo si è ricevuto".
Così Ferrari indica i propri punti di riferimento. "I miei genitori al primo posto, e la scuola, specialmente durante i primi anni. I miei direttori durante la scuola di specializzazione e durante la mia carriera ospedaliera - ha aggiunto - mi hanno insegnato il metodo e il modo con cui si devono risolvere i problemi e l’umiltà di riconoscere i propri limiti. Ho avuto la fortuna di amare quello per cui ho studiato. Ho amato ciò che ho fatto e ho fatto ciò che ho amato".
"Ringrazio la direzione generale dell’Asl che mi ha dato la possibilità di lavorare fino al settantesimo anno di età, ringrazio la direzione sanitaria dove ho sempre trovato la porta spalancata per le mie richieste e ringrazio i miei colleghi, passati, presenti e quelli che non sono più tra noi - ha concluso - ringrazio gli infermieri, i tecnici, gli operatori socio sanitari con i quali ho trascorso più tempo che con la mia famiglia, che sono stati oltre che collaboratori, amici e compagni di viaggio e infine ringrazio la mia famiglia e in particolare mia moglie Barbara che mi ha aiutato, che mi ha sopportato e che è stata in gran parte artefice del lavoro che ho dedicato al prossimo".