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sabato 23 giugno 2018

Spettacoli venerdì 02 marzo 2018 ore 16:45

Dal piccolo borgo all'Auditorium di Milano

Simone Simoni
Simone Simoni

La storia del basso profondo Simone Simoni, un talento nato cantando sulle note di un mangiadischi nella casa del nonno a Casciana Alta



CASCIANA TERME LARI — Nato e residente a Casciana Alta, ha sempre abitato nel piccolo borgo, prima nella casa dei genitori e poi, dopo il matrimonio con Irene, nella casa del nonno paterno Ottorino. Ma la scoperta delle sue grandi capacità vocali da basso profondo, Simone Simoni, le deve a suo nonno materno Alfonso Nannini, unico figlio maschio di una numerosa famiglia, sfollato a Casciana Alta agli inizi della seconda guerra mondiale, il quale aveva buone doti vocali, ma il padre gli impedì di studiare canto.

"Mio nonno Alfonso aveva la voce da tenore, ed è stato il primo a pensare che anch'io possedessi questo dono di natura. Mi comprò un mangiadischi – racconta Simone – per farmi cantare in una specie di karaoke; avevo circa sei anni e cantavo sulle note della musica a 45 giri che ascoltavo col mangiadischi, e quello era l’unico modo per potermi esercitare. E quando ero solo – dice ancora Simone - cantavo senza musica, oppure canzonette di musica leggera nel salotto della mia casa, sempre in compagnia del mio mangiadischi, atteggiandomi a vero cantante”.

Simone aveva 16 anni quando il nonno morì di leucemia dopo quattro lunghi anni di malattia. Un dolore che fece allontanare il giovane cantante dalla sua passione, mentre nel frattempo la sua voce cambiava e da bianca si trasformava in molto bassa, una voce che lo stesso Simone ci dice “non classificavo certo come voce importante da basso profondo per opera”.
A soli venti anni Simone lasciò il canto, mise su famiglia con la sua Irene - “una bella ragazza dagli occhi azzurri”, come lui stesso ce la descrive - e per una decina di anni di canto in casa non si parlò più.

A trent'anni compiuti poi, Simone chiese ad Adelaide, una cugina della moglie Irene che cantava nel coro Amici della Musica di Ponsacco diretto dal maestro Alessandro Cavallini, di farsi ascoltare perché riteneva "importante" la sua voce.

Ascoltato e accettato, debuttò quindi come corista ne La Traviata di Giuseppe Verdi al teatro Odeon di Ponsacco. La carriera di Simone era ufficialmente cominciata. La scintilla si accese al teatro di Cascina, poco tempo dopo, mentre Simone scaldava la voce con gli altri 40 coristi, e il maestro Simone Valeri, ora direttore artistico del Teatro Persio Flacco di Volterra, gli disse davanti a tutti che la sua era una voce troppo potente per il coro, spingendolo ad iniziare a studiare da basso solista.

“La mia passione per il canto lirico – dice Simone – finalmente cominciava a concretizzarsi” .

Iniziò con il baritono Giancarlo Ceccarini, poi con il basso Graziano Polidori, ha proseguito con il basso Washington e infine col grande baritono Carlo Meliciani che insegnerà a Simone la tecnica di “canto su fiato” indirizzandolo verso la definitiva svolta nella impostazione della voce.

“Al maestro Meliciani – dice Simone – devo tutto. Uno dei più grandi baritoni esistiti come lui, che ha cantato per venti anni consecutivi alla Scala di Milano, e che si è esibito a porte chiuse per la famiglia reale della Regina Elisabetta II, mi aveva accettato come suo allievo. Era severissimo, metteva a dura prova il mio carattere, ma ora so che lo faceva per farmi raggiungere l’obbiettivo”.

Nel 2006 la sua prima interpretazione di rilievo, il ruolo di Angelotti nella Tosca di Giacomo Puccini a Carrara, sotto la direzione del maestro Giacomo Loprieno.

Ma il vero salto di qualità Simone l’ha fatto nel 2009, entrando a far parte dell’Accademia Nazionale di canto diretta dal soprano Katia Ricciarelli e dal maestro Francesco Zingariello.

Dal 2009 ad oggi, i suoi successi non si sono mai arrestati. Gli sono stati affidati ruoli di altissimo livello in opere liriche capolavori esibendosi in teatri di fama nazionale: Don Basilio nel Barbiere di Siviglia, Colline nella Boheme, Commendatore nel Don Giovanni,  Sparafucile in Rigoletto, Simone nel Gianni Schicchi, Oroveso in Norma, Ferrando in Trovatore a Castel’arquato e in lussuosi teatri a Torino, Carrara, Bari, Firenze, Piacenza, Castell’Arquato, Milano, Verona, Gravina in Puglia, Matera ed altri.

Simone non ha mai smesso di studiare, frequentando corsi di alto perfezionamento tra cui il “Master conoscitivo” organizzato nel 2011 dall’Accademia Europea di Firenze con Gayletha Nichols direttrice del Metropolitan Opera di New York dove è stato scelto per cantare al concerto all’auditorium al Duomo di Firenze.

E tra le sue interpretazioni più recenti, troviamo che dal 2016 ad oggi, Simone ha cantato al Festival musicale Laudetur come solista nella Messa in Do maggiore K.317 di Wolfgang Amadeus Mozart al Duomo di Siena, è stato più volte diretto dal maestro Francesco Mazzoli in Don Giovanni di Wolfgang Amedeus Mozart e in Petite Messe Solennelle di Gioacchino Rossini a Verona, che ha cantato come uno dei quattro solisti all’anteprima mondiale della cantata sacra “Sotto lo stesso cielo” all’Auditorium “La Verdi” di Milano, composta e diretta al maestro Giovanni Allevi, ha cantato come solista nella Messa in Do maggiore K.317 di Mozart in occasione della riapertura del Duomo di Carpi dopo cinque anni di chiusura del dopo terremoto, messa celebrata dal Cardinale Segretario dello Stato Vaticano Pietro Parolin, alla presenza di molti parlamentari e trasmessa in diretta TV su Rai 3 e Sky.

A giugno 2016 ha registrato la cantata sacra Sotto lo stesso Cielo del maestro Allevi presso la sala discografica più grande d'Italia, le Officine Meccaniche di Milano, di cui prossimamente ne uscirà il disco, e il cui concerto verrà trasmesso in televisione.

Non c’è che dire, Simone, ora al pieno delle sue capacità vocali, possiede un curriculum e un repertorio di tutto rispetto, ma come dice lui stesso “non si può interrompere gli studi, bisogna andare avanti allenandosi e cercando sempre il meglio assoluto”.

Oggi Simone si perfeziona con il baritono Carlo Meliciani. Il soprano Laura Londi, moglie di Carlo Meliciani è sempre presente alle lezioni di Simone, ed è stata proprio lei che ascoltandolo in una delle sue prime interpretazioni ne definì la voce “di altri tempi e di rara qualità”.

Se si ascolta Simone mentre parla si capisce subito che la sua voce ha qualcosa di diverso. E’ profonda, sembra che provenga da una caverna, quasi cupa, e ci si accorge che nonostante si percepisca un alto volume, Simone parla sottovoce.

Artisticamente parlando la voce di “basso” è abbastanza rara in Italia, al punto che spesso vengono scritturati artisti provenienti da Stati esteri. Ma Simone non è un basso qualunque. Infatti un “basso” arriva normalmente al “fa grave” e Simone arriva al “do grave”, vale a dire quattro note sotto il “fa naturale”.

I suoi discendenti da parte di padre ed in particolar modo suo padre Italiano, possiedono una tonalità di voce bassissima e cavernosa, ed in un certo senso sono loro ad aver lasciato a Simone “l’eredità canora”.

Nonostante i suoi successi, Simone non ha lasciato il suo lavoro, vive con la moglie Irene e i suoi due figli Eleonora ed Eduardo, in modo molto riservato, e senza mai fare mostra di sé.

Ed è proprio per questa sua riservatezza che forse non troppi cascianesi conoscono il personaggio che vive accanto a loro e magari non sanno neanche molto della sua bravura.

La casa dove vive con la sua famiglia è la casa dove viveva nonno Ottorino, ristrutturata nel rispetto architettonico del periodo storico in cui fu costruita e dove sembra che tutti questi anni non siano passati. Tutto quanto, dai passaggi dipinti ai pavimenti in vecchio cotto alle finestre all’antica, e persino un affresco raffigurante la Madonna col bambino è rimasto come ai vecchi tempi.

Ma c’è una stanza, quella dove Simone fa i suoi esercizi col pianoforte che parla dell’artista e dei suoi successi. La foto con Katia Ricciarelli, la dedica fatta dal grande baritono Rolando Panerai “A Simone, se non è il più bravo, poco ci manca”, le foto con dedica del baritono Carlo Meliciani e del soprano Laura Londi, il libro del maestro Meliciani con la dedica “ Al carissimo Simone con gli auguri più fervidi, affinchè porti al massimo la sua bellissima voce di basso, e raggiunga la meta da lui desiderata, come del resto merita” con affetto Carlo Meliciani“, e tanti altri ricordi.

Simone “basso profondo” possiede un raro dono di natura ed un talento che ha coltivato non senza sacrifici, ma che alla fine gli ha fatto conoscere un mondo di soddisfazioni.

Attualmente reduce da un “Gianni Schicchi” a Siena, si prepara al prossimo impegno che sarà al Teatro di Sarzana con i’Ensemble Symphony, orchestra diretta dal maestro Giacomo Loprieno e dal maestro Paolo Biancalana nel “Barbiere di Siviglia”di Gioacchino Rossini.

REPERTORIO

Oroveso (Norma di V.Bellini)

Requiem di G. Verdi

Requiem e Messa in Do maggiore K.317 di W.A. Mozart

Petite Messe Solennelle di G. Rossini

Commendatore (Don Giovanni di W.A.Mozart)

Colline (Bohème di G.Puccini)

Simone, Talpa (Trittico di G.Puccini)

Angelotti (Tosca di G.Puccini)

Timur (Turandot di G.Puccini)

Zio Bonzo (Madama Butterfly di G.Puccini)

Don Basilio (Il barbiere di Siviglia, G,Rossini)

Fiesco (Simon Boccanegra, G.Verdi)

Banco (Macbeth di G.Verdi)

Ferrando (Il trovatore di G.Verdi)

Monterone, Sparafucile (Rigoletto di G.Verdi)

Marcella Bitozzi
© Riproduzione riservata

Simone Simoni, basso - Messa in do maggiore KV317, detta dell'Incoronazione (W.A.Mozart)
02 Non sperar se non m'uccidi


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