Il via libera della conferenza dei servizi al progetto dell'impianto di ossicombustione ha aperto il vaso di Pandora delle polemiche. Dopo quelle di Legambiente Valdera, infatti, arrivano quelle di Sinistra Italiana, che per bocca di Anna Piu e Gianni Ferdani, rispettivamente segretaria provinciale e segretario del circolo Valdera-Valdicecina, hanno ribadito la loro contrarietà.
"Parliamo di un impianto che non ha precedenti industriali consolidati alle dimensioni previste per Peccioli, fondato su una tecnologia che continua a presentare elementi di incertezza e che richiederebbe investimenti enormi - hanno spiegato Piu e Ferdani - è difficile comprendere come si possa chiedere ai cittadini, ai Comuni e ai territori di assumersi un rischio economico e finanziario di tale portata senza poter contare su esperienze operative sufficientemente verificate. La questione centrale è proprio questa: chi pagherà se le promesse non saranno mantenute?".
Come Legambiente, per Sinistra Italiana è inaccettabile l'ingresso di RetiAmbiente nella compagine di Novatosc, la società che gestirà l'impianto. "Così i costi, gli eventuali squilibri economici e le conseguenze di una scelta industriale sbagliata potrebbero ricadere sull'insieme dei Comuni soci e quindi direttamente sui cittadini - hanno puntualizzato - una scelta di questa portata non può essere trattata come un semplice passaggio tecnico o societario. Quando sono in gioco centinaia di milioni di euro, le tariffe pagate dai cittadini e il futuro della gestione dei rifiuti in Toscana, serve il massimo coinvolgimento delle comunità locali e delle istituzioni democratiche".
Oltre alle questioni tecniche, dalla chiusura - o meno - del ciclo dei rifiuti e dalle dimensioni dell'impianto, Sinistra Italiana denuncia anche l'uso che ne dovrebbe essere fatto. "Il ricorso ai conferimenti tra diversi ambiti territoriali rischi di diventare una componente strutturale del sistema di gestione dei rifiuti, anziché una soluzione limitata e transitoria - hanno affermato - un impianto di queste dimensioni necessita infatti di flussi costanti e continuativi di rifiuti per garantire il proprio equilibrio economico e industriale. Il rischio è che la sostenibilità economica dell'impianto finisca per dipendere dalla disponibilità costante di rifiuti provenienti da territori diversi, consolidando un modello che appare difficilmente compatibile con gli obiettivi europei".
"La provincia di Pisa e la Valdera hanno già sostenuto per decenni un peso enorme nella gestione dei rifiuti regionali. Non accettiamo che ancora una volta si scelga di concentrare qui gli impatti ambientali e industriali di un sistema che dovrebbe invece distribuire responsabilità e impianti in modo equilibrato sull'intero territorio toscano - hanno proseguito Piu e Ferdani - il punto politico non è discutere astrattamente di innovazione, bensì capire se sia giusto che una società interamente pubblica come RetiAmbiente assuma una quota rilevante del rischio industriale e finanziario di un progetto che non dispone ancora di esperienze consolidate alle dimensioni previste".
Anche da Piu e Ferdani arriva allora un appello ai sindaci dei Comuni soci di RetiAmbiente, che si riuniranno lunedì 29 Giugno per esprimersi anche su questo. "Chiediamo loro di votare contro l'ingresso della società in questa operazione e di fermarsi prima che sia troppo tardi - hanno detto - non si tratta di essere favorevoli o contrari all'innovazione. Si tratta di amministrare con prudenza e responsabilità le risorse pubbliche, evitando di impegnare centinaia di milioni di euro in un progetto che presenta ancora troppe incognite tecnologiche, economiche e ambientali".
"Riteniamo necessario aprire una nuova fase nella governance della società, fondata sulla trasparenza, sull'equilibrio territoriale, sulla partecipazione dei Comuni e sulla tutela dell'interesse pubblico - hanno concluso - serve un'amministrazione più democratica, più trasparente e realmente rispettosa delle comunità locali. La Toscana ha bisogno di una politica dei rifiuti fondata sulla prevenzione, sul recupero di materia, sull'innovazione realmente sostenibile e sulla giustizia ambientale. Non di operazioni che rischiano di trasformarsi in giganteschi azzardi industriali scaricati sulle spalle delle comunità locali".