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lunedì 26 settembre 2016

Attualità venerdì 26 febbraio 2016 ore 15:45

"Basta a questa barbarie sindacale e aziendale"

I Cobas lamentano una situazione insostenibile sul caso della Dna: "Un'azienda e un sindacato così hanno toccato il fondo del barile"

PONTEDERA — "Di un’azienda che si comporta così, di un sindacato che si comporta così, ambedue desiderosi di schiacciare gli altri sindacati per poter schiacciare i lavoratori, non si può dire altro che hanno toccato il fondo del barile". I Cobas tornano all'attacco della Dna e lamentano una brutta situazione fra dirigenza, dipendenti e sigle sindacali.

"A quanto pare Dna - dicono in una nota stampa da Cobas - non vuole deporre l’ascia di guerra e, nello stesso clima di piombo dei mesi passati, diventato intollerabile a gennaio 2016, ha operato per indurre lavoratori e lavoratrici a rinnegare la solidarietà coi loro colleghi licenziati".

"E’ ormai di dominio pubblico - raccontano dal sindacato - che i partecipanti agli scioperi di gennaio hanno ricevuto da Dna la vergognosa offerta di dichiarare la loro contrarietà alla giornata del picchetto del 18 gennaio, in cambio di averla retribuita tramite la concessione di permessi o ferie. Dna, cioè, s’è fatta compratrice del consenso dei dipendenti alla sua strategia antisindacale, di fatto con gli stessi soldi dei lavoratori. Infatti, essi non hanno avuto in regalo una giornata aggiuntiva di ferie o di permesso, ma in busta paga hanno avuto la retribuzione della giornata del 18, fatta passare per un giorno di ferie o di permesso già maturato di diritto".

Ma non sarebbe tutto. "Ormai - proseguono da Cobas -, passare davanti all’ufficio pare sia diventata una prova che tutti vorrebbero evitare, visto che il rischio potrebbe essere quello di cadere in una specie di agguato, con lo staff pronto a intimidire il passante per fargli dichiarare qualcosa di non vero. Magari per fargli abbandonare qualche sindacato rispettoso dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici indicando loro il sindacato più “sicuro” e conveniente. Insomma, l’iscrizione al sindacato che ormai tutti e tutte sanno essere il sindacato del padrone, spacciandola come rafforzamento dell’unità del personale".

"Come operai e operaie - concludono da Cobas -, dobbiamo recuperare tutti e tutte la nostra dignità, il nostro orgoglio, la nostra fierezza, non dobbiamo farci trascinare, dall’azienda e da quel sindacato, anche noi nel fondo del barile".

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